Cosa auguro a Urban Lives e all’arte urbana nel 2016

urban lives collettivo fx

Posso dire di aver vissuto una bella parte del 2015 all’insegna dell’arte urbana: mi sono documentata, ho conosciuto tantissimi artisti, ho assistito alla realizzazione di un numero imprecisato di opere in un numero imprecisato di posti e città diverse. Ho partecipato a eventi, mostre, street art tour, progetti sociali con laboratori artistici e realizzazioni di murales. Ho viaggiato tantissimo, intervistato o conversato con artisti, appassionati di “street art”, lettori di Urban Lives. Sono andata a caccia di opere da fotografare e di artisti, anche meno noti, da scoprire.
Come dico sempre, non mi posso considerare un’esperta, ma un’osservatrice con un bel bagaglio di esperienza diretta certamente sì.
Dopo qualche considerazione generale buttata giù a settembre su questo incredibile primo anno di vita di Urban Lives, ora che un nuovo anno sta per iniziare vorrei tracciare progetti e speranze per il 2016, che riguardano tanto me (Urban Lives) quanto l’arte urbana in generale.

Cosa auguro a Urban Lives nel 2016

Quello che era nato un po’ per scherzo, da semplice appassionata, è diventato un progetto articolato editoriale, e non solo, di cui vado fiera. Diciamo pure, un contenitore di progetti di vario tipo, tutti legati all’arte urbana: un documentario sulla street art, iniziato a girare a settembre 2015, una serie di tappe itineranti che “portano l’arte urbana” in luoghi abbandonati in Italia, e tanti viaggi-reportage e interviste.

urban lives sticker
In quest’ultima parte dell’anno ho visto sempre più persone scrivermi, riconoscermi, cercarmi, propormi collaborazioni, da tutta Italia, e sempre più artisti scrivermi per raccontarsi, inviandomi foto, aggiornamenti, riflessioni, e ne sono felicissima.

Nel 2016 vorrei dare sempre più spazio e vita a viaggi-reportage e a progetti legati al sociale e al territorio, sempre con il coinvolgimento di artisti nazionali e con la collaborazione di fotografi.
A livello editoriale continuerò con il seguire eventi nazionali, spero con qualche inviato sparso in Italia, in generale con la volontà di dare sempre più spazio all’arte di strada spontanea e ai giovani artisti, che spero mi contattino sempre più per raccontarsi e inviarmi foto di loro lavori.
A Urban Lives auguro infine di accogliere guest post e opinioni di altri osservatori o appassionati del settore: nel 2016 vorrei dare voce a più persone possibile, quindi se avete qualche argomento da propormi non esitate a scrivermi 😉

Cosa auguro all’arte urbana nel 2016

urban lives on the road

Quest’anno, ancora più che nei precedenti, abbiamo assistito al diffondersi della moda della “street art”: sempre più artisti, sempre più eventi sempre più festival, e una grandissima varietà di stili, tanto nel muralismo quanto nel post-graffitismo. Un movimento che è esploso pericolosamente: a una produzione di massa e alla “corsa al bello e alla riqualificazione” spesso non hanno corrisposto studi e progetti mirati che coinvolgessero urbanisti, architetti, antropologi e, cosa ancora più grave, curatori. Per non parlare poi del cattivo esempio che in tanti hanno dato che “basta dipingere un muro per migliorare un quartiere”. La corsa al murale ha generato opere obiettivamente brutte, slegate dal contesto urbano e realizzate con materiali scadenti, destinati a logorarsi e sbiadire in pochissimo tempo.

Sulla “finta riqualificazione” mi sono già espressa, così come sul mancato coinvolgimento delle associazioni di quartiere e della cittadinanza, e continuerò a battermi anche nel 2016. Così come continuerò a sostenere e se necessario (co-)organizzare progetti dal basso e sociali che includano l’arte urbana, con un serio e strutturato coinvolgimento della cittadinanza. La responsabilità di un abbassamento generale della qualità, e di una confusione incredibile, è di tutti: organizzatori, curatori, artisti, appassionati. Tutti possiamo fare qualcosa per risollevare le sorti dell’arte urbana in Italia. Speriamo in 2016 di maggiore impegno e consapevolezza per tutti.
Perché l’arte urbana è estetica, abbellimento ma può e dovrebbe essere molto di più.

Cosa mi auguro quindi per il 2016?

A chi intende, come me, raccontare e documentare l’arte di strada consiglio di smettere di farlo, se l’unico modo che conoscete è quello di scrivere articoli impersonali, scritti di getto senza ricerche, approfondimenti e documentazione, basati solo su testimonianze indirette. Così rischiate solo di diffondere informazioni sbagliate, di generare altra confusione.
A volte mi chiedo: quanti siamo in Italia a indagare realmente e personalmente su stili e tecniche e, soprattutto, sulle storie degli artisti, sui loro messaggi, sulle loro opere? Quanti si sporcano le mani e i vestiti di vernice insieme a loro per capire cosa vuol dire fare arte di strada, viaggiando in mezzo a secchi di vernice?

Quanti studiano la terminologia, quanti hanno un minimo di preparazione artistica? Quanti scrivono articoli basati su testimonianze dirette, con emozione, trasporto, ricerche preliminari, ricorrendo un linguaggio che sia accessibile a tutti? La risposta temo sia: pochissimi. All’arte urbana auguro quindi di essere raccontata e documentata sempre più da persone preparate, sempre meno da improvvisati “critici della street art”.

Agli appassionati di “street art” auguro di fare lo stesso: di studiare e di scendere in strada, osservare con i propri occhi. Li invito soprattutto a capire qual è la differenza tra un pittore che si improvvisa “street artist”, un illustratore che sperimenta sul muro e un vero artista di strada, possibilmente ex writer o con buone conoscenze artistiche.
Provo intanto a raccontarvela io: il vero artista di strada lo riconoscerete dalla padronanza che ha delle tecniche più adatte da utilizzare a seconda delle superfici e delle circostanze, della composizione artistica sul muro, dell’interazione con gli elementi architettonici e urbani presenti, e, non ultima, da una velocità e abilità di esecuzione che sfida il tempo a disposizione, le difficoltà pratiche di esecuzione, perfino la pioggia.

rikyboy urban lives

nemosAgli aspiranti artisti, o ai presunti tali, auguro appunto di diventare padroni dell’arte di strada, quella vera. Quella che vi fa girare 10 negozi prima di aver trovato la bomboletta o la vernice giusta. Quella senza proiettori, senza impalcature. Quella che vi fa trovare soluzioni creative per dipingere in punti apparentemente inaccessibili.
Quella che nasce dal cuore, dalla passione, dalla voglia di comunicare.

Agli artisti, in generale, auguro di avere il coraggio di sperimentare, mettersi in gioco: basta con le opere in serie, basta con le idee riciclate, basta con la paura di osare. E soprattutto auguro a tutti di riscoprire l’opportunità non solo di lasciare un segno bello esteticamente ma anche utile, per far riflettere, per lanciare un messaggio o, perché no, per una critica costruttiva e per fare qualcosa di socialmente utile. Ma anche di prendere tutto questo mondo meno sul serio, con più leggerezza, riscoprendo la voglia di divertirsi, collaborare, confrontarsi.

Vogliamo davvero le strade colorate ma piene di arte di serie b? Opere prive di originalità e di spessore artistico? Magari di artisti internazionali, chiamati a partecipare a un festival solo per fare numero e richiamare l’attenzione dei media e della gente? E vogliamo parlare dei festival che puntano ormai quasi solo ad artisti internazionali, scovando qua e là tra gli italiani sempre i soliti nomi?
Ma dove è finita la voglia di puntare sui giovani, di puntare agli italiani, di puntare a qualcosa di nuovo?

E voi che ne pensate? Cosa augurate all’arte urbana nel 2016?

Foto credits:
Marco (Officine Fotografiche), Chiara David, Nemo’s, Ivana De Innocentis

 

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