#INTERVISTA – Bifido (Notalentart)

Se andate sul profilo Facebook dell’artista di Caserta Bifido leggerete la seguente descrizione: “i bambini trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto”.  L’ironia è certamente uno degli elementi che lo contraddistingue: la sua arte affronta tematiche forti, attuali, a volte sconvenienti, che hanno perlopiù lo scopo di generare curiosità nei passanti nonché spunti di riflessione.

bifido-nemos-mostar-05-15-web-7Ho avuto il piacere di intervistarlo e di indagare su alcuni aspetti della sua carriera artistica:

1. Come affermi tu stesso sul tuo sito web la tua ricerca artistica indaga sulle ansie, sulle inquietudini quotidiane, sul pessimismo per il futuro, ma lo fa in chiave ironica, attraverso un’impellenza di “giocare con gli oggetti”: la tua arte è quindi il tuo modo per sdrammatizzare, lanciando comunque un messaggio forte che induca alla riflessione?

Quello che faccio è un’esigenza. Crescere è inevitabile ma dimenticarsi di giocare è un destino a cui non mi rassegno e l’arte è il mio modo per non smettere. Picasso diceva che “tutti i bambini sono artisti nati, il difficile sta nel rimanerlo da grandi”. Fare arte e farla in strada è il mio modo di giocare, con la vita e con il mondo, le sue convinzioni e convenzioni. L’ironia è sempre un modo per interrompere un’evidenza, qualcosa che si dà per scontato, più che far riflettere vorrei destabilizzare. Spostare le cose dal senso comune e lasciar vedere uno spiraglio, una falla nel sistema.

 

2. Cosa speri quindi di suscitare nello spettatore?

Vorrei che qualcuno, incontrando per strada un mio lavoro, tornasse a casa e disdicesse l’abbonamento sky.

 

3. In quanto vegetariana sono rimasta particolarmente colpita dal tuo lavoro “I want my meat”: in quel caso quale messaggio intendevi trasmettere? 

Ho realizzato “i want my meat” a Budapest, una città dove piovono salsicce. Da qualche anno la critica al consumo di carne si è molto diffusa, spesso con toni paternalistici e moralisti come se il problema fosse di buona o cattiva coscienza, di umanità. Se il metro di giudizio sulle cose è questo non vedo cosa ci sia di umano e buono, per esempio, nell’acquistare uno smartphone (da cui lanciare invettive contro i carnivori) fabbricato senza rispettare i diritti dei lavoratori. Non mi ergo a giudice e non mi nascondo dietro un dito: come una bimba che si arrampica sul suo amico maialino per mangiare una salsiccia, so di essere sempre in contraddizione, anche se scelgo di non mangiare carne. Diciamo che non mi piace la morale perché non sono un santo e non mi sento colpevole perché non riconosco giudici ma ciò non vuol dire che accetto la società così com’è. Sono uno che non nasconde la merda sotto il tappeto, la incolla sui muri!

iwantmymeat from bifido on Vimeo.

 

4. Due anni fa hai dato il tuo contributo artistico allo “Street Action – Speech”, in occasione del Roma Jazz Festival realizzando un’opera sui muri della stazione metro S. Maria del Soccorso a Roma, ispirata al testo di Burroughs “Junkie. La scimmia sulla schiena”. Hai in pratica fuso arte visiva, ritmo jazz e letteratura beats: ti piacerebbero in futuro nuove simili sperimentazioni? Quanto hanno influito nella tua arte musica, letture e altri interessi?

L’esperienza per il Roma Jazz festival è stato il mio primo contatto con il mondo della street art “legale”: è stato bello lavorare senza guardarsi le spalle, potendo interagire con i passanti senza dover spiegare perché imburravo un muro in orari insoliti. L’aspetto più innovativo e la sfida di quell’esperienza, rispetto al mio percorso, è stato quello di confrontarmi con un tema già stabilito da altri. Fortunatamente la letteratura beats era già nelle mie corde quindi confesso di non aver faticato troppo. Tra l’altro ho sempre sognato di fare lo scrittore, per un po’ lo sono stato… secondo me! poi un giorno ho letto quello che scrivevo e mi sono annoiato: fine della folgorante carriera nella letteratura (questa intervista è stata “tradotta” dal “bifidese” al “sagace” da un esimio letterato nipponico che qui ringrazio: Arigatou Daisuke!). Ho anche sognato di fare il musicista, una passione divampante durata quasi 5 settimane nel ’97. Ancora oggi so riprodurre “You can leave your hat on” (quella dello spogliarello di 9 settimane e mezzo!) sul flauto dolce (quello delle scuole medie!).

Junkie

 

5. Quali materiali e tecniche ami usare di più? E quali ti piacerebbe approcciare in futuro?

Non sono un tipo materico, sfrutto carta, colla, macchina fotografica o muri ma non mi ci affeziono. La parte del lavoro che preferisco è quando, per illuminazione divina(!), concepisco una nuova opera e quando, subito dopo averla realizzata, penso alla successiva… come una defecazione ben riuscita che ti lascia il desiderio di farne comunque dell’altra! In futuro spero di risolvere tutti i problemi pratici delegando la parte faticosa del mio lavoro ad altri. Sono un pigro impenitente, un virtuoso della deboscia, pensare al futuro è faticoso, punto tutto su “adesso” e “mai”, “domani” lo lascio alle persone serie.

 

6. Descrivi te o la tua arte con tre aggettivi.

Adoro il gioco degli aggettivi, mi ricorda il Cioè! Dirò della mia arte quello che direi di me: è ansiosa, ruffiana, adorabile.

 

7. Il tuo nome integrale è “Bifido no talent art”: come mai questa scelta?

Mi sembra chiaro: paraculaggine. In realtà c’è anche la motivazione intellettuale: non sopporto la retorica del talento, questo sciovinismo della creatività che ci vuole tutti splendenti astri nel cielo dell’arte a portata di mano. Rivendico la parte dei senza talento, di quelli che fanno arte come vomitano dopo una sbornia: inevitabilmente!

All-that-glitters-is-not-gold.-street-art-Bifido-Notalentart-for-this

8. Come è stata la tua adolescenza? Quando/come hai iniziato il tuo percorso artistico?

Non sono stato adolescente, sono stato Oscar Wilde e Kurt Cobain. In un certo senso non ho iniziato un percorso artistico ho solo smesso di far dire a un pederasta e a un biondo quello che pensavo per cominciare a farlo di persona. Devo dire che mi ha migliorato la vita, il narcisismo autocommiserativo mi stava uccidendo!

 

9. Ci sono artisti con cui ti piacerebbe collaborare o eventi o progetti a cui ti piacerebbe prendere parte?

Ci penso da un po’ e, forse, a breve vedrete (erano anni che sognavo di dirlo!)  una collaborazione.
Gli “eventi” mi interessano molto relativamente. C’è sempre in agguato il format “spettacolo” e ad un pesce non piace essere messo nella boccia per essere guardato. Credo tuttavia che ci siano realtà interessantissime che riescono, nel creare eventi di street art, a produrre belle esperienze di cooperazione e relazione con i territori. Personalmente sono molto attratto dalla possibilità, che questi eventi creano, di lavorare in contesti che mi sono estranei senza fare il “turista dell’arte” che lascia la sua traccia nei luoghi giusto per presenziare, come una bandierina del risiko su un nuovo territorio conquistato.

 

10. Tuoi progetti o sogni per il futuro?

Mi piacerebbe realizzare un lavoro in più fasi progettato interamente da bambini. Mi piacerebbe anche vincere un campionato di ping pong.

 

11. Cosa ne pensi dell’attuale scena di street art / arte urbana?

Credo che sia un terreno fertile e brulicante ma come tutte le cose nel loro momento migliore, quello degli inizi, si trova esposta a tante derive. Credo che per adesso ci si trovi in bilico tra la possibilità di essere un bastone tra le ruote del sistema e il rischio di diventarne parte accondiscendente.  Personalmente preferisco gli artisti che scelgono la strada per dire qualcosa e non per decorare, mi piacciono i vandali romantici. Pur apprezzando la tecnica (altrui!) penso sempre che un artista decorativo stia, in fondo, sprecando un’occasione!

 

12. Come la vedi tra 10 anni?

Posso dire cosa mi spaventa. L’idea che la street art possa essere completamente metabolizzata e che gli artisti che cercano di lanciare un sasso nel lago calmo delle nostre vite debbano continuarlo a fare nel sottobosco dell’illegalità mentre altri abbelliranno le nostre strade guadagnando belle cifre e gli applausi accondiscendenti di amministrazioni e cittadini. Non so però se tutto questo sarà giusto chiamarlo arte.

 

13. Cosa pensi sia necessario fare per riportare il giusto equilibrio in questo periodo di grande confusione e di diversificazione di percorsi artistici, spesso con finalità totalmente diverse?

Sinceramente credo che non si debba portare alcun equilibrio. Il fatto che ci sia confusione e diversificazione tra i percorsi artistici è positivo e positivamente inevitabile. Nella storia le fasi tumultuose sono le migliori. Lasciate giocare i bambini.

Foto del suo ultimo lavoro al CHEAP Festival a Bologna
(in via Azzo Gardino sul muro della scuola per l’infanzia Mago Merlino):


 

 

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