CPG-59: progetto di pittura rigenerativa a Servigliano (FM)

CPG 59 muro completo

Dal 20 al 22 maggio ho avuto il piacere di partecipare attivamente, nonché documentare, il progetto CPG-59, “Campo Pittura Generativa 59″, che si è svolto presso il Parco della Pace a Servigliano (Marche). Protagonisti l’artista e organizzatore Lu Frà e Giulio Vesprini, Yapwilly, Urka e Aris: 5 artisti per 5 pareti di un’unica facciata. Quando sono venuta a conoscenza del progetto CPG-59 ne ho apprezzato fin da subito il valore sociale e territoriale e ho accettato con gioia l’invito. Ringrazio l’organizzatore, Lu Frà, per avermi coinvolto e per avermi raccontato la storia del luogo, una storia di tragedie, di vita e di solidarietà.
Ho compreso e apprezzato fin da subito la volontà di riportare alla luce la storia del territorio, attraverso il potere espressivo dell’arte.

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Dal Campo di Prigionia a quello di Pittura Rigenerativa

CPG-59 era la sigla del “Campo Prigionieri di Guerra 59″: l’attuale Parco della Pace di Servigliano. Esso si trova appena fuori il paese, lungo la via per Amandola e vicino alla ex stazione ferroviaria. Fu costruito durante la Prima Guerra Mondiale per accogliere i prigionieri di guerra austro-ungarici, turchi e serbi e, a partire dall’’ottobre 1943, il campo si trasformò in un punto di raccolta per ebrei, italiani e stranieri di tutta la provincia di Ascoli Piceno.
Come recita l’opuscolo della Casa della Memoria di Servigliano “il campo è luogo di sofferenza e di morte ma anche di speranze e di sogni”.

Ed è proprio questo l’obiettivo del “Campo Pittura Generativa 59″: non solo di “decorare muri” e dare colore al Parco della Pace, luogo di ritrovo e di attività ludiche e sportive, ma soprattutto di ricorrere all’arte per portare un messaggio di pace e di speranza, in quello che un tempo era un campo di prigionia e ora è un luogo in cui regnano la natura e la tranquillità. Le opere realizzate vanno quindi a far emergere una realtà locale che ha lottato per rinascere, per ridare vita al territorio, per dare nuove opportunità ai giovani e nuove prospettive di aggregazione sociale a persone di tutte le età.
Spesso ci si dimentica infatti che l’arte urbana può rappresentare un prezioso strumento di relazioni e creatività, e un potente strumento narrativo: sono certa che l’opera realizzata offrirà ai cittadini una nuova occasione di scambio, di incontro e di riflessione e ai turisti e ai visitatori un motivo in più per scoprire la storia del territorio e apprezzarne l’arte e la bellezza, ma anche la forza di volontà dei suoi cittadini.

3 giorni in compagnia di 5 artisti, per valorizzare il Parco della Pace di Servigliano

Quando sono arrivata a Servigliano, in compagnia dell’organizzatore Francesco Valeri, la prima sensazione è stata quella di ritrovarmi in luogo naturalistico di quiete e di armonia. Una pace conquistata a fatica dagli abitanti, una rinascita che porta con sé le ferite delle tragedie passate: emozioni contrastanti, quindi, che hanno caratterizzato i miei tre giorni di permanenza, in compagnia degli artisti.Cpg59 foto di giacomo romanelli

Il primo giorno, sotto la pioggia, è stato soprattutto quello della conoscenza del territorio, dell’incontro, del confronto e della progettazione. Cinque artisti di grande bravura, ognuno con uno stile diverso, e tutti accomunati da un grande spirito collaborativo e da una profonda sensibilità nei confronti di progetti di valorizzazione territoriale e della storia di Servigliano.
La superficie prescelta è stata quella della palestra del parco: gli artisti si sono disposti su due piani diversi, andando a realizzare cinque opere eterogenee ma simili per scelte cromatiche, che andassero a costituire un’opera unica, di grande impatto.
Le condizioni meteorologiche incerte hanno fatto sì che i visitatori del parco fossero davvero pochi ma a rendere speciale la giornata sono stati l’affiatamento, evidente fin da subito, tra tutti noi, la sensazione di rinascita artistica del luogo e qualche episodio divertente, tra qui l”investimento” di due secchi di vernice con tanto di “recupero manuale”!

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La giornata si è conclusa, felicemente, con un panino e una birra in uno dei pochi pub presenti nella zona.

Il secondo giorno è stato decisivo per il progetto e per le relazioni: una giornata all’insegna del dialogo, del confronto e delle riflessioni. Tantissime le persone presenti nel parco, tutti attirati e incuriositi dalla presenza degli artisti e dal colore delle opere. L’entusiasmo è stato generale: dai bambini affascinati dai personaggi di Urka, alle persone che facevano i complimenti per l’iniziativa, a quelle che apprezzavano che un intervento artistico potesse finalmente fa parlare di Servigliano, “perché qui c’è bisogno di ricordare, troppe persone ignorano il passato o si rifiutano di tramandarlo”. Oltre a raccogliere i pareri dei visitatori del parco ho avuto modo di visitare la Casa della Memoria, riportando poi agli artisti presenti, già informati sulla storia del campo, ulteriori informazioni raccolte.
E’ in questa bellissima giornata di sole che le opere hanno preso vita: un regalo creativo a una città che ha bisogno di colore e di speranza ma anche un omaggio alla storia del Cpg-59.

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L’ultimo giorno, circondati da una miriadi di lupetti radunati insieme per far visita al Parco, i 5 artisti hanno portato a termine le loro opere: io, sempre facendo su e giù dai due piani nonostante le vertigini, ho avuto il piacere di conversare con tutti, quando possibile ho dato una mano e, come sempre, ho documentato tutto sui social network.
Evidente, come nei giorni precedenti, l’affiatamento generale: Cpg-59 mi ha ricordato che l’arte, all’interno di progetti sociali, magari nati dal basso, non solo è un potente strumento di valorizzazione e comunicazione ma anche di relazioni. E sono grata a Lu Frà per aver posto al centro del suo progetto le PERSONE: tanti punti di vista, tante storie, tante realtà che si incontrano e dialogano insieme, con un fine ultimo costruttivo, che incontra le esigenze del territorio. Un’esperienza bellissima che spero sia da esempio per altri progetti, soprattutto per quelli nati dal basso.

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Le opere realizzate per Cpg-59 da Urka, Vesprini, Yapwilly, Aris e Lu Frà

Ogni volta che ci accade qualcosa, quel ricordo ci apparterrà per sempre, anche se non lo ricordiamo più. Basta solo un po’ di tempo per far tornare la memoria” (“La città incantata, Studio Ghibli).
Ed è proprio dall’urgenza di ricordare la storia del luogo che nascono le opere del Campo Pittura Generativa 59 Street Art Project.

“Servigliano libera tutti”, l’opera di Urka, è certamente quella che entrerà più velocemente nel cuore dei bambini, ma non per questa meno carica di allegorie e significati.
Il titolo richiama il gioco del nascondino, in primo luogo come omaggio alla nuova identità del parco, dai tratti fortemente ludico-pedagogici.
In secondo luogo come invito alla riflessione sulla condizione di tutti i prigionieri fuggiti dal campo e tenuti nascosti dalla popolazione di Servigliano al fine di salvargli la vita e “liberarli tutti”. Come afferma Urka “Alcuni personaggi sono infatti in primo piano come per fare da scudo agli altri, che si nascondono cercando riparo fra le case. Cercando fra quelle stesse case si possono scorgere alcuni elementi simbolici: la lampada con il suo fascio di luce illumina il cammino del treno in partenza dalla stazione di Servigliano. Sono simboli di speranza: quel treno, guidato dalla luce della lampada riporterà gli ormai ex detenuti verso un futuro migliore”.

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Per quella di Giulio Vesprini la scritta “RESURGO” parla da sola: dopo la sua recente esperienza presso il campo PG-70, l’artista si ritrova nuovamente faccia faccia con la storia e la carica emozionale che solo certi luoghi possono avere e trasmettere. L’opera rappresenta la rinascita di Servigliano, la sua nuova vita, ma anche la rivincita dell’arte e del muralismo che restituisce dignità e colore. Inoltre il papavero, come afferma Vesprini, “nasce nei posti più impensabili con pochissimo aiuto e questo fa di lui un vero “fiore di strada”. Anche per il lavoro al CPG-59 il papavero assume un ruolo di responsabilità, oltre ad essere un simbolo di memoria delle due guerre è segno di rinascita e forza, porta luce e speranza laddove per troppi anni ha regnato il silenzio e la prigionia”.

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Nell’opera di Yapwilly il richiamo alla storia del campo di prigionia è rappresentato soprattutto dall’occhio, un chiaro richiamo alla memoria nonché un invito a osservare le ferite del presente per tramandare le storie del passato. Le figure danzanti “rappresentano la libertà ritrovata e la nuova vita donata a quel luogo”.

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Dalla memoria torniamo invece con Aris al concetto di rinascita: con il proprio stile ha creato una piccola narrazione, non didascalica e astratta, in cui l’ombra di una fenice nel centro porta in alto il gruppo di figure rosse, in una danza immersa su vari livelli cromatici ognuno composto da volti e corpi, che come la storia si sovrappongono, cancellano, richiamano.
Io però, oltre a questo, vedo nell’opera una fuga dal reale: un invito a continuare a sognare, a perderci in una realtà immaginaria fatta di colore, figure astratte ed esseri fantastici. Un modo per superare la paura, attraverso la creatività.

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“Fuga in pigiama” è infine il titolo dell’opera dell’ideatore del progetto, l’artista Lu Frà, in cui ci ritroviamo proiettati nel sogno di un prigioniero: la divisa da carcerato si trasforma in pigiama e la fuga dalla prigionia si trasforma in una fuga dalla realtà.

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Conclusioni

Quello che mi auguro è che i cittadini di Servigliano aprano gli occhi sul passato e si facciano portavoce della storia del luogo: da campo di prigionia a luogo di rinascita, di arte, di armonia, di incontro. Non solo a loro, ma spetta a tutti noi diffondere la storia e il messaggio di pace e di speranza delle opere realizzate: come afferma Lu Frà il progetto “vuol far riflettere su come un luogo dal passato così buio possa riemergere alla luce attraverso l’uso di un altro linguaggio, quello dell’arte urbana. In tal modo gli artisti coinvolti hanno incarnato lo “spirito della fenice”, facendone proprio il motto: “Post fata resurgo” (dopo la morte torno ad alzarmi).

Ringrazio i miei compagni di viaggio per i bei giorni trascorsi insieme e Lu Frà per aver creduto e coinvolto fin da subito Urban Lives.

Foto credits: Ivana De Innocentis, Giulio GaravagliaGiacomo Romanelli

Maggiori informazioni:
Pagina Facebook di Cpg-59 
Pagina Facebook della Casa della Memoria di Servigliano
Pagina Facebook di Lu Frà
Sito ufficiale di Aris
Sito ufficiale di Yapwilly
Sito ufficiale di Giulio Vesprini
Sito ufficiale di Urka

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