#EVENTO – A Venezia 10 artisti per ripercorrere la storia dei graffiti

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È certamente uno degli eventi imperdibili dell’anno, parlo della mostra “The Bridges of Graffiti”, evento collaterale della 56. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.
La mostra è stata organizzata dall’Associazione Inossidabile, curata da Fondazione De Mitri e Mode2 e ha coinvolto 10 artisti di fama internazionale – Eron, Futura, Doze Green, Todd James, Jayone, Mode2, Skki©, Teach, Boris Tellegen, Zero-T – e due fotografi – Henry Chalfant e Martha Cooper.
Lo spazio, appositamente costruito da Boris Tellegen, è aperto tutti i giorni fino al 22 novembre presso l’Arterminal c/o Terminal S. Basilio: al suo interno sono esposti oltre 150 tra libri rari e fanzines sul graffitismo e sui protagonisti della scena dagli anni ’80 in poi, a cura di Christian Omodeo / Le Grand Jeu.
In questo periodo di grande confusione sulla storia e sulla terminologia della “street art”, del muralismo e del graffitismo, e di una generale decrescente attenzione nazionale per quest’ultimo, un simile evento è una boccata di aria fresca.Come molti voi sapranno il graffiti writing è nato a Manhattan negli anni ’70. I 10 artisti protagonisti dell’evento daranno il vita a una “Hall of Fame”, collaborando, per la prima volta insieme, a un progetto comune e presentando singoli lavori appositamente concepiti per l’esposizione.
Il ponte ideale del titolo è quello che collega gli artisti e la scena attuale alle sue radici, alle generazioni passate.
Un’occasione preziosa quindi per riscoprire e valorizzare il percorso storico del graffiti writing, scoprendone caratteristiche, tecniche, differenze, esponenti.

The Bridges of Graffiti – Promo from Sartoria Comunicazione on Vimeo.

Photo credits: Andrea Bastoni

Maggiori informazioni:

Fino al 22 novembre 2015
The Bridges of Graffiti
Arterminal c/o Terminal S. Basilio
Fondamenta Zattere Ponte di Legno, Venezia

 

 

BIOGRAFIE ARTISTI

Boris Tellegen, Olanda

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Durante gli anni 80, l’artista olandese Delta (lo pseudonimo usato in strada da Boris Tellegen) trascorre la maggior parte del suo tempo nel decostruire e trasformare le lettere della sua tag, lavorando con lo stesso rigore appreso durante gli anni come studente di ingegneria. Il suo lettering frammentato tende verso un futuro organizzato secondo i concetti dicotomici di falso caos e ordine controllato. Boris Tellegen abbandona presto la strada, l’ambiente delle sue prime opere, a favore dell’universo chiuso dello spazio espositivo. Le parole diventano superficie e le lettere scompaiono dallo sguardo per lasciare spazio alla direzione e al materiale, la luce scivola attraverso le diverse dimensioni delle sue opere per offrire nuove letture dei suoi intricati rilievi. Le installazioni di Boris Tellegen o i suoi collage in legno e carta suggeriscono un universo organizzato, dove l’intersezione tra reale e concettuale è legata a uno stile geometrico basato su prospettive invertite.

 

Doze Green, Stati Uniti

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L’indissolubile legame tra i graffiti e l’hip-hop ha radici profonde nella cultura che negli anni ’70 imperversava nel Bronx. Questo movimento culturale, che all’inizio comprendeva musica, graffiti, breakdance e hip-hop, ha dato vita ad un palcoscenico che consentisse agli abitanti della città non solo di esprimere loro stessi, ma anche di dar voce alle loro opinioni riguardo ai grandi problemi sociali. Doze Green, graffiti writer e attivista sociale, è conosciuto come una leggenda di questa rivoluzione culturale. Membro originario della Rock Steady Crew, che ha contribuito attivamente alla creazione della breakdance e all’utilizzo dei graffiti come strumento di protesta, Doze ha dedicato la sua vita a quello che oggi definiamo hip-hop “old school”. Fra le varie componenti fondamentali del mondo hip-hop, Doze ha scelto di dedicarsi ai graffiti, nonostante la volontà di rottura del movimento abbia iniziato a perdere forza negli anni ’90. Durante gli anni ’80 quando lo stile hip-hop era al suo apice e i B-Boys (Bronx Boys) governavano le strade, i graffiti si iniziano a diffondere come metodo di espressione del dissenso. Durante l’adolescenza Doze, ha iniziato a fare street art a New York lasciando la sua tag sui vagoni della metropolitana, il primo step del writing che oggi considera uno stile di vita. Guidato dal suo istinto Doze ha raffinato la sua arte ed è passato dalla raffigurazione di lettere alla rappresentazione di personaggi, che descrive come entità biologiche di spiriti metafisici cui cerca di dare forma. Doze ha continuato a realizzare opere acquisendo una sempre maggiore popolarità sia nell’ambiente più underground che in quello più istituzionale. Negli ultimi anni, Doze è stato incaricato di realizzare dei pezzi in varie città degli Stati Uniti, Giappone e Brasile.
Nato in una famiglia dalla vena artistica, Doze è passato dall’utilizzo della bomboletta sul muro a quello di altri strumenti come gli acrilici, la vernice spray, il gesso e l’inchiostro sumi su superfici come tela o pannelli di legno. Pure sperimentando continuamente nuovi strumenti e modificando la sua poetica, Doze rimane fedele alle sue radici grazie allo stile maturato negli anni di esperienza nel writing. Tramite un percorso lineare, imprevedibile e geometrico, Doze è riuscito a catturare nella sua opera l’essenza della cultura B-Boy, evolvendo verso un livello ulteriore e maggiormente spirituale. Lui stesso ha dichiarato che desidera che il suo lavoro trascenda le dimensioni conosciute. La maggior parte delle sue opere rappresentano esseri metafisici che hanno radici nelle divinità della cultura afro-caraibica da cui proviene. Ricchi di colore, i lavori di Doze sono visivamente accattivanti e concettualmente coinvolgenti. Mentre alcuni dei suoi personaggi sono un tributo ad antiche immagini, altri mantengo tratti futuristici. La capacità di combinare elementi differenti è uno dei talenti per cui Doze è conosciuto. Come pioniere del movimento artistico fusionista, Doze ha aiutato molti graffiti writer a passare dal writing per le strade ai pennelli nelle gallerie d’arte e negli studi, lavorando per ottenere uno stile unico e riconoscibile.
Forte della maturità acquisita, Doze ha ormai sviluppato uno stile nel quale si riconosce appieno. A volte solo col senno di poi ti puoi rendere conto appieno di quanto sia grande qualcosa di cui fai parte. Doze Green sembra ora aver pienamente capito come possa influenzare il mondo della street art e usa le sue capacità al loro pieno potenziale: la sua conoscenza del mondo metafisico gli permette di creare immagini che catturano l’attenzione degli spettatori e li spinge oltre i limiti della loro immaginazione.

 

Eron, Italia

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Eron (Rimini 1973) è stato incoronato come migliore street artist italiano dalla rivista specializzata “AL Magazine” alla fine degli anni ’90. Da allora ha continuato a sperimentare e a perfezionare la sua tecnica di spray painting fino a raggiungere un risultato pittorico unico e universalmente riconosciuto. Eron inizia a dipingere sui muri delle città all’età di quindici anni spostandosi tra Rimini e Bologna dove frequenta spesso il centro culturale underground “Livello 57”. Studia presso la Scuola d’Arte di Urbino ma la sua vera formazione artistica avviene grazie alla pittura praticata in strada.

Famoso a livello internazionale per la sua ricerca figurativa nel campo della street art e della pittura contemporanea, Eron è stato invitato a esporre i suoi lavori in molte mostre personali e collettive in tutto il mondo, in spazi quali: Chelsea Art Museum di New York, Horizon One Gallery – Museum of Modern Art – El Cairo, Palazzo delle Esposizioni di Roma, Biennale di Venezia, Palazzo della Permanente di Milano, PAC – Padiglione Arte Contemporanea di Milano, Civic Centre Ozumba di Lagos – Nigeria, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Italian Cultural Institute di New York. Per la prima volta nella storia, con l’opera “Forever and ever… Nei secoli dei secoli…” realizzata da Eron nel 2010, la street art è entrata negli spazi in cui l’Arte con la A maiuscola trascende il tempo da secoli: la chiesa. La “consacrazione” di una forma d’arte che fino a quel momento era stata oggetto di un “pregiudizio universale”.
Nel 2012, il MMOMA magazine, il magazine ufficiale del Moscow Museum of Modern Art, ha dedicato un lungo articolo ad Eron per l’assoluta originalità e poetica del suo stile figurativo che combina disegno e realtà confondendone i confini. Nel 2014 gli addetti del MAR – Museo d’Arte di Ravenna, incaricati di riverniciare le pareti espositive alla conclusione della mostra personale di Eron, stuccano un piccolo foro sul muro non accorgendosi subito che il foro non era reale ma dipinto dallo stesso Eron. La notizia fa il giro della stampa nazionale e internazionale. Achille Bonito Oliva commenta il fatto con la frase: “L’eterna ambiguità tra vita e arte…”.
Eron realizza i suoi lavori sia in strada sia su tela considerando sempre il contesto nel quale interviene. Le opere che Eron crea sui muri urbani affrontano spesso tematiche sociali mentre quando dipinge in studio, la sua ricerca figurativa va oltre la mera rappresentazione di un soggetto.

 

Futura, Stati Uniti

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Futura è una leggenda vivente. Contemporaneo di Keith Haring and Jean-Michel Basquiat, Futura2000 (come era conosciuto agli inizi della sua carriera) è stato uno dei primi graffitisti della scena newyorchese ad esporre nel circuito delle gallerie d’arte.
Nel 1982 la sua mostra alla Fun Gallery, nel Lower East Side di NY, è stato un evento fondamentale nella scena dell’arte e ha dato il via a una serie di esposizioni, tra cui la personale alla Galerie du Jour Agnès B. di Parigi. Negli anni ’80, durante il boom del mercato artistico, Futura ha respinto l’establishment che si era creato nel mondo dell’arte. Negli anni ’90 ha reinventato se stesso e una nuova generazione ha potuto scoprire il suo lavoro attraverso le cover di album create per l’etichetta londinese MoWax. Attraverso questa collaborazione, Futura è tornato ad essere una figura di culto. Recentemente ha esplorato discipline quali animazione, fotografia, multimedia e regie di film.

 

Mode2, UK

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Mode2 è considerato uno degli anticipatori della scena dei graffiti e della street art inglesi. Ha cominciato a cimentarsi coi graffiti nei primi anni ’80, quando ancora si trattava di un movimento underground che iniziava ad avere visibilità anche fuori da New York. Lavorando a fianco di alcuni dei fondatori della scena hip hop di Londra che si riuniva attorno a Covent Garden, Mode2 co-fonda un influente gruppo di graffiti artist The Chrome Angelz. È stato uno dei primi graffitisti inglesi a portare questa street art al grande pubblico e ha avuto un forte impatto sulla coscienza collettiva.
Il lavoro di Mode2, ibero da ogni pretenziosità e ricerca di approvazione, parla apertamente di tematiche personali, come l’amore e le relazioni, il desiderio e la gravidanza, lo spazio del writing e la cultura hip-hop all’interno della società, e l’ambiente. Le sue opere, sia che vogliano esprimere un punto di vista sulla politica o la sua pozione sulla religione, sono sempre caratterizzate da uno stile peculiare e dal grande talento per il disegno.
Recentemente ha dipinto un murale a Omagh, Irlanda del Nord, per uno dei video artistici realizzati per l’album “Songs of Innocence” degli U2.

 

SKKI ©, Francia

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L’attuale stile pittorico di SKKI ©, che unisce la street culture al linguaggio multidisciplinare dell’arte contemporanea, è fortemente influenzato dalla sua formazione come graffitista nei primi anni ’80.
Le sue installazioni, opere pittoriche, fotografie, sculture e video affrontano temi come il rischio, il controllo, internet, la globalizzazione, lo spreco e il consumismo, lo sviluppo urbano e le dinamiche fra spazio pubblico e privato.

 

Jayone, Francia

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Jay Ramier, nato Jacky Ramier, è un artista multidisciplinare autodidatta  che combina pittura, video installazioni e musica nonchè uno dei fondatori della scena di urban art europea. Partendo dalle sue radici caraibiche, si è dedicato alla rappresentazione dei neri all’interno della società e della cultura eurocentrica francesce. La sua poetica affronta l’imponente tema della diaspora panafricana, dalla costa orientale dell’Africa sino al continente americano, soffermandosi tanto sulle afflizioni e sulle sofferenze quanto sul senso dell’umorismo, sulla capacità di resistenza e sulla creatività, espressa attraverso la musica e un alternativo uso della lingua.

Accostando l’antico immaginario popolare a un più moderno concetto pop, la sua opera metaforica e caricaturale risulta fortemente contaminata da elementi contemporanei.
Jay, appartenente alla prima generazione di graffiti writers, fonda assieme a SKKI © e Ash2  la Badbc (Bad boy crew) influenzando fortemente la scena dei graffiti europea; la crew, grazie ad una profonda comprensione del contesto sociologico ed all’influenza che questo esercita sul processo creativo ed estetico, sviluppa presto un proprio stile e una personale sensibilità preferendo il gesto alla forma. Membri dell’avanguardia della graffiti e urban art, hanno ampiamente influenzato una giovane generazione di graffitisti nell’esporre in spazi differenti dalle strade cittadine e nel rivolgersi a un pubblico di più ampio respiro.
L’interesse di Jay nelle pratiche contemporanee lo ha portato a utilizzare anche strumenti informatici ed altre tecnologie. Ha da sempre dimostrato grande interesse per la musica R&B ed è un grande esperto della black music post XXI secolo nonchè un profondo conoscitore dell’hip hop, utilizza infatti regolarmente questa sua conoscenza degli anni 80 e novanta nelle sue opere.
Jay Ramier è cocreatore e autore per molti progetti editoriali locali come la prima fanzine internazionale di hip hop Zulu Letters (Parigi), o la prima rivista di street art Backjumps (Berlin). É il direttore artistico e autore per il progetto concettuale Afrikadaa, una rivista create nel 2010 dedicata agli artisti africani e altro. Ha anche pubblicato un libro Mouvement. Du terrain vague au Dance-floor 1984—89 e attualmente sta lavorando alla sua prima monografia prevista per il 2015.
Le sue ultime opere ruotano attorno al retaggio della propria ascendenza, partendo dai pochi elementi familiari che è riuscito a recuperare.

 

Todd James, Stati Uniti

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Todd James è un pittore americano e un importante membro della generazione di artisti autodidatti che ha influenzato la cultura popolare a ogni livello. James è il co-creatore di Street Market, una fondamentale mostra sul movimento post-graffiti selezionata per la Biennale di Venezia nel 2001.
Nel 2011, una selezione del suo lavoro è stata l’installazione centrale della mostra sold out Art in the Street de LA MOCA (Museum of Contemporary Art di Los Angeles). Gering/Lopez a New York, Colette a Paris, Lazarides a London, Nanzuka a Tokyo e and V1 a Copenhagen hanno ospitato sue personali.
Il suo lavoro è stato esposto all’Institute of Contemporary Art di Philadelphia e al Tate Museum di Liverpool. Sono state pubblicate numerose monografie della sua opera. James vive a downtown Manhattan.

 

TBOG_TEACH BY NICOLO’FAIETTI_1Teach, UK
Teach è nato a Londra nel 1976, e ha iniziato la sua carriera da graffitista a 15 anni. A metà degli anni 90 è diventato uno dei pochi King della London underground (LU, la subway di londra) grazie alle sue tag sparse in ogni angolo della città. Figura centrale della Diabolic Dubstars crew, ha dipinto centinaia di treni tra Londra e il resto d’Europa.

Dal 1996 al 1999 ha studiato product design presso il Central Saint Martins College of Art & Design, successivamente si è trasferito a Monaco per lavorare come apprendista in un laboratorio di metalli. Nel 2003 si è diplomato al Royal College of Art di Londra. I suoi lavori come designer indipendente spaziano dalle ceramiche all’arredamento alla moda, e sono stati esposti al Museum of Modern Art e al Museum of Art & Design di New York, all’Isreal Museum di Gerusalemme e al Design Museum di Londra. Ha collaborato a lungo con Clemens Weisshaar e Reed Kram su importanti progetti come Outrace e Robochop. Le sue ceramiche di lusso sono prodotte dalla Nymphenburg, manifattura di porcellane bavarese.

 

 

ZeroT, Italia

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Paolo “ZeroT” Capezzuoli (Poggibonsi, 1968) ha iniziato a disegnare fin da giovanissimo e la sua passione lo ha portato a studiare graphic design a Firenze alla fine degli anni ’80. Nel 1989 insieme a Nicola “Deemo” (allora “Dayaki”) Peressoni ha fondato “Color Melodies Combo”, un duo di writers che è presto diventata la più talentuosa e rispettata crew in Italia. Nel 1994 a New York ZeroT ha incontrato la leggendaria Rock Steady Crew, diventandone membro.
Oggi è un consulente molto ambito nel sistema della moda nonché direttore artistico di Slam Jam, uno dei più importanti distributori di streetwear a livello internazionale. Nel 2014 ha realizzato la sua prima mostra personale alla galleria 1 Opera di Napoli, curata da Pietro Tatafiore e Giuseppe Ruffo.

 

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