Il RestART Festival 2016 di Imola secondo Urban Lives

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L’edizione 2016 del RestART Urban festival l’ho praticamente vista nascere e crescere: ricordo come fosse ieri un incontro, a giugno, con l’organizzatore e amico Cesare Bettini in un caffè di Bologna: parlavamo dell’ipotetica line-up di quella che sarebbe stata la quarta edizione del festival di rigenerazione urbana a Imola. Mi spiegava inoltre dell’ambizioso progetto di rigenerare questa volta un intero quartiere popolare, andando quindi a creare un nuovo filone di interventi sia artistici che sociali con l’obiettivo di lavorare sul territorio, attraverso una più ampia offerta di iniziative e una eterogenea selezione di artisti che fosse già sensibile a questo tipo di interventi. Strano pensare adesso a quanto lavoro e quanto impegno deve aver poi richiesto, da allora, mettere in pratica queste idee e organizzare l’ambiziosa nuova edizione del RestART.

RestART 2016: una quarta edizione all’insegna della rigenerazione urbana

Il RestART Festival è una manifestazione organizzata interamente da giovani dai 20 ai 30 anni, con il contributo del comune di Imola e della Regione Emilia Romagna; ragazzi animati da un grande impegno, dalla voglia di interagire e di confrontarsi e dalla volontà di ridare vita e trasformare i luoghi e i “non luoghi” della propria città. Quest’ultima edizione ha avuto, appunto, come obiettivo principale quello di rigenerare il quartiere popolare Marconi di Imola. Durante tutti i giorni dell’evento la piazza prescelta per gli interventi artistici si è infatti trasformata in luogo di incontro, confronto, integrazione, attività partecipative e, non ultimo, di divertimento; raramente ho visto un festival di arte urbana coinvolgere così tanto un pubblico tanto variegato di persone, dai bambini con la pet therapy, agli adolescenti con gli workshop e i laboratori di pittura e di origami, ai ragazzi di ogni età fino agli anziani con proiezioni cinematografiche, concerti, mercatini e tante attività di gruppo.

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L’associazione culturale Noi Giovani ha infatti lavorato collaborando con le realtà locali che operano da anni in questo quartiere, come lo Spi-CGIL, la parrocchia del Carmine, il centro sociale Giovannini e la scuola Marconi.
Ho avuto il piacere di partecipare a cinque belle e intense giornate del festival, a stretto contatto con lo staff e con gli artisti, e per questo ringrazio gli organizzatori.

Il RestART visto con i miei occhi: 5 giorni di storie, di arte, di partecipazione

Prima di partire per il RestART Urban Festival ero emozionata: ero certa che sarebbe stata una settimana densa di incontri importanti, di sorprese, di scoperte, di esperienze e momenti da ricordare e non ultimo di opere di grande impatto. A rendere ancora più entusiasmante la partenza il pensiero che avrei rivisto e riabbracciato tanti amici, artisti e non, la gioia di trascorrere tanto tempo a stretto contatto con loro e di incontrare finalmente Awer e G Loois che seguivo da tanto ma con cui non avevo ancora avuto l’occasione di vedermi di persona.
Inoltre, poche volte come in questo festival mi sono sentita coinvolta sul fronte degli interventi artistici, potendo esprimere opinioni e suggerendo nomi.

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Dieci gli artisti che hanno preso parte a questa edizione, ovvero Collettivo FX, Awer, Ale Senso, Mr Fijodor, NemO’s, Seacreative ed Etnik, impegnati a ridare colore alle grandi facciate dei palazzi dei residenti, Reve+ e G Loois a cui sono state assegnate le facciate della scuola, e infine Dissenso Cognitivo, che ha dipinto dodici pannelli posti al centro del parco della piazza. Tanti anche gli artisti coinvolti in altre attività e in altri interventi artistici, tra questi Progeas Family, Bibbito, ExitEnter e JamesBoy, che hanno coinvolto i ragazzi del quartiere in attività e laboratori, ma anche tutti gli artisti che hanno ridato colore a un sottopasso poco distante dal quartiere Marconi.

Come sempre in queste occasioni ho documentato in tempo reale sui social network le cinque giornate del festival, soffermandomi sulle fasi più significative della realizzazione dei murales, ma non solo: ho ritenuto fondamentale anche immortalare momenti di incontro all’interno del quartiere Marconi, indagando gli aspetti rigenerativi dell’evento, quali i momenti di dialogo e incontro con i residenti, quelli di invito alla partecipazione e quelli di confronto costruttivo, quando possibile supportando lo staff del festival o tentando di fare da tramite tra le persone. Nell’arco dei cinque giorni mi sono concessa pochissime pause e ho voluto, come non mai, concentrarmi sulle interazioni e sul dialogo, raccogliendo tantissimi feedback.

Ma iniziamo con gli artisti, con cui ho trascorso più tempo possibile durante lo svolgimento del festival e durante il tempo libero. Vuoi perché molti di noi già si conoscevano, vuoi perché accomunati da medesimi punti di vista sull’arte urbana e molto altro, ma l’affiatamento già evidente nei primi giorni è andato man mano crescendo nel corso del festival. E’ stata una settimana bellissima, sotto ogni punto di vista. Ho tentato di dedicare tanto tempo a ciascuno di loro, parlando di tutto: dal murales che stavano realizzando, ai progetti futuri, alle persone conosciute nel quartiere, a opinioni generali sull’arte o su qualsiasi altro argomento. Ci siamo ritrovati tutti accomunati dalla voglia di confronto: tanti gli stimoli, tante le opinioni espresse e condivise, tanti anche i consigli o i suggerimenti. Immancabili, come sempre, anche le promesse di rivederci presto o le idee per progetti e viaggi futuri, tra incastri di date e appuntamenti sparsi tra l’Italia e perfino l’estero. Una già solida rete di contatti che si è andata allargando e che, come mi auspico sempre, potrebbe dare vita a nuove connessioni.

Gli interventi di arte urbana della quarta edizione del RestART Festival

L’immigrato al contrario di Collettivo FX
Con Collettivo FX ho parlato a lungo dei progetti legati al territorio, che tanto ci stanno a cuore, tirando le somme nel bene e nel male su quelli in Sicilia e sulla situazione delle Officine Reggiane: per chi avesse seguito la vicenda vanno infatti avanti i lavori di “ristrutturazione” dei capannoni, che vuol dire una lento smantellamento delle opere realizzate. Parlando del RestART quello che ho apprezzato è stato il tanto tempo che ha dedicato, non appena arrivato a Imola, a parlare con gli abitanti del quartiere: sempre a caccia di storie e di spunti narrativi per il suo murale, ha stavolta riscontrato qualche difficoltà, e in assenza di materiale ha deciso di rappresentare il tema dell’integrazione prendendo spunto dal nome della via.
Decide infatti di dipingere un ritratto di Giuseppe “Cito” Mazzini, un immigrato imolese che, a inizio Novecento, si è trasferito in Sud America in cerca di lavoro. Un “Immigrato al contrario” “per ricordare che anche gli imolesi sono immigrati e quindi stranieri, forestieri e diversi; un messaggio per ricordare che siamo tutti immigrati, diversi e provenienti da lontano, da non considerare come una distanza, quanto una risorsa”.

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NemO’s: un’opera per non dimenticare
NemO’s, come Collettivo FX, si è lasciato ispirare dal quartiere Marconi per il tema della sua opera: una riflessione accurata e ponderata, durata diverse ore, durante le quali, con sketchbook alla mano, si è confrontato con tante persone per dei pareri.
Il risultato finale è stata un’opera di grande impatto il cui protagonista, uno dei suoi caratteristici personaggi come sempre segnato dalla paura e dall’insofferenza, presenta un’espressione vuota e inebetita: gli occhi sono serrature e le chiavi sono le dita della sua mano. Si tratta chiaramente di una figura allegorica: le serrature al posto degli occhi rimandano alla possibilità di aprire la mente mentre la mano unisce pensiero e azione, è la volontà, nelle nostri mani, di aprire nuove strade, di aprire case, di aprire la mentalità della gente.

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La natura si fa strada tra i frammenti urbani di Etnik
Fragments” è il nome del lavoro realizzato da Etnik su viale Marconi: come sempre ispirato, come tanti altri ex writer, dai paesaggi urbani, l’artista realizza questa volta un agglomerato di elementi urbani su cui la natura “vince su tutto” e impone la sua forza, creando un’esplosione di frammenti colorati. Come afferma l’artista: “la natura scardina questi volumi riguadagnando uno spazio libero. L’intenzione è quella di trasformare l’edificio in un luogo riconoscibile per portare colore e messaggi positivi dove non si è abituati a vederli.” Quella stessa natura che si fa strada nei contesti abbandonati, spesso prediletti dall’artista per la creazione delle sue opere e che, come mi racconta, sono stati una bella fonte di ispirazione da quando si è trasferito a Torino, dove le ex fabbriche abbondano.

Etnik restart foto di Ivana De Innocentis 4
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Dodici forme aliene per Dissenso Cognitivo
Al centro del parco del Marconi sono stati posti vecchi pannelli elettorali, arrugginiti e recuperati, tele perfette per Dissenso Cognitivo. Il risultato sono dodici sequenze cicliche di variazioni e mutazioni evolutive alla ricerca di una forma definitiva, che finiscono per richiudersi in se stesse in una struttura primordiale.
Come afferma lo stesso artista, utilizzando una foto, da me scattata:

 

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Ale Senso: una riflessione su dove stiamo andando

Il murale più denso di significati, nonché il più apprezzato dagli abitanti del quartiere, quello di Ale Senso, dal nome “La Fontana”. Come afferma l’artista: “Una realtà difficile da accettare si palesa sempre di più, ma sono ancora in pochi a volerla vedere. Il bambino, alter ego delle giovani generazioni e quindi del futuro della società, sta cadendo a pezzi mentre con innocente noncuranza porta sulla spalla il corvo del neoliberismo con in bocca la sua vittima, le fasce sociali più deboli. La statua porta tra le mani la bandiera dell’Unione Europea e tramite questa versa il suo sangue nella fontana non più luogo di aggregazione sociale, ma altare dell’Euro. Attorno alla fontana/altare sacrificale i cittadini non interagiscono tra di loro, a rappresentare la progressiva atomizzazione della società, e, prigionieri della retorica “europeista”, assistono passivi al loro stesso sacrificio.
Sulla sinistra le fabbriche, simbolo delle elite politico-economiche, proseguono imperterrite a emettere il fumo con il quale per decenni hanno accecato le popolazioni facendole credere che non ci fossero alternative possibili alle politiche economiche che esse, nel loro esclusivo interesse, hanno portato avanti provocando ad arte l’attuale crisi economica”. Il murale di Ale Senso l’ho seguito con grande partecipazione: vuoi perché impegnata a conversare con lei di tanti argomenti interessanti, vuoi perché fermata dai passanti particolarmente incuriositi dal suo lavoro. È stato divertente, con lei, aspettare la loro reazione dopo l’aggiunta degli elementi più “crudi” e forse meno apprezzabili, ovvero il sangue e le spaccature che trasformavano lentamente l’angelico bambino in statua: elementi che stranamente non hanno turbato gli abitanti, ancora più incuriositi dalla simbologia del murale.

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“Mr OPS & Industry Dragon” di Mrfijodor
Altro lavoro particolarmente amato dai locali quello di Mrfijodor: il personaggio rappresentato è Giuseppe Bucci, imprenditore imolese illuminato, che nel 1874 ha ceduto ai suoi operai, costituiti in cooperativa, la propria fabbrica di maioliche e stoviglie, facendo nascere così in Italia il primo esempio di cooperativa di produzione e lavoro, che dura da ben 150 anni.
Nell’immaginario dell’artista l’imprenditore viene visto come “il signore dell’industria della fantasia” e le tinte cupe delle fabbriche si alternano agli allegri colori della fantasia e della creatività che vengono sprigionati.
Impressionante la velocità e la precisione della realizzazione dell’opera, interamente dipinta con spray. Ho avuto il piacere di osservare la sua stupefacente tecnica da vicino: sfidando ancora una volta le vertigini ho infatti trascorso, sia con lui che con Ale Senso, un po’ di tempo sulla gru. Bellissimo cogliere piccoli dettagli, difficili da avvertire a occhio nudo e dal basso: la dimostrazione che sono entrambi due veri professionisti, attenti a ogni particolare.

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“D E L I R I O”: integrazione e divertimento nell’opera di Awer
L’altro mago indiscusso delle bombolette è Awer, da me fortemente voluto per il RestART Urban Festival: artista polignanese, piccola città in provincia di Bari, che attualmente vive e lavora a Berlino dove svolge l’attività di tatuatore, portando avanti parallelamente la sua ricerca artistica. Vederlo dipingere è stato un vero piacere e credo abbia colpito tutti la sua velocità, la sua grinta e anche la sua creatività. Sul soggetto aveva le idee chiarissime: appena arrivato mi mostra il suo bozzetto, che mi colpisce subito per la complessità e l’originalità, e mi racconta che attraverso una rappresentazione di una grande festa, quasi una danza primordiale, ha voluto dare la sua interpretazione, semplice e istintiva, del concetto di integrazione.
Dopo una veloce presentazione con il resto degli artisti e lo staff e, nonostante la stanchezza del viaggio e un’ora di ritardo dell’aereo, ha iniziato subito a dipingere lo sfondo e, sorprendendo tutti, è andato avanti tutta la sera fino a mezzanotte. L’indomani, arrivato nuovamente carico di entusiasmo e voglia di dipingere, mi ha raccontato di aver parlato tanto con i ragazzi della piazza e di aver fatto amicizia con alcuni di loro: tra tutti noi è stato forse quello che più di tutti ha instaurato un legame con “la gente della notte”, un’attitudine perfettamente in linea con la sua opera.

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Le teste volanti di Seacreative per un futuro migliore
Finalmente ce l’ho fatta: dopo averlo incontrato quasi due anni fa e aver scritto tanto di lui, grazie al RestART Urban Festival ho avuto l’immenso piacere di trascorrere un po’ di tempo con l’artista Seacreative e di vederlo dipingere di persona. Come immaginavo si è dimostrato anche lui tecnicamente ineccepibile e velocissimo: meno di due giorni per dipingere una grande facciata, su cui ha rappresentato due testi volanti come palloncini, un bel simbolo di leggerezza, fantasia e positività. L’opera mi fa quasi pensare a due mongolfiere, che viaggiano libere, senza condizionamenti e in grado di raggiungere qualsiasi cosa.
Ma mi fa anche pensare alla libertà di sognare, di raggiungere mondi fantastici e di sperare in un futuro migliore. Una leggerezza che ho ritrovato anche nell’artista: determinato, sempre sorridente e con una gran voglia di interazione, anche nei momenti di stanchezza.

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Asta, rullo e fantasia per Reve+
Conosco Reve+ da ormai quasi due anni e praticamente ho vissuto, da amica, ogni suo esperimento artistico: era da prima dell’estate che avevo apprezzato in particolare la sua nuova serie di lavori, in cui aveva iniziato a unire l’elemento naturalistico figurativo quello astratto. A ispirarlo i disegni di sua figlia: i suoi allegri scarabocchi colorati sono finiti sui grandi muri dipinti dal papà, creando una fusione di stili e di cromie davvero sorprendente.
Trovo davvero vincente la scelta di avergli fatto dipingere la grande facciata della scuola del quartiere Marconi: un muro, tra l’altro molto difficile, sia per la tipologia di superficie sia per le tantissime finestre presenti. Ma l’artista, dopo essersi consultato con me e Dissenso Cognitivo per un consiglio sul bozzetto da scegliere, si è dimostrato abilissimo nel far “sparire” gli elementi architettonici. Tecnica utilizzata, come sempre e come nelle tante occasioni di pittate alle Officine Reggiane, asta lunga 7 metri e rullo. Tra una chiacchierata e l’altra abbiamo osservato le facce dei bambini presenti all’interno della scuola, che osservavano rapiti l’asta che si muoveva come fosse una matita gigantesca davanti alle loro finestre. Altrettanto incuriositi anche i genitori all’uscita della scuola che hanno giustamente espresso pareri e fatto tante domande. Il disegno ha preso vita lentamente, sotto gli occhi stupiti di tutti. L’ultimo giorno, forte del mio primo tentativo alle Officine Reggiane, ho chiesto a Reve+ di tentare ad aggiungere qualche elemento, dipingendo con l’asta, esperimento faticoso ma, credo e spero, riuscito. Ma se notate un fiore un po’ più floscio sapete che è quello dipinto da me!

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Reve+ foto Ivana De Innocentis 1


Frammenti di elementi naturali per G Loois

Una delle opere che, confesso, mi ha incuriosito di più nel corso del RestART, è stata quella di G Loois, che da tanto seguivo come artista e tatuatore. Per il RestART l’artista ha deciso di intraprendere una nuova strada rispetto alle sue consuete opere, forse complice anche l’ampia parete a disposizione, il retro della scuola su cui stava dipingendo Reve+.
Ha infatti scelto di separare gli elementi naturali, intrappolandoli stavolta in frammenti sparsi, dalle forme quadrate. Ogni quadrato racchiude un’istantanea del mondo naturale: un pezzo di roccia, una stella, il filamento di una foglia, un’ala di insetto, un paesaggio notturno, un movimento ondulatorio che potrebbe ricordare il mare: a ognuno, su tutti i bambini della scuola, il compito di porsi domande e di darsi risposte. Tanti micro-mondi che generano esteticamente un senso di movimento e che stimolano la curiosità dell’osservatore. La predominanza di tinte scure degli elementi naturali viene messa ulteriormente in risalto da strisce rettangolari dalle tinte vivaci e variegate, realizzate con gli spray e collocate in ordine casuale tra i quadrati: questi elementi grafici, dell’ex grafico G Loois, sono il prodotto dell’uomo e della tecnologia, in netto contrasto con le forze della natura, in quello che ci può apparire quasi come un incontro/scontro. Anche per G Loois ho sfidato le vertigini, trascorrendo un po’ di tempo con lui sull’elevatore: tanti gli argomenti di cui abbiamo parlato e, tra cui, appunto, la comune passione per la natura. Ci ritroviamo a parlare anche del Museo Naturale di Berlino, dove ero stata di recente (grazie al suggerimento di un altro artista, James Kalinda), che in passato aveva colpito tanto anche lui, soprattutto per la grande sala dedicata ai minerali. Ne approfitto allora per mostrargli, sul mio telefono, le foto che avevo scattato nella “sala dei pesci”, in cui è possibile osservare da vicino centinaia di inquietanti pesci morti a testa in giù e in barattolo. La foto lo colpisce tanto da convincersi a inserire un pesce morto a testa in giù in uno dei frammenti quadrati del suo murale: felicissima quindi di aver dato, anch’io, un piccolo contributo creativo.
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Non solo arte: integrazione e confronto nel quartiere Marconi di Imola

Oltre alle lunghe chiacchierate con gli artisti, ho dedicato molto tempo ai residenti del quartiere: ho scoperto, almeno in parte, le dinamiche e le caratteristiche del Marconi, comprendendo che un evento come il RestART può davvero rappresentare una piccola svolta, diciamo pure un punto di partenza per un ritrovato senso di appartenenza alla collettività. Tante le persone che hanno apprezzato le attività per i giovani, “finalmente occasioni di incontro e creatività, per scendere in piazza”, tante quelle che hanno fermato me e gli artisti per comprendere le opere realizzate, tante quelle che hanno condiviso con noi un sorriso, una storia, un ricordo familiare o della vita nel quartiere, diverse le famiglie che hanno addirittura aperto le porte delle loro case per accoglierci. È il caso della famiglia catanese, che ha regalato a NemO’s e Collettivo FX un abbondante pranzo con ricette e sapori tipici della loro terra, tra cui immancabili melanzane fritte e ricotta salata, o la signora Maria che ha invitato me, MrFijodor a prendere un caffè, mentre ci parlava della guerra, dei bombardamenti, della famiglia costretta a girare con un carretto, “in cui portavamo tutto quello che ci era rimasto”. Ci ha raccontato poi la storia della sua famiglia, dall’arrivo in quelle abitazioni inizialmente occupate e prive di finestre, in cui era necessario usare dei teli per non fare entrare il freddo, alla lenta ripresa possibile anche grazie al profondo senso di solidarietà familiare, un legame rimasto inalterato nel tempo, “perché niente conta di più nella vita del rimanere uniti e vicini”. La signora Maria non ha perso occasione per scendere in piazza, salutare tutti, fare complimenti agli artisti, dispensando tanti “bravi tutti” e tanta allegria.

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Altrettanto interessante l’incontro con Nicola, ex cuoco e fotografo professionista, di origini serbe e sposato con una russa. La sua è una famiglia vivace e allargata: tante lingue, tanti paesi diversi, un vero esempio di integrazione. Dopo una lunga chiacchierata sotto il muro di casa sua, dipinto da Ale Senso, io e l’artista siamo state invitate a casa sua: quello che ci ha regalato però non è stato solo un pranzo e un ulteriore occasione di dialogo e confronto, ma un regalo d’amore e tanto del suo tempo. Sapendo che eravamo entrambe vegetariane ci ha cucinato un pranzo a base di ogni possibile verdura di stagione, tutte rigorosamente km0 come ci tiene a precisare, orgoglioso com’è della sua terra, con un numero di portate e un livello qualitativo e di impiattamento da fare invidia a qualsiasi ristorante di lusso. Tra un tortello fatto in casa, peperoni ripieni, un assaggio di un rarissimo miele di grano saraceno, si sono intrecciate le storie della sua famiglia, ricordi lontani (come quello della mamma che in periodo di povertà lo invitava a rubare la frutta dagli alberi, unica fonte di vitamine) e infine momenti di scoperta, come quelli in cui ci ha mostrato la sua preziosissima collezione di antiche macchine fotografiche e i pregiati tappeti russi della moglie.
Io e Ale Senso, già visibilmente commosse, abbiamo infine trattenuto a stento l’emozione, quando ci siamo viste dispensare regali preziosi: un barattolo del pregiato miele per lei, un treppiedi e accessori per la macchina fotografica per me. Senz’altro è stato uno dei momenti più belli della settimana.

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Insomma il RestART Urban Festival è molto più di un qualsiasi festival di street art: è condivisione, partecipazione, sorrisi, e desiderio di guardare avanti, insieme, a un futuro migliore, pieno di speranza, colore, creatività, opportunità, conoscenza e incontri; senza mai dimenticare che la diversità è una ricchezza e che la piazza è un’opportunità di scambio e di crescita collettiva, e senza mai perdere di vista le proprie origini e il bagaglio di esperienze vissute.

Foto credits: Ivana De Innocentis, Adrian Lungu, Giovanni Sarti, Dante Cavicchioli, Elena Leonelli, Matteo Bdn

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Restart Bibbito 2di Ivana De Innocentis
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