Opera di Vesprini per il Campo di Prigionia PG-70 a Fermo

Cerchio G21

Uno degli argomenti che mi stanno più a cuore è la riconversione e riattivazione di spazi abbandonati in poli culturali: attività e progetti che mirini, anche grazie a interventi di arte urbana, a riportare l’attenzione su un luogo e su un territorio di valore storico. E’ il caso dell’ex campo di prigionia di Fermo PG-70 nelle Marche, un’area di circa 20.000 mq, nel quartiere di Molini di Tenna a Fermo: utilizzata come campo di prigionia durante la II guerra mondiale, come campo di smistamento e in precedenza come linificio.
Un nuovo progetto promosso dall’associazione “Casa Comune” ha infatti l’obiettivo di riqualificare e recuperare il vecchio sito industriale abbandonato e farlo diventare un centro polifunzionale per ospitare le attività appartenenti a ciascuno di ambienti eterogenei, ma che hanno la stessa finalità comune di offrire risposte e servizi innovativi, caratterizzati da un approccio scientifico, ecologico e solidale, alle persone e del sistema produttivo locale, nonché le esigenze culturali e sociali della comunità locale.

A contribuire in maniera determinante al progetto l’artista Giulio Vesprini che per l’occasione ha trascorso diverso tempo a Fermo e, come sempre ispirato dalla storia del luogo e dalle caratteristiche del territorio, ha realizzato l’opera “Cerchio G21″: “per un secolo di storia passato attraverso le mura instrise di sudore, fatica, isolamento, sofferenza, speranza, disperazione e fuga… Oggi la sirena dell’Ex Campo di prigionia PG-70 torna a suonare per la rinascita e la ricostruzione anche attraverso i murales”.

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Come abbiamo visto precedentemente i suoi lavori su muro si caratterizzano attraverso due aspetti principali: da un lato le forme geometriche e astratte, dall’altro alcuni elementi di botanica. La sintesi dei segni è data dall’incontro tra la grafica e l’architettura, le due scuole che ha frequentato e grazie alle quali oggi può introdurre un tema fondamentale per la comprensione del lavoro: l’Archigrafia. La natura disegnata sui muri rappresenta per lui la rivincita sull’uomo, la natura si riprende ciò che era suo. All’interno include un fiore particolare: il papavero.
L’idea di questo fiore parte dal fatto che riesce a rappresentare se stesso anche in condizioni avverse, nasce nei posti più impensabili con pochissimo aiuto e questo fa di lui un vero fiore di strada.
Per il lavoro in Oltre Conceria il papavero assume un ruolo deciso, esso infatti è simbolo del giorno della memoria Simbolo delle due guerre, porta con sé tutta responsabilità di ricordare quei momenti ma è anche segno di rinascita “Il papavero che nasceva laddove i corpi cadevano per la libertà…”

Per maggiori informazioni:
Sito di Oltre Conceria” Prison Camp PG 70 / Sito di Giulio Vesprini 

Foto credits:
Caterina Marchetti e Marilena Imbrescia

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