MrFijodor: l’artista, l’oste e l’equilibrista

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Questa intervista ha per me un significato importante: MrFijodor è stato uno dei primi artisti che ho conosciuto, ed è stato anche il suo entusiasmo a motivarmi a lanciarmi nel progetto Urban Lives. Ed è proprio l’entusiasmo, la creatività, l’allegria, il desiderio di collaborare accompagnato sempre da un costruttivo atteggiamento critico e la professionalità di artisti come lui che mi da tanta voglia di continuare a scrivere di arte urbana.

Ciao! Gli ultimi mesi a Torino sono stati densi di eventi e iniziative legate all’arte urbana e sei stato coinvolto su più fronti: cosa ne pensi? Aria di cambiamento?

Vivo a Torino da anni e devo dire che ho avuto spesso momenti di brio, ultimamente ci sono un po’ di progetti che stanno andando avanti sul lato del muralismo, invece nelle strade vedo un po’ di stallo. Per fortuna che ci sono i Guerrilla Spam a vivacizzare la situazione.

Sul lato eventi istituzionali nell’ultimo anno sono apparse un po’ di facciate soprattutto nella zona nord tra B.Art con Millo e tutti i muri a Borgata Tesso (Etnik, Corn79, una facciatina mia con Bans e Wubik, Thoms, Piove ecc.) e prossimamente ci sarà un bell’evento di graffiti alla stazione Stura, a cui parteciperò: Mistura. In provincia si sta svolgendo la seconda edizione di Street Alps nella zona di Pinerolo con artisti internazionali e prima dell’autunno usciranno altri muri interessanti. Le due gallerie cittadine Galo Art Gallery e Square23 si stanno impegnando un sacco, hanno creato un calendario davvero interessante e vario con delle proposte di qualità.

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Quale componente della tua professione di artista trovi più faticosa a livello organizzativo o gestionale?

Da buon ligure ti dico che di sicuro la parte più complicata, è riuscire ad abbinare la parte remunerativa a quella artistica. Molto spesso bisogna fare dei compromessi e le scelte non sono facili.

Devo ammettere di non essere una persona che brilla per organizzazione e buona gestione, infatti, negli anni ho preso l’abitudine a non fare bozzetti ma a improvvisare una volta di fronte al muro. Inoltre, amando chiacchierare, mi sono velocizzato nella parte realizzativa in modo da avere più tempo “da perdere”. In pratica ti sto svelando che dietro a MrFijodor si nasconde un equilibrista professionista.

Com’è realizzare un murales per il 25 aprile con i ragazzi di un liceo di Imperia? Raccontaci qualche momento significativo o aneddoto.

L’esperienza è stata molto interessante, i punti che ho affrontato con i ragazzi sono stati: divertirtisi e portare a casa il risultato. Penso che siamo riusciti in entrambi i punti, abbiamo passato una settimana a ragionare su quello che è stata la resistenza cercando di immaginarsi di essere un ragazzo italiano cresciuto sotto una dittatura e dopo aver affrontato una guerra civile.

Fijodor_AgrariaSe potessi esprimere un desiderio che riguarda te o la tua carriera, quale sarebbe?

Mi accontento di riuscire a continuare a dipingere e ad organizzare progetti interessanti. Fare quello che mi piace con meno restrizioni possibili e riuscendo a campare in maniera dignitosa.

C’è stato un momento di svolta nella tua vita personale che ha condizionato fortemente la tua carriera artistica?

Gli avvenimenti che mi hanno condizionato maggiormente sono racchiusi nell’arco di pochi anni precisamente tra il 2000 e il 2002: ho avuto due distacchi della retina che mi hanno messo di fronte alla fragilità del mio corpo… E per fortuna che nel mio lavoro gli occhi non sono importanti!

Il primo distacco è avvenuto in un viaggio in Germania, da lì sono tornato in Italia da solo in treno e mi sono fatto operare d’urgenza rimanendo poi due mesi chiuso nel buio della mia camera. Non potevo leggere, disegnare o fare nessun tipo di sforzo fisico, per un giovane nel pieno delle forze è stato parecchio pesante.

La cosa che più mi ha shockato in quegli anni è stata la morte di uno dei miei migliori amici, Sushi, uno dei miei compagni storici sia di graffiti sia di vita. Ci siamo conosciuti all’asilo e poi persi di vista fino all’adolescenza, dove la passione per i graffiti ci ha fatto riavvicinare e ci ha legato. All’epoca della sua morte, avevamo appena compiuto 22 anni e vivevamo nella stessa casa; la notte di Capodanno nel quale arrivò l’euro lui si spense sull’asfalto di una statale piemontese. Da quell’avvenimento qualcosa dentro di me è cambiato, è come se fossi diventato impermeabile ad alcuni avvenimenti e invece estremamente sensibile per altri.

Mrfijodor Parco Dora Robot  copiaCome senti che ha influito nella tua carriera e nella tua visione dell’arte urbana il tuo passato da writer?

Premetto che il writing è stato per me una sorta di salvagente nel periodo della mia adolescenza.

Da ragazzino mi sono sempre sentito un po’ fuori luogo, perché in quel periodo si ha bisogno di appartenere ad una tribù per sentirsi accettati e io non rientravo nei parametri dell’imperiese medio. I miei compagni della ADC crew, e il nostro modo di vivere ed agire, sono stati importantissimi per aiutarmi a credere in me stesso. Quindi i graffiti prima di tutto sono stati la mia scuola di vita, dopodiché posso dire che a livello stilistico mi hanno permesso di sviluppare una sensibilità data dall’immediatezza del mezzo e delle forme che continua a caratterizzare il mio percorso artistico.

Mi ricordo nel periodo delle superiori, frequentavo l’Istituto d’Arte della mia città, percepivo di imparare molto più girando a dipingere e a conoscere altri writer che non a scuola, anche perché già all’epoca avevo capito quanto l’apprendimento tecnico e teorico dovesse andare di pari passo con la ricerca stilistica e narrativa.

Hai ospitato in casa e conosciuto moltissimi artisti: hai qualche aneddoto divertente o interessante da raccontare?

Ho organizzato la prima jam negli anni novanta ad Imperia e da allora casa mia è stata un porto di mare. Sono cresciuto in una famiglia molto calorosa e ospitale, strano, perché i liguri non sono famosi per queste doti.

Diciamo che ho bei ricordi di quasi tutti i miei ospiti e negli anni ho creato un modus operandi di MrFijodor l’oste dell’arte urbana torinese. Da buon italiano la mia ospitalità ha il suo fondamento sulla cucina e la classica colazione in pasticceria a mangiare i dolci di Ezio della pasticceria Corgiat. Da lì sono passati moltissimi artisti da brasiliani, argentini, tedeschi, bulgari, francesi e decine d’italiani, cito giusto Agustine Kofie, Aryz, Etnik e Zedz per fare qualche nome.

Perché dal 2004 hai deciso di trasferirti a Torino? Che cosa ami maggiormente della città?

Ho cominciato a frequentare Torino a cavallo dalla fine degli anni ’90 ai primi del 2000 perché avevo molti amici torinesi conosciuti nelle estati della Riviera, primo fra tutti Corn79, e amici liguri che si erano trasferiti per studio, come Odio, un altro dei miei compagni dell’ADC. In quegli anni avevo conosciuto anche altri writer sabaudi che poi sono diventati miei grandi amici, CND e Wens per citarne due cui sono molto legato, inoltre in quel periodo viveva qui Opiemme con il quale avevo un legame molto profondo.

La Torino dell’epoca era molto diversa da quella che è oggi, da tutti era considerata grigia e triste, la città era piena di fabbriche abbandonate cupe e si aveva la percezione di una città irrequieta ma con un grande movimento underground. Si percepiva il grande cambiamento che stava per avvenire da lì a poco e, nel mio piccolo, ho cercato di cavalcarlo. Torino mi è sembrata la città italiana ideale per cominciare a costruirmi una vita, una città in pieno sviluppo con un costo della vita basso rispetto alle altre metropoli italiane. Il primo appartamento dove vivevo era un po’ fatiscente ma pagavo pochissimo d’affitto e potevo andare a fare la spesa all’economico mercato di Porta Palazzo, un binomio vincente.

All’epoca era nata l’associazione Il Cerchio e Le Gocce ed aveva già al suo attivo tre edizioni di Street Attitudes, una delle più importanti convention di graffiti di quegli anni, ed altri interventi importanti. Mi è sembrato un progetto interessante nel quale mettere energie e ad oggi sono contento di questa mia scelta.

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Come è stata la tua adolescenza? Qualcosa o qualcuno ha alimentato la tua creatività?

Sottolineo il fatto che i miei compagni di crew dell’ADC sono stati, e Corn79 che lo è tutt’ora, i protagonisti della mia crescita creativa ed umana. Ho passato l’adolescenza a cazzeggiare, leggere fumetti, guardare film di tutti i tipi (adoravo Lars Von Trier e Terry Gillian) e quasi tutte le settimane andavo a sentire i concerti a “La Talpa e l’Orologio” e al Babilonia, i due centri sociali della mia zona. Di musica sono rimasto un grande ignorante però ai concerti mi davo da fare per scaldare la sala.

Ho passato tantissimi pomeriggi nel negozio di piercing e tatuaggi, Vento Forato, a guardare riviste e a rompere le palle a UB che mi raccontava come aveva vissuto la cultura punk e di quando faceva il palchista nei concerti di mezza Italia. Poi c’erano Morgan, un caro amico talentuosissimo, e i fratelli Rossetti che erano i grandi che sapevano disegnare e dai quali cercavo di carpire i segreti del loro lavoro… Bei tempi.

Cosa ti ha avvicinato all’ecologismo? Che cosa fai di concreto per l’ambiente?

Penso di essere sempre stato un po’ ecologista poiché sono cresciuto tra mare e monti, ho sempre trovato gli artefatti umani in natura innaturali. In pratica ho sempre avuto il fastidio nel trovare la spazzatura nei boschi oppure arenata sulla battigia. Mi piace andare al mercato, fare la differenziata fatta bene raccogliendo anche l’olio, le pile scariche o i vecchi oggetti elettronici, cerco di produrre pochi rifiuti quando possibile e stare attento a cosa compro quando faccio la spesa.

Non sono un invasato o un estremista, vivo semplicemente senza l’auto e usando la bicicletta e i mezzi pubblici per muovermi, dovreste vedermi quanta roba riesco a caricare sulla mia due ruote: tolle di vernici, rulli, aste, scale e quantità infinita di spray oltre alla merenda, ovviamente :)
Penso che il mondo si migliori con tante piccole azioni e accuratezze che purtroppo la maggior parte delle persone non ha.

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Quale direzioni speri prenda l’arte urbana in Italia? E in generale cosa consiglieresti ai giovani artisti di oggi?

Credo che l’arte urbana si stia un po’ omologando, mi sembra che ci siano troppi filoni chiusi e un ritorno all’arte classica, o accademica, che a me personalmente annoia un po’. Inoltre si sta perdendo tutto il filone della spontaneità, troppi artisti che si coprono il viso per celare un identità misteriosa e poi fanno solo murales nei festival e tele sul cavalletto. Mi piacerebbe un po’ di ritorno all’illegalità, con persone che in maniera cosciente provassero a modificare gli ambienti urbani andando di notte, ingegnandosi su come interagire con i passanti.

A chi si sta avvicinando a questo tipo di espressione, dico solo: divertitevi. Non pensate a diventare i più bravi o a farne un lavoro, cercate di divertirvi e di fare uscire la vostra anima. Non ricercate il bello o il giusto, cercate voi stessi e mettetelo nelle strade.

 

Foto del murales realizzato per CASUALE by Mr. Fijodor @ Carpi (MO):

Photo credits: MrFijodor
Maggiori informazioni: Sito e Pagina Facebook 

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