L’altra faccia di Urban Lives: aneddoti, retroscena, sogni realizzati

Figura 4.76 -Ivana De Innocentis e opera di Irwin e Luogocomune per Rurales Modena, Foto di Alessandro Gallerani - NUOVA

restart io reve piùIl concetto di casa è del tutto personale: può essere un luogo, una città, un abbraccio. Ma non è così per tutti i viaggiatori. Mi viene in mente una conversazione di un anno fa, con uno del Collettivo FX: mi disse che lui, la sensazione di “casa”, la avvertiva dappertutto. Per me allora non era così, e non riuscivo a comprendere perché. Ora lo so, ora ho capito che il sentirsi a casa è prima di tutto uno stato mentale. Adesso, a pochi giorni dal mio ritorno ad Atene, so che lì mi sentirò di nuovo a casa, e so che questa sensazione mi accompagnerà per tutto il viaggio. Lo so perché Urban Lives e i miei viaggi in giro per l’Italia e per l’estero, a caccia di muri e di storie, sono la cosa più bella che mi potesse capitare, mi hanno cambiata per sempre e sono grata per questi due anni intensi. Credo inoltre di poter affermare che mai come quest’ultimo anno sono entrata in connessione con gli artisti. Viaggiare è diventato più facile, anche da sola, anche in paesi diversi, anche in situazioni avverse. Forse è merito di tanta esperienza, forse sono cambiata io, o forse quel sentore di “casa” mi fa avvicinare agli altri con più semplicità e rapidità. L’ultimo anno è stato davvero determinante per Urban Lives, e già guardo con entusiasmo al prossimo e ai prossimi progetti.

2016: anno di svolta, di eventi, progetti, riflessioni

Se il primo anno di Urban Lives è iniziato a Torino e finito a Roma, il secondo anno è stato quello del “nomadismo”. Grazie a un lavoro a Roma e altri a distanza che mi permettono una gestione elastica del mio tempo, ho portato avanti e intensificato i miei viaggi-reportage di arte di strada, tanto da indurre i miei amici alla ormai consueta domanda di rito “Ivà, oggi dove ti trovi?“. Il 2016 è stato un anno indimenticabile: viaggi tematici, interviste entusiasmanti, articoli-reportage sempre più lunghi e dettagliati, eventi organizzati, progetti portati avanti insieme agli artisti, dibattiti e tavole rotonde sull’arte urbana a cui ho preso parte come relatrice (Faccia al Muro a Firenze, Urban Talks al Museo Bilotti di Roma), i primi viaggi all’estero alla scoperta di altre scene e altri luoghi, le prime esperienze veramente hardcore (qui si aprirebbe un capitolo lunghissimo ma non mi pare la sede adatta), l’amore ritrovato per il graffiti writing e molto altro ancora. Dodici mesi che mi appaiono come una vita intera di esperienze. In tanti mi hanno fatto notare che il mio blog è impregnato di entusiasmo e di energia positiva, e forse è stato uno dei complimenti più belli che ho ricevuto in questi due anni. Perché nonostante i sacrifici, la stanchezza, i momenti di sconforto in cui vorrei mollare tutto, alla fine quello che è il vero motore di questo progetto è la mia passione, che ogni giorno da quando è nato Urban Lives spero di trasmettere anche a voi lettori.
Per questo, dopo un anno tanto significativo della mia vita da “street art blogger”, nonché della mia vita in generale, ho deciso di condividere con voi quelli che sono stati i momenti più emozionanti del 2016 (in ordine sparso, sperando di non dimenticare niente):

1) Il tramonto dopo la visita alla fabbrica abbandonata a Varese
È passato più di un anno da quel momento eppure sembra ieri. Io, Pepecoibermuda, Nikka, RikyBoy e Andrea Cherico, nell’ultimo giorno di un lungo viaggio in Lombardia trascorso con artisti, in fabbriche abbandonate. È stato uno dei viaggi più complessi da un punto di vista organizzativo ma di cui sono più fiera: tante tappe, tanti artisti coinvolti. Osservando il tramonto ho sospirato incredula, per le magiche connessioni che si erano create, per i luoghi dismessi mozzafiato, per aver dato il via a una serie di viaggi in cui Urban Lives era il collante tra persone. Non sapevo che da lì a poco avrei perso il treno, e avrei trascorso un’ultima bellissima giornata in compagnia del mio grande amico RikyBoy.

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2) Le giornate a Como con El Tilf, Blackwan e Danilo Vadis
Quello che adoro quando sono in viaggio con artisti è vivere la loro quotidianità, dal caffè la mattina fino alle chiacchierate notturne con sigaretta sul balcone. A Como, come in poche altre occasioni in questi due anni, gli artisti mi hanno accolto a braccia aperte, mi hanno fatto assaporare le loro abitudini, mi hanno fatto sentire “una di loro”. Chiacchiere al bar con gli amici di sempre, libri da sfogliare, giretto nelle loro fabbriche preferite, piatto di pasta in famiglia e lunghe serate a parlare di tutto, a ruota libera, di viaggi, storie, pensieri sparsi, aneddoti, sogni, musica, follie. Como, città di persone vere, semplici ma geniali e dal cuore grande.

3) L’arrivo a Cento, per la jam di Rurales Emilia
Strane sinergie mi sono capitate in quest’ultimo anno, una di queste si è verificata alla jam nella splendida campagna vicino Modena. Luogo perfetto, tempo perfetto, affiatamento perfetto, anche tra persone che non si erano mai incontrate prima (io, ad esempio, incontravo finalmente di persona l’artista Barlo, residente a Hong Kong, dopo mesi di chattate fiume) e quella strana sensazione di essere sospesi in un luogo senza tempo, lontano dalla civiltà.

4) Il viaggio in treno per andare a conoscere Irwin (ADR crew)
Uno degli episodi più straordinari del 2016 è stato senza dubbio l’aver scovato Irwin, writer e artista di talento che aveva seminato i suoi cani in giro per l’Italia. Dopo quasi due anni di ricerche riesco a parlarci al telefono e senza pensarci troppo decido di partire appena possibile per andarlo a conoscere di persona. Non sono mai stata così felice di prendere un treno, pieno di aspettative e di gioia. Finalmente, dopo un numero infinito di viaggi, osservavo i suoi cani che tanto mi avevano fatto compagnia, per tutto il lungolinea di Firenze, ma stavolta con un nodo alla gola. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe poi nata una bella amicizia e che da quel momento in poi ci saremmo rincontrati tante volte e sempre in città diverse. Tutto merito dei suoi cani, della mia perseveranza e del fotografo Walls of Milano che ci ha messi in contatto.

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5) La prima volta che ho incontrato Ericailcane
Dopo due anni di artisti e di esperienze pazzesche quella sensazione da “fan impacciata” del primo mese di Urban Lives è solo un lontanissimo ricordo. Ora sono praticamente sempre a mio agio e rimpiango quasi un po’ quel sapore di scoperta iniziale e le “farfalle nello stomaco”. Uno dei pochissimi artisti con cui ho riprovato questa sensazione, nascondendola (spero) bene, è uno dei preferiti da sempre, Ericailcane. Ecco, immaginate che situazione strana conoscere uno dei vostri idoli in uno studio di tatuaggi che vi tatua una sua opera, disegnata apposta per voi. Ancora più strano pensare adesso che da lì a un mese ci saremmo ritrovati a vincere insieme a biliardino al Clorofilla Festival a Belluno.
Ve l’avevo detto che è stato un anno incredibile.

6) Gli abbracci e le lacrime alle Officine Reggiane, e la jam del 1 maggio
Chi ha seguito con costanza il blog sa con quanta frequenza sia andata a Reggio Emilia, quali forti legami abbia stretto con alcuni degli artisti della scena locale ma soprattutto sa quali sono le situazioni emozionanti di rito: abbracci con gli artisti, serate di gruppo sempre a base (indovinate un po’?) di tortelli e lambrusco ma soprattutto l’immancabile “effetto lacrimone” di quando arrivo alle Officine Reggiane, anche soprannominate “la mia seconda casa”. È stato così ogni volta, per tutto il 2015 e tutto il 2016, non ci posso fare niente. Non vi dico poi l’emozione quando nella mia “seconda casa” ci ho addirittura organizzato una jam con oltre 70 artisti, venuti dall’Italia e dall’estero. Aspetto già con ansia il prossimo ritorno con lacrimone alle Reggiane.

7) L’ospitata da DEM prima della “pittata campestre” vicino Lodi
Il premio per “Il viaggio più pazzo del 2016” è stato Milano-Parma-Reggio Emilia-Lodi-Bologna in una settimana, d’inverno, con uno zaino da campeggio più grande di me e con una scaletta di mille appuntamenti, tra cui quello con James Kalinda a Parma per il secondo bellissimo tatuaggio che ho, fatto da lui (una seduta di 4 ore e mezza con tante chiacchiere e risate e una bella birra conclusiva).

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Il viaggio è stato un avvicendarsi di momenti pazzeschi, dalla dedica di Blek Le Rat a Urban Lives, a una serie di divertenti momenti e figure di merde con artisti famosi della scena di Milano, alla foto ricordo con Federica Belmonte, RikyBoy ed Espi al Leoncavallo… e tanti, tanti ancora. Dopo 5 giorni frenetici con poche ore di sonno, troppe emozioni, chilometri macinati e letti scomodi, sono stata ospitata da DEM, che conoscevo di persona per la prima volta. Circondata da maschere, ossa animali, quadri, libri storici fuori catalogo, ho passato una splendida serata a chiacchierare e ho dormito su un comodissimo letto, alla vigilia di quella che sarebbe stata un’altra giornata indimenticabile: la jam naturalistica su una cascina abbandonata lungo l’Adda con Psiko Patik, Mr Dada, Dissenso Cognitivo, James Kalinda, DEM e Collettivo FX.

8) “Mamma, papà, ho appena conosciuto la squadra del Lille e i primi artisti che hanno dipinto sul muro di Berlino!”
Messaggio realmente inviato ai miei genitori. A febbraio dello scorso anno mi sono ritrovata a Lille, in Francia, nel corso della mostra “Art Libertè” tra pezzi originali del muro di Berlino, mostri sacri quali Christophe Emmanuel Bouchet, Thierry Noir, Kiddy Citny (con cui ho avuto l’immenso piacere di rivedermi a Berlino) e i giovani artisti L7M e Jimmy C. Una situazione che, per me che seguo l’underground, è stata un filino surreale (non chiedetemi come mi ci sono ritrovata), in cui mi sono divertita da pazzi, ho parlato nella stessa giornata tre lingue, ho fatto la spesa di vernici per Jef Aérosol e credo di aver fatto pure colpo su uno dei calciatori della squadra del Lille, che non mi staccava gli occhi di dosso. Stento ancora a realizzare.

9) La foto di gruppo a Servigliano (nelle Marche), progetto CPG-59
4 giorni in compagnia di Lu Frà, Yapwilli, Urka, Vesprini e Aris, 4 giorni di fratellanza oltre che di pittura. Raramente mi sono sentita così partecipe nella realizzazione di un murale, raramente ho sposato così intensamente una causa. Nella foto finale con artisti l’ho sentito quasi un po’ anche mio il risultato finale. Persone fantastiche, esperienza di crescita personale e lavorativa importante. E poi mostrare ad Aris, uno dei miei artisti preferiti, che ho come screensaver una foto di un suo murale, è stato troppo divertente.

10) Cena in trattoria con l’artista Dzia a Bologna
L’artista belga è stato il primo di tanti artisti stranieri che ho avuto il piacere di invitare e seguire in Italia: “Viaggio con Dzia in Emilia Romagna: 4 giorni, 3 città, 7 murales” come recita anche l’articolo che avevo scritto. Una bella avventura dai ritmi incalzanti, terminata con un bel bicchiere di vino, un brindisi e una piacevolissima e lunghissima chiacchierata conclusiva.

11) Il giorno in cui ho trovato un muro per il San Francesco di Collettivo FX e quello in cui ho portato cinque artisti al festival di Fotografia Fotoleggendo 2016, ovvero Espi, PsikoPatik, RikyBoy, ADR e Nemo’s. I primi eventi organizzati da me, con tanti complimenti e tanta partecipazione. Il tutto, finalmente, nella mia città, Roma. Il tutto grazie a Officine Fotografiche, che ancora ringrazio tanto.

12) La firma del contratto per un libro che ho scritto sulla street art, in uscita nel 2017
Ebbene sì, per la prima volta posso annunciarvi che per oltre 3 mesi di questo intensissimo anno, ho anche trovato il tempo per scrivere un saggio di 200 pagine. Per ora non posso dirvi di più ma non vedo l’ora di fare l’annuncio ufficiale!

13) La cena a casa di Raffaella Ganci a Firenze, prima del seminario Faccia al Muro
Poche persone in Italia sono riuscite a fare quello che questa straordinaria donna è riuscita a fare, ovvero una mostra “di street art” nella Biblioteca Comunale di Firenze, con tanti nomi della scena nazionale, molti underground, e un dibattito a cui ho avuto il piacere di partecipare, creando connessioni uniche tra tanti protagonisti della scena nazionale e del mondo dell’arte urbana. Una serata entusiasmante quella a casa sua, tra critici, esperti, writer, artisti, il tutto in un clima allegro, tante chiacchiere, ottimo vino.

14) Io e Skirl che mangiamo pizza e beviamo birra seduti per terra a Pigneto (sotto il murale di 2501)
Io e l’artista Skirl di Vienna ci siamo divertiti come matti e posso serenamente dichiarare che è una delle persone a cui sono più affezionata nell’ambito “street art”, tanto che la prima volta che ci siamo salutati alla stazione non riuscivamo a smettere di abbracciarci, e tanto che ci siamo rivisti a Roma, la seconda volta insieme al suo amico Ruin, a distanza di soli 3 mesi dal primo incontro. Impossibile dimenticare quando siamo stati quasi attaccati dai cani in una fabbrica abbandonata e ci siamo ritrovati, dopo la scarica di adrenalina, a ridere e a scherzare seduti per terra, in una fantastica giornata estiva.
Ps. se passate per il quartiere San Lorenzo da qualche parte c’è una scritta Urban Lives + Skirl che racconta di un altro momento simile, ma non posso dirvi di più. Buona caccia!

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15) Il messaggio del fan di Urban Lives, dalla Repubblica Ceca
In quest’ultimo anno ho ricevuto messaggi di ogni tipo dalla community, dai fan e dai lettori di Urban Lives, davvero un’ondata di complimenti che mi ha riempito il cuore di gioia. Ma il messaggio più sorprendente è stato quello di Petr: un fan della Repubblica Ceca, che seguo con grandissimo interesse su Google Plus dove è un’autorità in fatto di arte urbana (vi consiglio di seguirlo), che ama Urban Lives e che, incredibile ma vero, traduce i miei articoli con Google Translate! Se esistesse un premio per il miglior fan 2016 lo darei certamente a lui. Thank you Petr!

16) La birra con Ken Plotbot a Berlino
Dopo mesi di chattate a distanza io e l’artista Ken Plotbot finalmente ci incontriamo a Berlino, trascorrendo la giornata in posti abbandonati, con un sole e un caldo che non avrei mai immaginato di trovare a Berlino, tante birre bevute, un fiume di parole, tante foto scattate. Ma è la conclusione della giornata il momento più speciale: io e lui in riva al fiume, seduti sul prato, a fumare, a bere e ascoltare musica latino americana, nel giardino di una immensa tenuta abbandonata. Se me lo avessero detto un mese prima non ci avrei mai creduto.

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17) Backjump, dedica e “graffiti tour” dei pezzi dei 1UP a Berlino… con uno dei 1UP
Credo di aver detto più o meno a tutto il mondo che i 1UP sono la mia crew preferita, e lo è per un milione di ragioni. Averli intervistati in un parco a Kreuzberg, il loro quartiere a Berlino, già aveva del fantascientifico per me. È successo la prima sera del primo giorno nella capitale tedesca ed ero così felice che per quanto mi riguardava niente di più emozionate sarebbe potuto succedere durante la vacanza. E invece no. L’ultima sera uno di loro, insieme ad altri writer, mi ha portato a dipingere un treno di passaggio, mi ha fatto un disegno e una dedica sul libro dei 1UP e mi ha portato a vedere alcuni dei primi pezzi storici della crew. Praticamente il contrario della legge di Murphy: quando pensi che niente di più bello possa accadere qualcosa di ancora più sorprendente sta per arrivare. Senza dubbio “best Urban Lives moment del 2016”.

18) La prima volta che ho visto dipingere Vegan Flava e Ken Plotbot, a Roma
Un altro sogno realizzato è stato portare due dei miei artisti preferiti a dipingere a Roma. Cinque giornate bellissime con tanto di selfie vicino al Colosseo, figure di merda coi passanti, Ken Plotbot che parlava con tutti un mix di italiano e spagnolo e mega chiacchierate serali. Devo essere sincera, la location in cui li ho portati a dipingere era perfetta: una stanza luminosissima e un po’ fatiscente e fagocitata dalla natura, all’interno di una fabbrica abbandonata. Ma la cosa più bella di tutte è stato vederli finalmente dipingere, dopo mesi e mesi che li seguivo con passione attraverso lo schermo di uno smartphone, mettendo “like” a tutte le loro foto. Il legame tra noi tre è stato tale da salutarci con non poca emozione e con un “ci vediamo sicuro, nel 2017”. Io ci spero.

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19) Ogni singolo momento degli ultimi 3 giorni ad Atene (grazie, Nar!)

Un altro incontro determinante di quest’anno è stato quello con l’artista Nar. È soprattutto grazie a lui che ho conosciuto la “vera Atene”, quella di cui mi sono innamorata. Una città magica con persone affettuose e ospitali come pochi e, non ultima, una scena perlopiù underground interessante e affiatata. Ma quello che ricordo di più è l’abbraccio finale con Nar, l’artista che è stato un po’ una guida per me in questa avventura. Due mesi dopo avremmo trascorso due bellissime settimane a Roma per tre installazioni curate da me e saremmo diventati grandi amici, “quelli con cui puoi parlare davvero di tutto” (parole sue). Tutto grazie a un incontro casuale nel quartiere di Psyrri.

21) Quando ho sfidato le vertigini e sono salita sulla gru con Ale Senso e MrFijodor
Avrete ormai capito che soffro di vertigini, ma che tento di affrontarle in ogni occasione possibile, soprattutto nelle arrampicate per entrare nei posti abbandonati. Ma non avrei mai creduto che sarei arrivata serenamente fino a un terzo piano con una gru, guardando in basso. Merito della buona compagnia e merito di un evento favoloso quale è stato il RestART Urban Festival 2016!

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21) Pittata illegale di giorno in pieno centro storico a Napoli, con Lume, Skirl, Ruin
Mi ci volevano tre artisti davvero hardcore per vivere forse uno dei momenti più significativi per me che inseguo da due anni la scena underground. La pazza pittata, realizzata sotto gli sguardi sorpresi e spesso divertiti e incuriositi dei passanti, è stata soprannominata dall’artista Lume “street in the stritt”. Best hardcore moment del 2016!

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22) Ritorno a Torino con la neve e gli amici ritrovati

Ci sono città, in Italia e all’estero, in cui ho seminato pezzetti di cuore e tanti ricordi, una di questa è certamente Torino, città a cui devo tanto e che ha visto nascere la mia creatura, Urban Lives. Ma è stata anche una città in cui ho vissuto momenti di malinconia e la nostalgia di casa (quella “vera”, a Roma). Esserci tornata questo inverno con un bel gruppo di amici (Rambo, Tiziano e gli amici Ale&Ale di Rurales Emilia), per quello che è stato l’ultimo viaggio 2016 #UrbanLivesOnTheRoad, fare da Cicerone, cenare con gli amici del Cerchio e le Gocce, vedere Parco Dora con la neve, rivedere gli amici Guerrilla Spam è stata una grande emozione, uno dei modi più belli, per chiudere in bellezza il 2016.

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Insomma, a ripensarci adesso mi sembra quasi incredibile che tutto questo sia successo a me e che sia successo nell’arco di 12 mesi. Un grazie a voi lettori che avete letto il mio blog e dato pareri, un grazie a tutti i miei fantastici compagni di viaggi e di avventura, un grazie ai fotografi e ai collaboratori, a chi come me ha fatto rete e dato un contributo all’arte di strada, un grazie a chi mi ha aiutato a realizzare sogni e ha creduto in me e in Urban Lives.
Un ringraziamento speciale alla mia famiglia e al mio migliore amico.
Sono pronta per un altro anno di viaggi, storie ed emozioni, sperando che, anche in questo caso come a Berlino, qualcosa di ancora più sorprendente stia per arrivare!

Foto credits: Ivana De Innocentis, Alessandro Gallerani, Andrea Gianfranti-Rambo

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