Alla scoperta della street art di Atene, la nuova Berlino

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Qualche mese fa, incuriosita dalle altre “capitali europee della street art”, avevo avviato una ricerca su quelle che potevano essere le più interessanti realtà straniere da studiare e approfondire. Non che la scena nazionale mi stesse stretta, anzi, ma avvertivo la necessità di un confronto: avevo bisogno di capire in quali direzioni si stava andando all’estero, che tipo di attitudine, di eventi, di sperimentazioni, di iniziative, di tecniche andassero per la maggiore. La ricerca, però, durò poco a causa di impegni e progetti sopraggiunti: in quel lasso di tempo iniziai a chattare con diverse persone straniere, tra cui un ragazzo di Atene. Rimasi particolarmente colpita quando, parlando della scena locale, mi disse: “devi assolutamente passare di qui: Atene è la nuova Berlino!”. La frase mi incuriosì non poco.

Ironia della sorte, qualche mese dopo, per una serie di coincidenze casuali, di incontri e di inviti, le prime due tappe di questa esplorazione, che da semplice studio si è trasformata poi a settembre in viaggi e indagini sul campo, sono state proprio Berlino e Atene.
Un viaggio intenso, di due settimane, che si sarebbe rivelato entusiasmante e sorprendente, al di sopra di ogni aspettativa. E che mi avrebbe fatto scoprire che quel ragazzo di Atene non aveva poi tutti i torti.

Tappa improvvisata ad Atene: più che un viaggio una sfida

Se per la maggior parte delle persone organizzare un viaggio è fonte di stress per me è sempre stato semplice e quasi divertente. Sarà anche per la costanza dei miei spostamenti in questi ultimi due anni, ma ritrovarmi a organizzare all’ultimo minuto quelle che potrebbero erroneamente apparire come “le mie vacanze estive”, ma che di vacanza hanno avuto ben poco, è stato un gioco da ragazzi. Provata da un’estate di lavoro intenso e ritrovandomi a fare i conti con l’impossibilità di partire con gli amici, che le vacanze se l’erano già fatte da un pezzo, decido di partire per Berlino a inizio settembre, comprando un biglietto di sola andata. Avevo però tanti giorni a disposizione e mi sembrava un peccato non approfittarne: valutando quindi qualche invito sparso, di amici, conoscenti o appassionati di street art, la mia scelta ricade su Monaco e su Atene. A decidere alla fine è il caso: trovo un volo che costa solo 30 euro da Berlino ad Atene e lo compro subito. Prima di prenotare mi sono scritta, come faccio sempre, con alcuni locali, che si sono dimostrati gentilissimi e che si sono offerti di incontrarmi, per un’intervista o un tour di street art. Inoltre, anche se per soli due giorni, ero già stata ad Atene circa quattro anni fa e me ne ero già innamorata. Insomma, un viaggio improvvisato, ma con tutti i presupposti giusti.

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Opera di Os Gemeos, Gazi

Primi tre giorni ad Atene: tanti chilometri percorsi, tanta confusione, posti stupendi

I primi tre giorni ad Atene, un po’ scombussolata dal cambiamento Germania-Grecia, due scenari e due climi completamente diversi, e dall’ultima insonne notte berlinese, li trascorro tentando di ambientarmi e girando come una trottola. Per un motivo o per un altro buona parte degli appuntamenti che avevo sono saltati ma, senza perdermi d’animo e senza sprecare un solo momento della vacanza, mi armo di Google Maps e, facendo affidamento sulle poche informazioni trovate in Internet, tra cui un interessante articolo di Giulia Blocal, sfido il caldo umido e le strade dai nomi impronunciabili e parto alla volta dei quartieri più famosi: Metaxourgeio, Gazi e alcune strade di Psyrri. Mi perdo più volte, come è giusto che sia per esplorare a fondo le zone di una nuova città, e ogni giorno cammino senza sosta per qualcosa come 7 ore. Tre giorni frenetici, senza riposo, in cui cerco il più possibile di documentare sui social di Urban Lives alcune delle mie tappe: ma ho una gran confusione in testa, mi imbatto in opere bellissime di cui non conosco l’autore e finisco col pubblicare soprattutto opere di arte pubblica e poca arte di strada spontanea. Proprio il contrario di quello che è in genere il mio intento.

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Opera di WD Wild Drawing

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“Access control”, opera di INO a Gazi

Avrei compreso solo dopo che questo inizio di viaggio un po’ incerto, comunque ricco di emozioni e di scoperte, era comunque necessario: Atene è una città grande, ricca di diversità e di grandi contraddizioni e per comprenderla a pieno, un po’ come Roma, va esplorata nella sua interezza. Possibilmente con dei locali.
Al di là dei grandi muri di arte pubblica, qualcuno tecnicamente e artisticamente davvero interessante, qualcun altro banale e deludente, quello che mi sbalordisce davvero è l’impressionante quantità di arte illegale, a cui spesso corrisponde anche un’ottima qualità o comunque degli aspetti apprezzabili, sul piano creativo e concettuale. Per le coloratissime strade del centro è possibile imbattersi in ogni possibile tecnica e rappresentazione: sticker, calligrammi, stencil colorati, poster, graffiti nei posti più impensati, grandi scritte realizzate con l’estintore su facciate di palazzi abbandonati, opere pittoriche politiche, polemiche, allegre, ironiche, descrittive o site specific; tantissime le scritte, isolate o di accompagnamento a murales, purtroppo quasi tutte in greco e quindi per me incomprensibili. Insomma, un vero e proprio bombardamento di creatività di cui si diventa rapidamente dipendenti, in una costante caccia tra i vicoli.
Durante le mie lunghe camminate scopro con piacere anche tanti pezzi, sparsi qua e là, degli amici italiani Bibbito, Astro Naut e Mister Dada, che erano passati per Atene un’estate fa, e tantissimi graffiti dei 1UP crew, incontrati la settimana prima a Berlino.

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Opera di Bibbito + MrDada

IMG_20160907_084442Il primo confuso ma avvincente avvicinamento alla scena locale di street art va di pari passo, ovviamente, con l’altrettanto confusa ma affascinante scoperta della città di Atene: trovo infatti disarmante il contrasto ravvicinato tra zone povere e zone benestanti, ristoranti di lusso e senzatetto, strade sporche e malfamate a pochi passi da piazze centrali e turistiche, muri immacolati e muri letteralmente tappezzati di scritte, tag e graffiti, abitazioni moderne intervallate da case in stato di abbandono. Senza tenere conto dei ritmi frenetici: Atene è una città che non si ferma mai, neppur di domenica. Fatta eccezione per alcune zone semi deserte si ha la sensazione di vedere tutti i cittadini costantemente riversati nelle strade e nelle piazze, un segnale positivo considerato il periodo di crisi: gente che mangia a tutte le ore del giorno e della notte, che conversa, che ride e scherza e che trascorre tanto tempo su una panchina o in uno dei tantissimi punti di ritrovo della città. Lo stato di indigenza di molti è papabile ma lo è altrettanto la voglia di reagire e andare avanti.

Pomeriggio nello studio di Don Forty e Blaqk

Una piacevole parentesi di questi primi giorni di esplorazione incessante, è stata la visita allo studio di Blaqk e Don Forty, in compagnia di quest’ultimo. Sebbene molto impegnato per un lavoro e una consegna imminente trascorriamo insieme 2-3 ore, sorseggiando birra e chiacchierando di tanti argomenti. Oltre a presentarci con calma (ci eravamo scritti diverse volte in precedenza ma più che altro brevi conversazioni in attesa di vederci) ci confrontiamo inizialmente su diverse tematiche ampie, andando a toccare diversi aspetti della street art.
Artisticamente impegnato su tanti fronti, dall’illustrazione alla grafica, Don Forty mi racconta di aver intrapreso il percorso della street art da circa due anni, realizzando opere per le strade della città e in fabbriche abbandonate: è soprattutto su queste ultime che si sofferma a lungo. Amante delle delle gocciolature e dell’improvvisazione, ama dipingere rapidamente, senza bozzetti, sempre guidato e ispirato dai luoghi e dalle superfici, utilizzando solo asta, acqua e colore, niente di più; per lui l’arte è l’espressione più vera delle sue emozioni. I suoi soggetti preferiti sono quelli del mondo animale e vegetale.
Una delle opere a cui è particolarmente legato è chiamata la “Foresta Nera”, un intero capannone abbandonato dipinto da lui, in cui segni astratti, acqua ed elementi naturalistici conferiscono al luogo un aspetto ancora più cupo, quasi spettrale, trasportano lo spettatore in un fitto e tetro paesaggio che trasuda acqua e vita: molto più di un murale, è un progetto solo apparentemente semplice e dalla grande potenza visiva.
Da sempre affascinato dallo studio dei materiali, Don Forty sta recentemente focalizzando il suo studio e le sue sperimentazioni pittoriche su pietre e minerali.

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Parlando della sua produzione artistica, sono altrettanto interessanti le sue installazioni, realizzate in base a temi specifici e spesso costruite con elementi naturali quali rami e sabbia o con oggetti trovati in strada. Mi parla e mi mostra anche le tante collaborazioni con gli amici Blaqk, la cui fusione artistica dà vita a una combinazione di astrattismo e figurativo, il tutto a volte accompagnato da calligrammi.
Lo studio è ricco di sorprese: tante combo, tanti esperimenti, alcune t-shirt preparate per una recente giornata di “open studio” e in generale tantissimi pezzi unici, tutti realizzati a mano. Mi racconta l’artista che in Grecia il mercato delle serigrafie e delle stampe è quasi inesistente e che a lui, in ogni caso, piace di più l’idea di vendere opere originali.
Parlando della scena di street art in Grecia mi dice che i suoi artisti preferiti sono Stelios Faitakis e Vasmoulakis, ma che la scena ateniese di street art è davvero ampia e interessante: mi segnala e consiglia infatti tre nomi di artisti da contattare nei giorni successivi. Insomma, un incontro davvero interessante, con un artista che spero di rivedere presto e che, sono sicura, farà tanta strada nel mondo della street art e non solo.

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Muralismo e graffiti con JDL Street art e Ints

IMG_20160906_190230Altro incontro significativo dei primi giorni quello che non la writer e “street artist” JDL Street art, di Amsterdam, e del writer di Atene Ints. Nella stessa giornata ho il piacere di vederli dipingere ma soprattutto di trascorrere una bella serata insieme a loro e ad altri ragazzi di Atene. Nel pomeriggio conosco prima lei, una ragazza giovanissima ma con grinta da vendere e un grande talento artistico. La conosco mentre è intenta a realizzare un’opera sui muri esterni di una scuola: come mi spiega successivamente il ritratto della donna che ha rappresentato fa parte di una serie di opere, ciascuna concepita come la rappresentazione di un mix di culture, un cocktail di due differenti tratti somatici. L’intento è infatti quello di fare luce su problemi quali discriminazione e razzismo, in particolare in una città come Atene in cui il numero dei rifugiati è in aumento, così come quello degli abusi subiti. La scritta, che realizza Ints sotto il volto della donna, è un chiaro invito a riflettere su diritti e uguaglianza: “’we are all children of the world’.
Pur portando avanti con passione e talento la sua carriera da “muralista” il primo grande amore di JDL è il graffiti writing: la sera usciamo infatti insieme a Ints, noto writer di Atene, attivo dal ’99, nonché fondatore di PhattCaps, una “Worldwide Graffiti Community” nata nel 2012, per una piccola jam da lui organizzata in un parcheggio semi-abbandonato.
Una bellissima serata nel corso della quale ho anche modo di conversare a lungo con Ints della grande scena locale di graffiti writing: tantissime sono le crew attive e le hall of fame. Talmente tante le cose da vedere che, gentilissimo, prende il mio blocco e mi scrive un elenco lunghissimo di spot, stazioni, quartieri, strade: tappe fondamentali per conoscere e ammirare i graffiti locali. Alcuni dei suoi consigli li ho poi messi in pratica e si sono rivelati utilissimi, gli altri li conservo per il prossimo viaggio ad Atene! Ho avuto poi modo, nell’arco della serata, di trascorrere anche un po’ di tempo con un gruppo di giovanissimi aspiranti writer alle prime armi: parlando con loro mi inizio a rendere conto di quanto sia difficile la vita ad Atene. Tutti studiano sodo e lavorano altrettanto, nessuno ha mai avuto i soldi o l’opportunità di viaggiare, qualcuno sogna a occhi aperti di poter, un giorno, provare altre strade all’estero… ma anche solo i soldi per il biglietto aereo sono un problema. Nonostante tutto sono un gruppo affiatato, desideroso di comunicare e di dare sfogo alla loro creatività, armati di bombolette spray.

Il vero inizio: incontro con Nar e con altri artisti locali a Psyrri

Nonostante qualche bell’incontro e tante belle scoperte arrivo al quinto giorno un po’ provata, vuoi per le grandi distanze e il non avere una guida locale, vuoi per la tanta stanchezza accumulata e il pensiero di avere ancora tre giorni prima del ritorno a Roma, non avendo trovato un volo a un prezzo accettabile prima del lunedì. Nei giorni precedenti ho scritto ai tre contatti che mi aveva dato Don Forty, chiedendo l’amicizia su Facebook, ma non ho ricevuto risposte. In attesa che il vento tornasse a soffiare nella giusta direzione decido di avventurarmi alla volta di Exarchia, quartiere anarchico di Atene, da qualcuno esageratamente ed erroneamente descritto come luogo malfamato pieno di criminali in cui “anche solo scattare una foto può essere pericoloso”. Fatemi dire che sono tutte stronzate, come avrei poi scoperto, e come vi dirò più avanti. Decidendo di ignorare queste opinioni mi studio la strada migliore per arrivarci a piedi: incredibile ma vero, i problemi non sono arrivati in Exarchia ma nel quartiere limitrofo. Mi si avvicina infatti più e più volte un ragazzo in motorino: gentilmente gli dico di avere un appuntamento da lì a una ventina di minuti. Il tipo però non si arrende e continua a inseguirmi. Quando capisco le sue reali intenzioni lo mando, altrettanto gentilmente, a fanculo e mi allontano più velocemente possibile, finendo col perdermi.
Per fortuna lo semino ma decido di rinunciare a Exarchia e di procedere in direzione di una delle poche fermate della metro che conosco bene, quella di Monastiraki.
Pur desiderosa di allontanarmi prima possibile, quando avvisto un murale sulla sinistra decido di ignorare le indicazioni di Google Maps e di seguire l’istinto. Quello che mi ritrovo davanti mi lascia a bocca aperta: scopro di essere nel cuore del quartiere Psyrri, che a lungo avevo cercato invano nei giorni precedenti, una delle tappe fondamentali per scoprire la scena di street art locale.

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Opera di David Shillinglaw + Malarko a Psyrri

Mentre sto finendo di scattare foto mi si avvicina all’improvviso un ragazzo che, indicandomi, mi chiede se sono italiana. Tra me e me penso “ci risiamo, oggi tutte a me”, ma gli rispondo scherzosamente e iniziamo a chiacchierare. Dopo un paio di minuti finalmente mi dice di essere un artista a cui avevo chiesto l’amicizia su Facebook; mi ha riconosciuta, grazie alla foto sul profilo Facebook, dai capelli rossi e dai tatuaggi. Parlando scopro che il mio messaggio non lo ha mai ricevuto, e capisco che era probabilmente finito nello spam. È proprio vero che le cose belle arrivano quando meno te le aspetti: questo incontro casuale si rivela essere la svolta della mia permanenza ad Atene. Nar si offre infatti di accompagnarmi a fare un giro e di rispondere a tutte le mie domande e alle mie curiosità sulla sua arte e sulla scena locale.
Finalmente, grazie a lui, inizia la mia vera indagine sul campo, partendo da Psyrri e Metaxourgeio.

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Artisti vari; Metaxourgeio

L“abandoned art” di Nar in una fabbrica abbandonata di Atene

IMG_20160910_135821L’indomani abbiamo appuntamento prestissimo per andare a esplorare, finalmente, una fabbrica abbandonata dove sono presenti alcuni dei suoi recenti lavori, che non vedo l’ora di vedere dal vivo. Prima di prendere la metro mi porta a fare colazione e a bere “la migliore spremuta d’arancia di Atene”, e lo è davvero, e grazie al bicchierone e alla cannuccia di plastica (che ancora conservo nella mia borsa) da il via a una lunga e interessante chiacchierata e sulla dispersione e l’accumulo di plastica e il conseguente impatto ambientale. L’artista mi racconta che sono pochissime le persone in Grecia realmente sensibili a queste problematiche. Trovo interessante quanto questo suo interesse per l’ambiente e l’importanza di non disperdere sostanze nocive e inquinanti rientri in un discorso più ampio: la sua “abandoned art”, realizzata in situ e site specific, ha come base proprio il riutilizzo di materiali poveri, spesso recuperati in strada dopo essere stati gettati. Il suo è un riciclo creativo e simbolico che vuole sensibilizzare il fruitore verso queste tematiche. Un’arte che ridà vita, opere e installazioni dalla forte potenza comunicativa; con gli oggetti trovati vengono infatti realizzate scritte, a volte politiche, divertenti o erotiche, e i suoi lavori includono l’utilizzo di pittura e spray e di altri materiali quali chiodi, bottoni, fili.
Trascorriamo la mattinata proprio a osservare e fotografare alcune di queste opere, presenti all’interno di una grande fabbrica abbandonata. Una volta arrivati mi stupisce la facilità di accesso e, quando lo faccio notare a lui, mi risponde che “alla polizia non interessano queste cose”, una frase che avrei sentito più volte ripetere anche da altri artisti nei giorni successivi, riferendosi a scritte e murales illegali in città.
IMG_20160919_003417La fabbrica è una delle più degradate che io abbia mai visto, ma con i suoi tre piani, con l’assenza di interi muri e parti di soffitto e con oggetti perfettamente conservati, risulta a dir poco affascinante. A rendere il luogo ancora più suggestivo le originali e sorprendenti installazioni di Nar: colonne e materassi ricoperti di coloratissimi vestiti e lenzuola usati e appartenuti a rifugiati e scritte gocciolanti o sfavillanti, che hanno su di me un forte impatto emozionale. È questo che in primis vuole provocare l’artista, la meraviglia dello spettatore. Non posso fare a meno di chiedermi quanto tempo, riflessione e pazienza abbiano richiesto tutti questi lavori; a confermarlo è l’artista che, mentre percorriamo le stanze impolverate e sospese nel tempo, mi dice di voler impiegare tutte le sue energie in ogni singolo lavoro “come se fosse l’ultimo, il suo capolavoro”. Mentre mi aggiro per la fabbrica mi soffermo ad ammirare anche scritte e opere astratte di Blacq e scatto una quantità impressionante di foto.
Una volta finito il giro torniamo verso Psyrri, dovrei avrei trascorso l’intero pomeriggio in compagnia sua e di altri artisti, vagando per il quartiere, facendo la spola con un fantastico forno dove finalmente ho l’opportunità di provare alcuni piatti tipici, e trascorro tanto tempo nelle due gallerie di arte urbana, ovvero Exit e Sarri 12.
Finalmente assaporo la vera Atene, mi confronto con la gente, vivo la loro quotidianità. Sarebbe stato solo il preambolo di un’ultima giornata perfetta.

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La vera Atene: Exarchia e la cerchia di artisti di Psyrri

IMG_20160911_170245A ripensarci oggi mi sembra quasi incredibile quante esperienze abbia vissuto, con quante persone abbia parlato e quante cose abbia visto in un solo giorno.
La mattinata mi sono finalmente incamminata alla volta di Exarchia, imperdibile quartiere ribelle e anarchico. Da tanti anni gli artisti arrivano da tutto il mondo e si recano in questo quartiere dipingendo ovunque liberamente, grazie alla permissiva politica locale. Opere di ogni tipo e di ogni grandezza, che spesso (ma non sempre) alimentano e supportano il dissenso e la protesta politica e sociale. L’unico modo per esplorare il quartiere è quello di vagare e di perdersi tra i vicoli: io ci trascorro circa due ore ma temo di aver visto la metà di quello che c’era da vedere… un altro buon motivo per tornare! Il bombardamento di arte vi farà letteralmente girare la testa e rimarrete a bocca aperta davanti alcune strade e alcune imponenti facciate di palazzi, completamente ricoperte di graffiti e murales.

 

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La tappa successiva è nuovamente Psyrri dove ho appuntamento con Nar e altri artisti. Quella che mi trovo davanti in queste due ultime giornate è più di un gruppo di amici artisti, è una famiglia. Tutti accomunati da una passione viscerale per l’arte, di strada e non solo, e da un atteggiamento positivo e collaborativo, mi hanno davvero fatto sentire a casa e hanno fatto tutto il possibile per mostrarmi la loro realtà, la loro quotidianità e le loro problematiche. Mi raccontano che quasi tutti provengono dal graffiti writing e tutti sono profondamente legati all’arte di strada non autorizzata. Dipingere per le strade di Atene non sembra essere poi così difficile e questo consente loro di dare ampio sfogo alla creatività. Se l’attitudine verso la strada è la stessa per tutti, diverse sono le tecniche, gli stili e soprattutto i messaggi che si desidera lanciare. Non solo protesta ma anche ironia, allegria, messaggi positivi. L’unione fa la forza, come forse in poche altre scene di street art esistenti: ci si aiuta a vicenda, confronta, consiglia, si lavora a progetti comuni, si lotta insieme, ci si concentra sull’arte, cercando di non pensare alle difficoltà economiche. I problemi infatti sono evidenti, c’è chi, nonostante i prezzi bassi, ha dovuto smettere di bere alcolici e fumare, chi fa tre lavori, chi dorme tre ore a notte per poter dividersi tra studio e arte e chi il lavoro creativo se lo inventa. Ma non si smette mai di sorridere.

Per comprendere al meglio la scena locale mi consigliano un documentario girato due anni fa, che consiglio a mia volta a voi. Evidente anche il disappunto e la rabbia generale per la quasi totale assenza di iniziative in cui poter dipingere o lavorare, problema soprattutto della città di Atene, un po’ meno dell’altro “cuore della street art”, Salonicco.
Ad Atene gli artisti rimpiangono il fermento che c’era fino a un paio di anni fa con iniziative quali “No Respect”, una mostra collettiva con 40 graffiti writer e street art artist, presso il centro culturale, poi chiuso, Onassis Cultural Center, o come il vicino Beach Street Festival un grande raduno di Street Music & Graffiti Festival nell’isola di Lesbos, che voleva essere un accasione di incontro di artisti internazionali.
Mi dicono che negli ultimi due anni, le sporadiche iniziative locali, quali l’Athens Street art festival, hanno coinvolto quasi esclusivamente artisti stranieri, tagliando fuori la scena locale. Ma a prescindere dalle tante difficoltà c’è, appunto, un clima disteso e tanta voglia di rimboccarsi le maniche e di cercare o di dare vita a nuove opportunità.

Oltre a collaborare ognuno ha poi un suo percorso artistico personale e sono diversi gli artisti che viaggiano all’estero o che espongono sia ad Atene che in altre città, in mostre personali o collettive. Tra gli artisti che ho avuto il grande piacere di conoscere Exit (grazie per le belle chiacchierate!), Cacao Rocks e N_Grams di cui ho avuto il piacere di visitare i rispettivi studi, This is Opium e infine il tatuatore Zofos e il writer Pars con cui ho parlato a lungo dello Street Art Festival Thessaloniki e di graffiti.

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Opera di Os Gemeos

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Opera di Thisisopium, Psyrri

Un ringraziamento speciale al gentilissimo WD street art (Wild Drawing) con cui ho avuto un bello scambio di email una volta tornata a Roma, così come Dimitris Ntokos.
Quello che mi colpisce davvero è la semplicità, la disponibilità e la gentilezza di tutti, la voglia di raccontarsi e di mostrarmi lavori o pezzi realizzati in strada. Non credo che ringrazierò mai abbastanza Exit per avermi mostrato un pezzo illegale degli Os Gemeos, straordinario e altrimenti impossibile per me da trovare.
Tra chiacchierate, confronti (anche sulla scena italiana), felafel, birre, la giornata è davvero intensa e ricca di emozioni. Il pomeriggio si conclude nello studio di Cacao Rocks, tutti seduti in cerchio a chiacchierare, e quando arriva il momento di andare via devo ammettere che è davvero difficile salutare tutti. Cacao Rocks mi regala il catalogo di una mostra, e mi scrive una dedica, dicendomi di leggerla una volta tornata.
A fine giornata, prima di tornare a casa, un’ultima chiacchierata con Nar, con cui ho parlato a lungo anche di un prossimo progetto in Italia, e un saluto prima di riprendere la metro.

Ancora una volta, come a Berlino, mi incammino con le lacrime agli occhi, con un misto di sensazioni, ricordi e pensieri e soprattutto con la consapevolezza di aver instaurato un legame profondo che non può essere spezzato. Sospiro felice, in attesa del prossimo imminente ritorno nella complicata, vitale, ribelle, meravigliosa città di Atene.
E sfoglio il libro di Cocoa su cui trovo la scritta “Athens is the new Berlin“. Ha proprio ragione.

Foto credits: Ivana De Innocentis

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Opera di EXIT

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Opera di Pavlos Tsakonas, Manolis Anastasakos e Kretsis

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Opera di WD Wild Drawing in Exarchia

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Cortile dipinto a Psyrri

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Opera di Dimitris Taxis

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Graffito di 1UP crew (Berlino)

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Opera di INO + graffiti a Exarchia

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Opera di Alexandros Vasmoulakis

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Opera di Dreyk The Pirate + Malakkai e Lints_mclh a Gazi

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2 Comments

  • Giulia Blocal scrive:

    Che bel racconto! Sembra proprio che ti sei divertita un sacco ad Atene! Io finalmente ritorno nella capitale greca dopodomani, non vedo l’ora! :) Andrò a caccia del pezzo dei Os Gemeos, ahahah! Appena torno ci becchiamo che so già che ti dovrò raccontare tante cose: Atene, come anche tu hai potuto vedere, riserva sempre sorprese e colpi di scena! :)
    ps. Grazie per aver citato il mio post sulla street art ad Atene!

    • UrbanLives UrbanLives scrive:

      Grazie per il bel commento! Buon ritorno nella nostra amata città, non vedo l’ora di scambiarci un fiume di parole sulle nostre esperienze ad Atene! Salutami la splendida città e quando passi a vedere gli Os Gemeos perlustra bene la zona, piena di murales e graffiti (anche in alto!). Baci!

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