Intervista all’artista berlinese Kiddy Citny, “dinosauro” della street art

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Da quando ho lanciato il progetto Urban Lives il mio interesse per l’arte urbana italiana, soprattutto come strumento di valorizzazione territoriale, ha fatto sì che interrompessi i miei amati viaggi all’estero per concentrarmi esclusivamente sulle bellezze artistiche e gli eventi nazionali. Unica eccezione un mio viaggio a Parigi, nel corso del quale ho avuto il piacere di conoscere grandi artisti internazionali, di nazionalità diverse, tra cui il brasiliano L7M e l’australiano Jimmy C. Uno degli incontri più interessanti, che difficilmente scorderò, è stato quello con il berlinese Kiddy Citny, il primo artista a dipingere sul muro di Berlino insieme all’amico Thierry Noir. L’occasione della nostra conoscenza è stata la mostra itinerante Art Liberte“, curata da Sylvestre Verger, in particolare la tappa a Lille: il curatore, dopo aver acquistato e trasportato alcuni parti del muro di Berlino, ha dato via a un progetto straordinario di street art in Francia.
Ma torniamo a Kiddy Citny: una persona sopra le righe quanto alla mano, allegra, disponibile. Anche se con un po’ di ritardo ho finalmente il piacere di condividere con voi l’intervista che gli avevo fatto, appena tornata dalla Francia.

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Kiddy innanzitutto grazie per questa intervista, è per me un onore e un grande piacere. Le domande sono sia mie che nate dai suggerimenti della community di Urban Lives.

Cosa ricordi dell’attimo in cui hai avuto il primo contatto fisico col muro di Berlino?

È stato un lavoro molto fisico, come “This is the end of the would as you known it” (questa è la fine del mondo, come lo conosciamo).
Davvero molto faticoso. Eravamo all’apice della così detta “Guerra Fredda”, Est VS Ovest. Berlino era come un’isola artificiale, come un relitto. Guerra Mondiale, eravamo circondati dal comunismo sovietico, il così detto GDR. Era letteralmente come visitare uno zoo umano, poiché dovevi pagare per attraversare il GDR, ancora di più se voevi visitare Berlino Est.

Che reazioni ti aspettavi dalle persone? E quali sono state le prime reazioni delle persone?

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Non mi sono mai aspettato alcuna razione: nessuna aspettativa o delusione. Sì, la gente all’epoca ha reagito positivamente, loro amavano l’artistico muro di confine e il nostro contributo pittorico. Eravamo molto rispettati, da tutti i berlinesi: tanto gli intellettuali, quanto la classe operaia, in pratica tutte le differenti categorie della società. Ricevemmo anche una grandissima attenzione mediatica.

Cosa ne pensi della sua opera adesso, quanto il suo significato è cambiato?

Amo tuttora quello che ho realizzato sul muro di Berlino, ha ancora la sua potenza comunicativa e lo stesso significato dopo 32 anni: parla di come tutti noi dovremmo sentirci come un re o una regina. Il cuore è il motore, e per l’amore è necessario più di un cuore: è sempre un incontro tra due cuori, un unione. Ho dipinto i due cuori racchiusi vicini, come simbolo di unificazione: sono necessarie due persone per un confronto.

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Raccontami in breve la tua esperienza di partecipazione alla mostra “Art Freedom – the Berlin Wall in Street Art”, un progetto di SNCF in collaborazione con Sylvestre Verger Art Organization (SVO Art): che emozioni hai provato a dipingere di nuovo sul muro?

Il muro di Berlino è stato sezionato in tante parti, e questo sa di vittoria sulla libertà, un muro “post-mortern”

Quando ci siamo conosciuti ti sei autodefinito un “dinosauro della street art”: cosa ne pensi dell’attuale scena di street art, in Germania e all’estero? In quale modo e in quali aspetti la vedi migliorata o peggiorata?

Mi piacciono diverse persone che ho avuto il piacere di incontrare, dell’attuale scena di street art. Alcuni di loro hanno lo stesso spirito ribelle che avevamo a metà degli anni ’80. Naturalmente esiste la street art interessante e quella noiosa. Almeno la street art è ora una corrente artistica rispettata e di grande considerazione.

Che consigli daresti a un giovane artista di strada?

Essere curiosi, coraggiosi, avere fiducia in sé stessi, mostrare rispetto, essere autentici, fare le proprie cose.

Mi hai raccontato di aver dipinto alcune volte in Italia, in città e per progetti molto diversi tra loro: come ti sei trovato? Che impressione ti sei fatto di noi italiani? E sul fronte arte di strada conosci o ti piace qualche artista?

Amo gli italiani per il loro temperamento e perché sono di ispirazione, e ho amato viaggiare in Italia.
Ho incontrato Blu in un pop-art-show in Merano e mi sono piaciuti molto sia lui che i suoi lavori.

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Come vivi adesso Berlino? Quanto avverti e quanto avverte secondo te la città le ferite del passato?

La Berlino di oggi è sotto-sopra, totalmente diversa. Si ha la sensazione di vivere in una grande capitale europea, è una nuova Berlino, non ha niente a che vedere con la Berlino Ovest.

gruppo Sprung aus den wolkenParliamo invece di musica, l’altra componente fondamentale della tua vita: cosa ne pensi della scena punk di adesso? La musica continua a influenzare la tua arte? Ascolti musica quando dipingi?

Sì, è normale che la musica sia una componente della mia arte pittorica: è suono ma anche visioni. Potrei perfino affermare che anche la pittura ha un suo suono. Ascolto moltissima musica, ogni genere di musica, mentre dipingo. Il Punk è un genere a sé, un movimento che preso piede intorno alla metà degli anni ’70, fino agli anni ’80.
Ci sono sicuramente ottime band punk anche recenti in giro, e amo ascoltarle.
Io stesso mi esibisco ancora in performance e concerti con la mia storica band “Sprung aus den wolken“: non ho mai smesso di cantare, scrivere canzoni, esibirmi.

Parlando dei personaggi delle tue opere hai dichiarato: “Sì, i principi hanno una corona sulla testa ed io credo che qualsiasi uomo debba sentirsi come un re”. Cosa consiglieresti a chi vorrebbe sentirsi come un re, ma non ci riesce?

Sentirsi come un re non significa necessariamente avere successo. E’ un’attitudine che ti permette di camminare a testa alta, anche mentre cammini tra fango e sporcizia.

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First of all thank you so much for this interview: it’s my first interview in English and it’s an honour and a pleasure to start with you my new “international artists interviews” area of my blog.
Quastions are both mine and from readers and community of “Urban Lives”.

What do you remember of the moment when you’d had the first physical contact with the Berlin Wall?

It felt very physical, like: “This is the end of the would as you Known it “.
Very very Heavy indeed – It was at the top of the so called “Cold war -“. East Vs. West: Berlin was like an artificially Island, a relikt of the nd. World war, surrounded by soviet communism, so called GDR. So literally it was also like visiting a human Zoo because you had to pay money to cross the GDR – and even more money to visit East Berlin.

What reactions did you expect from people? And did they react at the end?

I never expected reations: no expactation and no dissappointments. Yes, people reacted positively, they like the arty wall border, our wall paintings that time. We got a lot of respect from all kind of different berlin people: intellectuals as working class people – the whole range of society. We got a lot of media reactions as well.

What do you think of your artwork now, does its meaning changed for you?

I still like what I put on the berlin wall, it’s still the same meaning 32 year later: it’s about how everybody should feel like a king or a queen, the heart is the motor – for love it needs to be more then one heart. It’s always a two heart affair – unity – I painted the two heart closed together as a symbol of unification: it needs two people for intercourse.

How was taking part to the exhibition “Art Freedom – the Berlin Wall in Street Art”, a a project led by SNCF in partnership with Paris City Hall, with the contribution of Sylvestre Verger Art Organization (SVO Art)? How did you feel painting again on the Berlin wall?

The Berlin wall was cut into pieces, so it felt like a victory over freedom, post-mortern wall.

When we first met each other you described yourself as a “dinosaur of street art”: what do you think of the current street art scene, in Germany and abroad? How and in what ways do you think it has improved or worsened?

I like some people I met from the today’s street art scene. Some of them have the same rebellion spirit we had mid-eighties. Of course there is good and boring street art.
At least street art is a respected tool of todays art scene.

Which advices would you give to a young street artist?

Be curious, be brave, trust yourself, show respect, be authentic, make your thing

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You told me you’ve painted some times in Italy, in different cities and for very different events and projects: how was it? What do you think of Italian people? (don’t worry, be frank!). Do you know or like any Italian street artists?

I love Italian people for their muse and temperament, I had loved to be in Italy. I met Blu in a pop-art-show in Merano and I like him and his work.

How is now to live in Berlin? Do you still feel and see the scars of the past?

IMG_6043It is upside down to live in Berlin today, totally different. It is like living in a big European capital city, it’s a new Berlin, got nothing in common with west-Berlin.

Let’s talk about music, the other key component of your life: what do you think of the current punk scene? The music still influences your art? Do you listen to music while painting?

Yes, it’s normal that music is part of the art. It’s about sound and vision. I even would say that a painting, or a freeze, has its own sound. Yes, I listen to music, all kind of different music, while i paint. Punk is amusical – movement which appeard from around mid – seventies till around ’80s.
Yes, there are definetely some good new punk bands around, transmitted into today life.
Istill do performances, concerts with my band “Sprung aus den wolken “, I started with music
originally, so I will always sing, write lyrics and perform.

Once, talking about the characters of your works, you said: “The princes have a crown above their heads and I think every man should feel like a king” What would you recommend to those who would like to feel like a king, but cannot succed?

To feel like a king doesn’t mean that you have to succeed. It’s a general attitude to walk with head up, even if you walk trough mud and dirt.

Photo credits: Kiddy Citny

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