Viaggio con Dzia in Emilia Romagna: 4 giorni, 3 città, 7 murales

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È passato poco più di un mese dal mio viaggio in Italia, e più precisamente in Emilia Romagna, con l’artista belga Dzia: sono felicissima di potervelo finalmente raccontare.

Io e Dzia ci eravamo scritti e conosciuti diverso tempo fa in forma virtuale, condividendo l’amore per l’arte, per gli animali e, non ultimo, per i posti abbandonati.
Dopo uno scambio di messaggi e dopo aver appreso del suo grande amore per l’Italia, paese in cui ha soggiornato numerose volte, decido di scrivergli una lunga email per invitarlo alla Street art e Graffiti Jam alle Officine Reggiane: gli racconto la storia del luogo, gli parlo dell’opportunità di conoscere oltre 70 artisti, gli invio tante foto e mi offro, eventualmente, di accompagnarlo in qualche altra tappa. Senza esitare Dzia mi risponde di sì e dopo solo una settimana compra il biglietto dell’aereo per Bologna! Da lì inizia la progettazione di un intenso viaggio che prevede 3 città in 5 giorni, tanti muri, tanti spostamenti, tanti incontri, tante storie.

Dzia: natura, posti abbandonati, viaggi e spray

Proveniente da una famiglia di artisti, Dzia inizia a dipingere da giovanissimo, sperimentando tante tecniche e tanti stili diversi. Da circa due anni intraprende quello che è il suo attuale percorso artistico: uno stile figurativo con componenti astratti, colori molto accesi e, come soggetto artistico, una predilezione per soggetti animali.
Dzia vive in un piccolo paesino del Belgio e ama fare lunghi viaggi in macchina, in cerca di ispirazione, di paesaggi naturalistici e di luoghi abbandonati da esplorare. Ama dipingere da solo ma è aperto a collaborazioni, e più o meno una volta al mese si concede un viaggio all’estero per eventi, muri commissionati e incontri con altri artisti. Se viaggia da solo si lascia ispirare dai colori della natura e dalla fauna tipica del luogo ma quando in viaggio all’estero ama incontrare e dialogare con le persone, si lascia guidare nell’esplorazione dei territori, nella scoperta di storie ad esso legati e perfino nella scelta dei soggetti da dipingere.

Molto sensibile a tutto quello che riguarda natura, ambiente, cambiamenti climatici, allevamenti intensivi: un punto che ci accomuna fortemente e argomenti di cui abbiamo discusso a lungo durante il viaggio. Tutta la sua famiglia è vegetariana (come me), e tutti hanno uno stile di vita il più possibile naturale e a basso impatto ambientale.

Dzia è un vero artista indipendente: poche mostre e pochi festival (ben selezionati, come Bestiarium, a Roma), vendita diretta e in generale predilige eventi e progetti con un obiettivo sociale o fortemente legati al territorio.
Tecnica preferita gli spray, ma gli piacerebbe esplorare la pittura su muro con asta e rullo o asta e bomboletta. In Italia ha dipinto a Roma (tanti anni fa, ma il suo murale non c’è più), al Bunker di Torino e a Cagliari, ma gli piacerebbe tornare… in effetti gli ho strappato la promessa che tornerà presto.

Primo giorno: Bologna, Spazio Occupato Làbas

13119065_10153621177360665_4211445348563123013_nAppuntamento alla stazione di Bologna: vado a prenderlo e, nonostante la stanchezza per la sveglia all’alba e il lungo viaggio con scalo a Roma, lo trovo sorridente e con una grande voglia di esplorare la città e, soprattutto, di dipingere. Il tempo di lasciare i bagagli e di comprare le bombolette, arriviamo al Làbas quando il sole sta già per tramontare. Dopo aver fatto un giro dello spazio, in cui gli mostro il recente lavoro di Nemo’s ma anche le altre opere di Casciu, Barlo, Snem, Guerrilla Spam e tanti altri, ci viene incontro la gentilissima Letizia e poco dopo ci raggiunge Andrea Casciu. Avevo già raccontato a Dzia la storia del luogo e del collettivo che ha rigenerato l’ex caserma Masini dopo vent’anni di abbandono e degrado, e delle loro tante attività sociali di carattere cooperativo e solidale, ma Letizia ci aggiorna sulla situazione attuale e sul reale e imminente rischio di sgombro. Il Làbas chiede da mesi all’Amministrazione e a Cassa Depositi e Prestiti un confronto, un tavolo di trattativa, una soluzione sul futuro dell’ex caserma Masini. “Non è mai stato un problema giuridico, ma meramente politico: è possibile uscire dalla situazione di illegalità e revocare il sequestro. È possibile cambiare il Piano Operativo Comunale che prevede la costruzione di alberghi di lusso, appartamenti, ristoranti e uffici. È possibile anche fare un’offerta per comprare una parte dell’ex caserma. Tutto è possibile, se c’è la volontà politica di farlo. Ma loro vogliono sgomberarci, noi vogliamo resistere. Abbiamo raccolto migliaia di firme e abbiamo costituito un Comitato per la Tutela dell’ex caserma Masini che conta oltre 500 tesserati”.

Mentre continuiamo a parlare del Làbas e di Bologna, viene acceso il generatore e questo consente a Dzia di inizia a dipingere un grande elefante, a pochi passi da quello che, speriamo, la prossima estate sarà il bar del Làbas. Io e Casciu provvediamo alla sua cena (diversamente se ne sarebbe probabilmente dimenticato) mentre i ragazzi del Làbas, gentilissimi, gli portano la birra artigianale da loro autoprodotta. Vederlo dipingere è per me, che lo seguo da tanto, davvero una gioia: così come è una gioia ritrovarci tutti insieme a chiacchierate e a confrontarci su tante questioni e argomenti. Dzia è velocissimo: meno di due ore e l’opera è finita. La serata si conclude in un piccolo ma storico locale a pochi passi dal Labàs: il meritato riposo dopo una lunghissima e intensa giornata e prima della seconda più impegnativa tappa, Reggio Emilia.

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Secondo giorno a Reggio Emilia: Reggiane, tortelli e lambrusco

La mattina del secondo giorno partiamo da Bologna alla volta di Reggio Emilia: ci viene a prendere l’amico-artista Reve+ e insieme corriamo a comprare gli spray, prima che il negozio chiuda.
Il pranzo è forse il primo momento di pseudo-vacanza per Dzia: tortelli di zucca, parmigiano reggiano, lambrusco e il suo amato caffè italiano gli strappano un sorrisone, gli si legge negli occhi l’amore per la cucina e le tradizioni italiane.

Nel pomeriggio ci avviamo poi, finalmente, alle Officine Reggiane. Siamo in pochi il primo giorno, tutti radunati in un capannone: una decina di artisti, io e due fotografi. È una splendida giornata di sole e il capannone prescelto è davvero bello, poiché ricco di incolta vegetazione. Dzia, seppur incantato dal posto, esplora solo una piccola parte delle Reggiane, poiché l’entusiasmo e la voglia di dipingere lo portano a iniziare il prima possibile. E così, sempre con una rapidità incredibile, dà vita a un cervo, che sembra saltare fuori dai cespugli, e a una lepre, che sembra scappare dai cavi dell’alta tensione.

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È in questa occasione che l’artista mi racconta che spesso utilizza i puntini all’interno dei cerchi astratti dell’animale, per predisporre le zone prive di ombra, e mi racconta che i tanti impercettibili segni aggiuntivi sul pelo degli animali e intorno a loro servono per conferire al soggetto un effetto più realistico, di movimento.
Parlando invece delle Reggiane mi dice: “Avevi ragione, è un posto incredibile. Se ne avessi uno così in Belgio starei sempre qui!”.

La serata si conclude con quello che è uno dei più bei momenti di tutto il viaggio: una cena al ristorante con una ventina tra artisti locali e artisti venuti appositamente per la jam, tra cui Ale Senso venuta da Berlino e Astro Naut da Madrid. Seduta a capotavola sento un po’ la mancanza dei miei amici Reve+ e Collettivo FX, che avendo organizzato con me la Jam dell’indomani sono “colpevoli” di questo grande e incredibile raduno, ma mi guardo intorno felice e sorrido pensando alla magia del momento e alle connessioni che aumentano sempre di più, come se fossimo una grande famiglia.

Terzo giorno: jam alle Officine Reggiane

La “grande famiglia” del primo giorno a Reggio Emilia si allarga a dismisura: come già raccontato eravamo oltre 70 persone, realisticamente potrei dire quasi 100, in un clima allegro, sereno e produttivo. Nel mio peregrinare sono stati pochi i momenti di incontro con Dzia ma resto senza parole nello scoprire, a fine giornata, che oltre ad aver realizzare ben tre murales aveva parlato e conosciuto tante persone e soprattutto trovato anche il tempo di girare per esplorare le Reggiane, armato di macchina fotografica. Un po’ di confusione in testa per i troppi nomi da ricordare ma felicissimo e grato per questa esperienza. Anche questa giornata si conclude con una grande cena: tante risate e facce soddisfatte.

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Quarto giorno: murale all’OFF, giro di Modena e cena a Bologna

L’ultimo giorno abbiamo appuntamento a Modena con Mazz Elia, del giornale online Mo.Cu.e del collettivo di artisti Argemo, con cui ero in contattato da tanto per una parete del locale “Off” di Modena, punto di riferimento per i giovani modenesi, luogo prescelto da tante band italiane di musica indipendente e sede del Festival estivo estatOFF. All’Off ci accoglie Valerio Gilioli, che ci fa visitare il locale, racconta la storia e ci mostra il muro.

Prima di cominciare Dzia, come di consueto, tira fuori dal suo zaino una pila di fogli con disegni di animali. Come mi aveva precedentemente raccontato non ama cercare foto da Internet: in quanto utilizzate da altre milioni di persone nel mondo il disegno che ne risulterebbe sarebbe poco autentico. Per ovviare al problema ama acquistare nei mercatini libri usati di illustrazione, strappa le pagine e le porta sempre con sé. Ci chiede allora di scegliere tra quelli dei suoi fogli sparsi un animale da dipingere sul muro del locale, possibilmente tipico di quelle zone.
Tutti i presenti, tranne ovviamente me, elencano una lunga serie di specie, tra cui maiali, volpi, conigli, lupi… ma quello che attira la sua attenzione è l’unico di cui non conosco il termine in inglese, “la nutria”. I ragazzi ci raccontano allora che nell’estate di due anni fa Modena è stata colpita da una violenta alluvione, che ha provocato il crollo dell’argine sul fiume Secchia, con conseguente allagamento della zona del basso modenese.
A far scalpore all’epoca fu la non ammissione di colpe e responsabilità umane (e amministrative) dell’accaduto, a cui all’epoca la colpa fu imputata completamente alle povere nutrie e al loro articolato sistema di tane. La storia convince l’artista che ritiene una causa nobile regalare una nutria alla città di Modena.

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La giornata va avanti tra qualche pioggia sporadica, tante foto, tante chiacchierate e l’instancabile Dzia che si ferma solo per una breve pausa.
Una volta terminato è evidentemente soddisfatto: decide, prima di concludere, di aggiungere però una scritta rappresentativa, e si fa allora tradurre e scrivere in italiano “Tutta colpa delle nutrie”, che va ad aggiungere in alto a destra.
Salutiamo i fotografi Elena Leonelli e Dante Cavicchioli, che ringrazio tanto per le foto e la bella compagnia, e Valerio dell’OFF, e con Mazz Elia, che ringrazio altrettanto per la giornata e per il resoconto sul sito Mo.Cu., ci porta a fare un giro di Modena.

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Nel corso dei giorni precedenti io e Dzia abbiamo a lungo parlato di artisti italiani e, tra quelli che non conosceva, avevano destato la sua attenzione soprattutto Ericailcane e James Kalinda. A me e a Elia sembra quindi doveroso un giro alla scoperta delle opere del festival Icone, che ha entusiasmato talmente tanto sia Dzia che me (ne avevo visto solo una parte) da convincerci a rimandare di un’ora la partenza per Bologna, per vedere più cose possibile.
Al tramonto, stanchi ma felici, salutiamo e ringraziamo Elia e ripartiamo.

L’ultima serata ci concediamo una abbondante cena in una trattoria storica di Bologna e un’ultima lunga chiacchierata fiume. Tiriamo le somme di quattro giorni intensi di corse e di treni ma soprattutto di grandi emozioni, di storie, di panorami, di tradizioni, di racconti, di arte, di cultura, di cambiamento. Dzia sembra amare ancor più di prima l’Italia e questa è forse per me la soddisfazione più grande. Ce ne fossero di più di artisti così inclini al viaggio, al dialogo, alla scoperta.
Come dice lui stesso “4DAYS 7WALLS , italy, grtz”.
Ma sono io a ringraziare lui, e tutti gli artisti e le persone che ci hanno accolto con calore nel corso di questo bellissimo viaggio.
Dzia, ti aspettiamo in Italia!

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