Intervista a Vine, street artist fedele alle lettere

2013 GR

Quasi un anno fa, mentre ero in viaggio in Lombardia in compagnia di artisti, girando per fabbriche abbandonate, mi sono piacevolmente imbattuta in alcuni graffiti di Vine, artista di Varese. Così come a Reggio Emilia, ripercorrendo i luoghi della Sagra della Street art. Da allora l’ho seguito a distanza, apprezzando molto i suoi lavori e avendo modo di scambiare ogni tanto due chiacchiere sulle fabbriche abbandonate. Finalmente ho avuto l’occasione per un’intervista, la prima della nuova sezione Urban Lives dedicata al Graffiti Writing.

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L’anno scorso hai preso parte all’iniziativa “Urban Canvas”, che sta valorizzando la tua città portando l’arte in zone periferiche e sottopassaggi: come è stata questa esperienza? Cosa pensi potrebbe essere fatto ancora per la città di Varese e la scena locale?

E’ stata una bella esperienza, singolare per una città come Varese. Poi per me che sono stato uno dei pochi artisti local è stata un’esperienza ancor più particolare. Ormai dipingo su muro da una ventina d’anni, ma è stata una delle rare occasioni in cui sono riuscito a dipingere in maniera ufficiale e forse l’unica con un certo interesse da parte della cittadinanza. Spero che sia solo l’inizio di una lunga serie di iniziative perché nel corso degli anni ho collaborato con diverse amministrazioni comunali della provincia ma mai con Varese, è sempre stato uno zoccolo duro.
Diciamo che senza l’associazione Wgart, promotore del progetto Urban Canvas, tutto questo non sarebbe stato possibile.

2015 Vine Urban Canvas

2013-vine-g-2-e1457375824547Sono tanti i writer che continuano il loro percorso artistico, tra eventi, posti abbandonati, installazioni e mostre: cosa che pensi del post-graffitismo in Italia? Quali aspetti trovi più interessanti? E cosa consiglieresti a chi, come me, volesse approfondire l’argomento?

In Italia abbiamo diversi artisti molto bravi, alcuni precursori di questa nuova forma d’arte. L’aspetto interessante è vedere come un artista declina il suo talento attraverso un canale o una forma diversa. Non mi piace però quando la cosa diventa una forzatura. Per approfondire l’argomento penso sia utile seguire il percorso che ha fatto l’artista, in questo modo puoi anche verificare l’autenticità ed il valore delle sue opere.

Rispetto ad altri writer ed ex writer tu sei rimasto fedele alle lettere, cosa ne pensi di chi ha intrapreso la strada del figurativo o dell’astrattismo?

Mi fa piacere che tu l’abbia notato, purtroppo è un dettaglio non da poco che non tutti riescono a carpire. Comunque credo che ognuno faccia il suo percorso, per me è importante avere una struttura da seguire. Per altri è diverso ma non è un problema, non è una cosa indispensabile, ognuno deve fare ciò che si sente. Anzi, è interessante vedere tanti percorsi diversi, l’importante che ci sia personalità in quello che si realizza. Conosco diversi writer che hanno fatto sempre lettere, arrivando anche a livelli molto alti, poi si sono buttati nel figurativo e sono diventati ancora più bravi. L’unica cosa che credo sia importante è che ci si ricordi delle proprie radici, il writing è una disciplina molto differente dalla street art (ormai anche da quello che faccio io) ma credo che bisogna comunque portargli il giusto rispetto, è triste vedere quando artisti che arrivano da questo mondo adesso lo denigrano.

2014 SEITDipingi ancora nei posti abbandonati? Cosa ti affascina del dipingere in questi luoghi?

Sì, ci dipingo ancora, adesso un po’ meno perché di posti con muri liberi o agibili nella mia zona ne sono rimasti pochi o addirittura adesso alcuni sono controllati. Porto bei ricordi delle giornate passate in questi luoghi, quando ci vai a dipingere sembra sempre un po’ di fare un’avventura. Una delle cose interessanti che trovo in queste location è il contrasto che si crea con i miei disegni, trovo che questa contrapposizione in qualche modo li contestualizzi.

Tuoi prossimi progetti?

Di solito non progetto niente, almeno in campo dell’arte cerco che le cose facciano il loro corso da sole. Mi piacerebbe sperimentare ancora, vorrei avere più tempo e risorse per poterlo fare. Poi certo, mi piacerebbe trovare qualche bella facciata da dipingere magari con tanto di braccio

Come si sono fuse o contaminate nei tuoi lavori l’interior design, il graffiti writing e la street art?

Diciamo che non sarei mai diventato un designer se prima non fossi stato un writer. Il disegno in generale e successivamente il writing mi hanno fatto diventare dipendente da quella piacevole sensazione che si ha quando si crea qualcosa. Credo che nel mio modo di dipingere e progettare ci siano molte affinità, sopratutto sul metodo, in entrambi i casi seguo un percorso simile anche se il risultato finale è molto differente. Poi in ogni caso ci sono delle analogie, un writer non si annoia mai di dipingere sempre le stesse lettere cercando sempre di innovare anche se ormai è già stata interpretata in migliaia di modi diverse, la stessa cosa la fa anche un designer quando disegna un oggetto. Nella street art spesso invece ti confronti con lo spazio dove vai ad inserire un tuo disegno come fa anche l’interior design. Comunque per me è importante essere attivo su più fronti, mi aiuta a stimolare vicendevolmente le diverse discipline.

Cosa ne pensi del panorama italiano attuale di street art? E del graffiti writing? Qualcosa che ti piace particolarmente e qualcosa che non ti convince?

Da quando ho cominciato la street art ha avuto una grande crescita. Agli albori c’erano molti meno artisti, alcuni che eccellono tutt’ora per talento, originalità e coerenza. Oggi le cose sono cambiate parecchio, la street art è molto più seguita, ha acquisito credibilità anche dai non addetti ai lavori ed il movimento ha avuto una crescita esponenziale. Poi come per tutte le cose che hanno una grande crescita e che suscitano attenzione si hanno dei pro e dei contro. Sicuramente fa piacere che ci sia un po’ più di attenzione a riguardo, dall’altro vedi anche tante gente che si improvvisa o se ne approfitta. In questo caso devo dire che i social e internet hanno avuto un ruolo importante perché attraverso questi strumenti uno si può creare un seguito e visibilità pur senza essere alla fine un grande artista. Forse un po’ è sempre stato così, ma credo che tutto questo abbia amplificato enormemente la cosa. Poi fortunatamente ci sono gli aspetti positivi, ci sono anche artisti di grande talento che riescono ad emergere più facilmente mentre in passato magari sarebbero stati nell’ombra a lungo o avrebbero messo più tempo a venire fuori. Stesso discorso lo si può dire del writing, diciamo che a differenza della street art, fino a qualche anno fa viveva all’interno di schemi molto rigidi, adesso mi sembra una cosa più “easy”. Quello che non mi piace è che in alcuni casi (questo vale anche per la street art) sembra quasi un fenomeno fashion troppo influenzato dalle mode. Poi apprezzavo anche il fatto che una volta prima dovevi dimostrare di avere un minimo di abilità nel dipingere, adesso spesso vedi gente che scopiazza due lettere, le riproduce pure male ma siccome segue un certo filone è pure apprezzato… fortunatamente, nella maggior parte dei casi, questi personaggi spariscono in fretta. In altri casi ci sono invece degli esempi di artisti che spaccano proprio perché riescono ad imparare in fretta, ci sono più opportunità e le informazioni girano in fretta proprio per merito dei social ed internet.

C’è qualche artista, italiano o straniero, con cui sogni di collaborare?

Ci sono molti artisti che mi piacciono molto, Kofie è sicuramente uno dei miei preferiti, poi ci sono Satone, Zoer, Roid e Robert Proch solo per citarne alcuni.

Maggiori informazioni: sito di Vine

2013 VINE M WIP
2013 VINE  OL
2013 VINE Bergolo_3
2014 VINE lake 01
2015 VINE
2016 VINE ac 1
2016 VINE X SEA_1 r
2014 SAGRA DELLA STREET ART

 

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