Un pomeriggio a Roma con Riky Boy e The Other

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Chi legge Urban Lives conosce il mio amore per la street art nei posti abbandonati e sa quanto sia importante per me raccontare e incoraggiare giovani talenti. Lo scorso sabato tutto questo si è combinato, felicemente, in un unico pomeriggio. Ma andiamo con ordine.

Ho avuto modo di conoscere The Other, artista friulano, tramite Carne, suo compagno di avventure di strada e di eventi. Ho avuto modo di parlare di lui su Urban Lives in occasione di Elementi Sotterranei, precisamente la X edizione 2015 del festival internazionale di street art a Gemona, durante la quale ha appunto eseguito una combo con Carne e Calmo.
Di Riky Boy invece sono venuta a conoscenza durante il mio viaggio a Milano al Castello di Zak: le sue opere mi hanno immediatamente colpito. Da allora ho seguito i suoi lavori “a distanza”, ho scritto di lui ma soprattutto ci siamo sentiti, in attesa di un possibile incontro di persona.

Il caso vuole che due artisti, quasi coetanei, che non si conoscevano, si siano ritrovati a Roma nello stesso giorno: a me è sembrata l’occasione perfetta per conoscerli e per farli incontrare e dipingere.
Interessante inoltre che, seppur con stili diversi, entrambi abbiano un’ottima padronanza di pittura e bombolette, prediligano il figurativo perlopiù in bianco e nero ed amino smisuratamente dipingere in posti abbandonati.
Da bravi artisti di strada ex writer e con una buona preparazione artistica, hanno inoltre una visione molto simile e un background che li porta al confronto con gli altri, all’esplorazione, a un approccio rispettoso e attento del luogo in cui si dipinge.

L’incontro ha dato vita a un pomeriggio bellissimo, per cui ringrazio infinitamente Oscar Giampaoli, “co-organizzatore” dell’incursione urbana romana, nonché autore di molti degli scatti dell’articolo, insieme al mitico Valentino Bonacquisti.
I due artisti, in stanze diverse di un’ex fabbrica abbandonata a Roma, hanno confermato quello che già pensavo: ognuno a modo suo ha valorizzato il luogo, padroneggiato la sua tecnica (bombolette per The Other e asta e rullo per Riky Boy) e rispettato a livello cromatico e compositivo le superfici e i muri, sfruttandone le caratteristiche. E senza la paura di sperimentare.

Come mi piace fare tutte le volte che posso, ho lasciato che gli artisti parlassero dei loro pezzi.

RIKY BOY“Ho incontrato Oscar davanti a questo immenso scheletro di cemento e dopo aver fatto un giro e ascoltato la storia del posto, ho scelto la stanza più gettonata dai piccioni semplicemente perché ho sempre avuto una certa ammirazione per loro e per i volatili in generale. Il lavoro che ho fatto ne è la prova, ho ottimizzato l’habitat nel quale vivono con svariati tipi di zampe, costellazioni e colature. Inimmaginabile quanto l’atmosfera romana abbia fatto la sua parte nei miei lavori e in quelli di Other, Tommaso e Matteo. Incredibile davvero.

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Per quanto riguarda il volto a rullo è come se fosse lo specchio di ogni uomo, in particolare di chi non si vuole mai fermare e arrendere, di chi intraprende lunghi viaggi e chi prende tutto senza se né ma… Prendo molto spunto dalle esperienze che vivono delle persone che ho accanto.

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THE OTHER
: “Ricollegandomi alla storia del luogo in cui si trova il lavoro, ho voluto rappresentare la guarigione come trasformazione attraverso un gioco di rimandi formali tra la figura umana, catalizzatore di questo processo, e i tre vasi, posti a descrivere questa sintesi. coinvolgendo più elementi strutturali con la distribuzione dei vasi stessi si crea una traiettoria visiva che riassume la natura e la mobilità di una trasformazione fisica e spirituale.”

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Non vi dico la felicità di averli visti dipingere e di averli conosciuti di persona.
Un ringraziamento speciale a Riky Boy per essere stato il primo artista ad avermi dedicato un’opera.

Teneteli d’occhio entrambi perché, sono sicura, faranno grandi cose. In effetti, già le fanno.
Io, dal canto mio, continuerò a raccontare di loro e di tutti gli artisti, anche e soprattutto emergenti, che meritano di essere conosciuti e supportati. E che sono il futuro della street art (quella vera, ovviamente).



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