OUTDOOR 2015: 6a edizione 17 artisti (Parte 2)

www.albertoblasetti.com
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La sesta edizione di Outdoor Festival a Roma, evento ideato e curato da Nufactory, si è rivelata davvero una sorpresa. Come già vi ho raccontato, prima di tutto per l’ammirevole lavoro di riconversione di uno spazio abbandonato, attraverso l’arte e percorsi visivi ben strutturati che accompagnano lo spettatore non solo verso una riflessione su questa tematica ma lo accompagnano alla scoperta del luogo e della sua storia, della sua trasformzione nel tempo.
Nel Padiglione 8 con la mostra-archivio Objet Trouvé, sono esposti documenti e oggetti ritrovati nella sede di Outdoor 2015 ovvero la ex Caserma Guido Reni, appartenenti alla SMMEP di Roma (Stabilimento Militare Materiale Elettronico di Precisione), e che nel 2010 iniziò ad operare nel quartiere Ostiense.


Da un punto di vista artistico i 17 artisti protagonisti di questa edizione hanno, a loro modo e in senso ampio, rielaborato ed espresso il concetto da un punto di vista visivo.
L’opera astratta di 108 è, a parer mio, quella che maggiormente ha rispettato e valorizzato la bellezza di questo luogo, prima abbandonato, consumato dal tempo.

Oltre a 108 vediamo quali sono gli altri protagonisti di questa edizione, partendo dagli italiani.

2501, con un grande padiglione tutto a sua disposizione che include un mix di graffiti, scultura e un video, realizzato in collaborazione con Recipient e The Blind Eye Factory.
2501 prosegue il suo percorso di “nomadismo e sperimentazione“, stavolta portando su muro le sue opere in bianco e nero, che suggerisco allo spettatore un movimento incessante, in linea con il percorso di trasformazione degli spazi.
Come alla sua mostra presso la Wunderkammern Gallery a Roma, anche stavolta viene lasciato allo spettatore la possibilità di interagire con lo spazio, con carta e pennelli.

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Impossibile poi non rimanere colpiti dalla “stanza blu” di Halo Halo, costituita da fitti labirinti bidimensionali di forme minuziosamente definite, in cui è davvero facile perdersi, anche alla ricerca del suo autoritratto nascosto.

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Il padiglione Roma accoglie l’opera di Alice Pasquini e i suoi inconfondibili ritratti, in collaborazione con l’inseparabile fotografa americana Jessica Stewart , e in un’altra stanza i collage e lo spray fluorescente di Uno, che riempie lo spazio giocando ancora una volta con la tecnica pubblicitaria della ripetizione all’infinito dello stesso soggetto e delle stesse scritte.

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Infine Lucamaleonte che in questa occasione incentra la sua ricerca artistica sulla memoria e l’interaction design di No Idea.

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Si passa poi alle le figure drammatiche e intense di Tommaso Garavini, alle opere come quelle di Filippo Minelli, politiche ma allo stesso tempo introspettiv. Si prosegue con le grandi istallazioni del greco Alexandros Vasmoulakis, le installazioni geometriche di un essenziale bianco e nero del duo olandese Graphic Surgery, il fascino delle opere del norvegese Martin Whatson nelle quali il drammatico grigio viene spezzato da macchie improvvise di colore, che fanno da contraltare alle colorate bambole di pezza usate dal brasiliano Tinho per portare avanti i suoi messaggi sociali. Si prosegue con la rivoluzione spaziale degli spagnoli Penique Productions che invitano ad una nuova concezione del luogo attraverso lo stravolgimento dello stesso e i graffiti del francese Tilt che ci ricordano gli inizi del writing con il loro forte richiamo all’old school. La decostruzione del contesto urbano realizzata da Rub Kandy, Insa e i suoi “giffiti”, multistrati di immagini animate in stop-motion.

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Foto di: Ilaria Piccolo, Laura Lolli (Officine Fotografiche), NuFactory e Ivana De Innocentis

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