Intervista a DANILO VADIS: graffiti, street art, musica, fanzine

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La prima volta che sono stata a Como risale a circa un anno fa: due intense e bellissime giornate di full immersion nella scena e nella realtà locale tra il freddo delle fabbriche e il calore delle case e degli studi degli artisti, tra cui El Tilf e Danilo Vadis. Con la scena locale è stato amore a prima vista: altissima qualità artistica, tantissima creatività, un mare di iniziative indipendenti e underground e persone dal cuore grande. Sono rimasta talmente tanto colpita da decidere di tornare a distanza di poco tempo e di incontrare in una terza occasione Danilo Vadis, El Tilf, Blackwan e Noncicredo a Monza a Serigrafatti, festival di serigrafia e produzioni indipendenti.
Dopo aver scritto di El Tilf da tanto volevo intervistare Danilo Vadis, artista di talento, che si divide tra arte di strada, pittura, fumetti e pubblicazioni indipendenti e organizzazioni di eventi di ogni tipo. Di lui ho diversi libri autoprodotti, che mi hanno letteralmente conquistata, quali #16 songs, Danza e La Peste: collage, disegni, deliri, riflessioni, spunti ironici, follie che spezzano la monotonia e la realtà quotidiana. Così come mi hanno conquistata i suoi lavori in strada, avvistati perlopiù in fabbriche abbandonate, spazi occupati e centri sociali, tra Como e Milano. Tante sono le curiosità:

DSC_0911Descriviti in una riga
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Com’è stato nascere e crescere a Como? Cosa mi puoi raccontare della scena locale, dal tuo punto di vista ovviamente?

Sono nato in un paese a 7 km da Como chiamato Montorfano, poi a Como ci sono andato verso i 14 anni per frequentare il liceo, la scena locale è sempre stata abbastanza varia mai rinomata ma con singoli individui o situazioni effervescenti e mi riferisco alla scena underground in generale (graffiti, street art, musica, fanzines, autogestioni,,,ecccccccc)

Quando hai iniziato a dipingere in strada, con chi, dove e perché?

Ho iniziato a fare delle tags e cose del genere in prima liceo imitando gente più grande, poi  ho lasciato perdere perché il mondo del writing non faceva al caso mio e forse anche perché a tirare lettere non son mai stato un granchè. Successivamente intorno credo al 2005 con Ema Jons, Tilf e Blackwan abbiamo iniziato ad andare in fabbriche abbandonate e a sperimentare un pò di cose, io ormai era da anni che dipingevo solo per me nel garage dei miei e avere l’occasione di farlo in grande su delle pareti, appropriandoci di spazi abbandonati in compagnia di “ragazzi come tu e me” era abbastanza na cosa forte.

E quando hai iniziato a dipingere in generale?

Ho iniziato a dipingere a liceo, dipingevo le bottiglie di vino che mi scolavo.

Di quale tuo lavoro vai maggiormente fiero?

Nessuno in particolare, di solito sono fiero/preso nel mentre e subito dopo, poi passa.

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Tu e gli altri ragazzi di Como vi dividete tra organizzazione di feste ed eventi, concerti punk, mercatini di produzioni indipendenti e molto altro ancora: da quanto sei e siete attivi? Che cosa vorresti poter organizzare in futuro?

Siamo attivi da un pò di anni ognuno con le sue cose, chi ha iniziato prima con il writing e chi faceva fanzines e mail art, chi era uno skinhead, Ronaldo uno dei mods, ma in verità non abbiamo creato un vero e proprio collettivo o qualcosa di codificato a parte Disegni Matti che ogni volta poi cambia/muta. Future unknow.

Molti di voi artisti comaschi hanno un lavoro fisso: come trovate il tempo per dare sfogo alla creatività? E per viaggiare?

Io ho cambiato un sacco di posti di lavoro pur navigando sempre in cucina, da circa 4 mesi ho aperto con altri 2 soci una trattoria dove all’interno oltre a servire cibo e bevande organizziamo mostre, concerti, spettacoli di arte varia. Probabilmente a causa del fatto che l’arte non paga o paga poco ci siamo arrangiati a lavorare poi non sò bene gli altri, c’è chi lavora più chi lavora meno, viaggiare io viaggio quando posso anche a piedi ma non in bici.

Che cosa ti manca di più vivendo a Como? E a cosa non rinunceresti mai?

Mi mancano un sacco di cose dipende dai giorni, ma mi impegno anche a non pensarci troppo, quando ho staccato per andare un pò in giro per l’europa per poi fermarmi qualche anno a Dublino la mancanza è stata quella degli amici di sempre.

Dublin, 2011, Quo Vadis.

Con progetti personali o collettivi (ndr Disegni Matti) sei da sempre tanto attivo nel mondo delle produzioni indipendenti: cosa ne pensi della situazione generale in Italia?

Ho iniziato a fare fanzines taglia incolla a fine anni ’90 all’interno del circuito punk e ai tempi di produzioni cartacee sia musicali che di grafica mista di mail art ecc ecc ne giravano parecchie e in molti ai concerti avevano il loro banchetto con tutte ste cose che ai tempi collezionavo, ora oltre a disegni matti faccio uscire qualche mini fANzina (la peste. danza, 16 songs, rats..) ma cerco di regalare o sbolognare a chi a voglia di fare 2 chiacchere e bersi un bicchiere, non sono interessato alla scena di chi fa o di chi fa foto o di chi fa figo.

E della scena nazionale di “street art”, cosa ne pensi?

Scena nazionale o internazionale non mi interesso molto, ogni tanto guardo qualche foto in rete o meglio se riesco a vedere qualche bel pezzo dal vivo mi entusiasmo ancora, mi piace quello che fanno Hitnes, Ryan Spring Dooley, Ema Jons, Edward Munch, Tilf, Kiefer, Blackwan, Turner, NonCiCredo, Nick Blinko, Deze/Solo, e tanti altri.

Skull Of The Lake.. Vadis, Como, Italy, 2010Un artista con cui vorresti collaborare

Chagall

Un sogno che vuoi far uscire una volta per tutto dal cassetto. E speranze e progetti per il futuro.

Credere di più in me stesso e nella gente

Sono rimasta sempre molto colpita dall’attitudine, un po’ selvaggia, e dalle tecniche della scena comasca. Ce ne vuoi parlare? Avete preso ispirazione da luoghi o persone? In Italia si sta perdendo di vista il potenziale comunicativo dell’arte di strada, anche e soprattutto a supporto di cause politiche e sociali. Molti dei vostri lavori si trovano in case occupate e centri sociali, come mai questa scelta?

Ognuno dipinge un pò a suo modo ma penso che abbiamo un pò tutti questa attitudine “punk” se mi passi il termine, ci piace sporcarci. Io personalmente ho letto le lettere che scrisse Vincent al fratello Theo e mi son messo a mangiare i colori ad olio. Ci siamo rivolti ai centri sociali perché in quei luoghi siamo cresciuti e li abbiamo visto le prime forme di vera arte contemporanea sia a livello di tematiche che di tecniche che di approccio, poi chi più e chi meno ha scelto il suo percorso personale, politico, a-sociale.

Ringrazio Ivana e Urban Lives per lo spazio che mi han concesso, a presto!

danilovadis+ema

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six six sex real

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