Irwin: dai lungolinea all’arte di strada

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2 anni di viaggi, sulle tracce dell’autore del “cane misterioso”

Sono due anni che viaggio in lungo e in largo in Italia, tra eventi, live painting, mostre, interviste, incontri più o meno fugaci con artisti, spostandomi quasi sempre in treno.
Ed è proprio sul treno che, osservando il panorama dal finestrino, ho iniziato a notare un cane colorato sul lungolinea di Firenze. Dal lungolinea alle città, sparsi in Italia e a volte nei posti più impensabili, continuavo a imbattermi e a fotografare questi misteriosi cani colorati, evidentemente opera di un writer armato di bomboletta. La curiosità è stata tanta, nel tempo, da spingermi a indagare, perlopiù a Milano, Bologna, Firenze, fino a scoprire finalmente almeno il nome dell’autore.
Quando prima dell’estate a Firenze, nel sottopassaggio delle Cure, scopro una versione gigante del “cane di Irwin”, mi decido a indagare seriamente su di lui.

Cane (gigante) di Irwin: Sottopassaggio Le Cure, Firenze

Una foto pubblicata da Urban Lives (@urbanlivesit) in data:


Lancio quindi un appello su Facebook: il fotografo Walls of Milano, che non ringrazierò mai abbastanza, mi scrive in privato, mi dice di conoscerlo e si offre di aiutarmi a contattarlo: lo ringrazio e lui ci tiene a precisare che “i famosi cani” sono solo una delle tante cose che fa. La curiosità è tantissima: finalmente un giorno ricevo il messaggio “mi ha detto che puoi chiamarlo, e gli fa piacere una tua intervista”. Finalmente ho trovato Irwin.

Il primo incontro: una giornata a Milano con Irwin

Devo ammettere che il mio interesse nel volerlo conoscerlo è andata di pari passo in questi mesi con quello per il mondo del graffiti writing: anche in questo caso gli amici e le conoscenze mi hanno aiutato tanto, ed è stato soprattutto dopo la conoscenza di alcuni writer ed ex writer e dopo la mostra “Bridges of Graffiti” alla Biennale di Venezia che mi sono messa a studiare. Ovviamente, prima, non ero completamente a digiuno della materia, ma un conto è conoscerne a grandi linee le dinamiche e un conto è capirla veramente e viverla attraverso le testimonianze. Insomma, avevo pronte un sacco di domande anche per Irwin.

Dopo esserci sentiti per telefono comprendo, in pochissimo tempo, che su di lui avevo avuto un’ottima sensazione. Gentilissimo, disponibile e con una vita artistica parallela a quella che ho percorso io: lui perlopiù graffiti writing, io perlopiù “street art”, il che equivale a un grande desiderio di confrontarci. Decidiamo quindi di vederci a Milano, per una chiacchierata-fiume.

Gli anni del lungolinea di Firenze

Insieme alla sua crew storica ADR e ad altri amici writer, “benedice” a colpi di bomboletta e bombarda letteralmente tutto il lungolinea. Non mi servono i libri di storia dei graffiti per capire l’importanza del lavorone fatto da crew come appunto ADR.
Nonostante le operazioni di anti-graffitismo di questi ultimi anni molti dei loro pezzi, alcuni realizzati molto in alto grazie alle scale e alle arrampicate sui tetti, sono ancora intatti e visibili dai treni. Di ritorno dal viaggio ho scattato qualche foto dal finestrino:

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Irwin mi racconta che, oltre a Firenze, hanno viaggiato moltissimo in Europa: i suoi cani sono ovunque. Naturalmente, oltre a viaggiare con altri writer, si è spostato molto anche da solo, soprattutto all’estero: la prima tappa di rito è sempre al negozio di bombolette più fornito.
Ci tiene a spiegarmi che seppur amando tanto dipingere con gli amici “fratelli”, ama molto anche dipingere in solitaria, tanto nelle stazioni quanto sulle strade: l’esigenza di agire quando possibile da solo non deriva tanto da un’indole solitaria quanto dal bisogno di allontanarsi dalle dinamiche di gruppo e dall’alcol, così da dare il massima in termini di produttività e concentrazione.

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La storia di Irwin: da writer ad artista di strada e tatuatore

Il lungo percorso di lettering è stato sempre accompagnato dall’immancabile figurativo: prima un pinguino e poi il famoso cane.

Quello che conta davvero per Irwin, al di là dell’esigenza viscerale di dipingere, non è la comunicazione mediatica o la fama: a parte un canale Instagram aperto da poco e a un blog segreto e abbandonato da tempo, si tiene a debita distanza da tutto quello che riguarda Internet, i social network e le dinamiche di massa, di giudizio, like e approvazione. Quello che conta davvero è essere notato, restare impresso nei ricordi della gente: gli confermo che io sono la prova vivente che il suo intento è andato assolutamente a buon fine, e non parlo solo per me ma per tutte le persone a cui ho mostrato le foto scattate ai suoi pezzi durante i miei viaggi.

A parte il famoso pappagallo del romano Bol23 non ricordo in effetti molti altri esempi simili in Italia, ma mi riprometto di indagare.

Dopo il periodo fiorentino, i tanti viaggi e un periodo trascorso a Berlino, Irwin è tornato in Italia, ed è soprattutto in questa sua ultima fase che la sua produzione artistica ha preso nuove strade. Da sempre iper-produttivo, a Firenze dipingeva tanto e su tanti supporti diversi, spesso rimediati il mercoledì, il giorno in cui a Firenze venivano lasciati in strada oggetti e mobili in disuso. Non solo legno ma anche carta e altri superfici e, soprattutto in quest’ultimo periodo, serrande e su muro. Oltre ad aver partecipato ad alcune call milanesi per artisti, ha sfruttato i muri liberi per portare avanti un percorso da writer e artista, sia insieme alla sua nuova crew, che da solo. Apprezzo tantissimo il suo lettering e, inutile dirlo, il suo cane, che ho avuto modo di vedere dappertutto e di fotografare girando insieme a lui “nelle zone giuste” di Milano. Ma quello che mi colpisce davvero sono gli esperimenti figurativi, sparsi nella città: una lunghissima serie di animali, dipinti con bomboletta e acqua sporca, il che conferisce al colore interessanti sfumature, con uno sfondo bianco(piatto) o astratto.

È quando mi ritrovo davanti a queste opere che comprendo le parole di Walls of Milano, e che mi convinco del grande talento e del potenziale di Irwin. Tra i tanti animali disegnati una gallina, in una via periferica milanese: mi racconta che il suo intento era quello di mostrare un animale, comunemente conosciuto nelle metropoli più in forma di alimento che, appunto, di animale. Insomma, un invito a riflettere, prima di mangiare.

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Come me, infatti, Irwin oltre ad essere amante della natura, è molto sensibile ai temi ambientali: si è documentato tanto ed è contrario agli allevamenti intensivi e in generale al maltrattamento e allo sfruttamento degli animali. Non c’è da stupirsi, quindi, che il suo soggetto preferito siano gli animali: tanto nei tatuaggi che realizza, quanto su muro, rappresentati con un’interessante tecnica e con un altrettanto interessante e originale connubio di stili (in alcuni casi sono presenti anche scritte).

Alcune delle sue opere sono state rigate dai camion che parcheggiano strusciando la portiera al muro, ma chiaramente fa parte dell’aspetto effimero del dipingere in strada (pensiero condiviso, da me e da lui).

Dopo il giro in città mi porta a vedere il suo studio: una cantina piena zeppa di opere di ogni tipo. I suoi lavori su carta mi colpiscono tantissimo: non solo animali ma anche una grande produzione di disegni che hanno per soggetti strani mostri e creature, che in alcuni tratti richiamano lo stile old-school del graffiti writing. Fino all’ultimo, Irwin continua a stupirmi.

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Concludiamo la giornata al pub, parlando di tantissimi argomenti, confrontandoci anche sulla scena della “street art” scoprendo di avere gusti simili. Scopro inoltre la sua passione per l’arte moderna e performativa: su tutti mi cita la performance del 1974 dell’artista Joseph Beuys, che rimase chiuso in una galleria d’arte per diverse settimane con un coyote vivo, rappresentazione del capitalismo americano, e la bellissima performance della Abramović al MoMa di New York, The Artist is Present, realizzata nel 2010.

Insomma: tante influenze, tanta creatività, tanta voglia di sperimentare e di esplorare nuove strade, sempre con uno spirito indipendente e un gran desiderio di non rinunciare mai a uno stile di vita semplice. Ci ho messo due anni per trovarlo, ma ne è valsa davvero la pena.

Un grazie a Irwin per la chiacchierata e per i successivi incontri, tra cui quello della jam per Rurales Emilia, e per tutti i pezzi che mi ha dedicato, e a Walls of Milano per averci messo in contatto (e invitati a cena) e per le foto.

Maggiori informazioni:
Canale Instagram di Irwin

Foto credits: Irwin, Ivana De Innocentis, Walls of Milano, The Cage Drama (grazie ragazzi!

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