Sei artisti per il Nostoi Festival a Gerocarne (Vibo Valentia)

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Il Nostoi Festival che si è svolto nel mese di agosto in Calabria a Gerocarne, in provincia di Vibo Valentia, di cui Urban Lives è stato media partner, è stato certamente uno dei festival più interessanti degli ultimi mesi in Italia.
Della riuscita dell’evento, che purtroppo ho seguito a distanza, ho avuto la conferma degli artisti che hanno partecipato, davvero entusiasti, ma anche degli organizzatori. Lo dimostrano anche le foto: è evidente il grande coinvolgimento degli abitanti del paese, di tutte le età, una grande partecipazione, un’ottima qualità degli interventi artistici e un affiatamento generale.

Il Nostoi è nato con l’obiettivo di valorizzare il territorio, interagendo con esso, ma anche con la volontà di evidenziare tematiche e problematiche locali e del meridione in generale. Per il festival si è pensato infatti al tema del “ritorno”, prendendo ispirazione appunto dal “Nostoi“, uno dei libri dei poemi epici del Ciclo Troiano, incentrato sui ritorni in patria dell’esercito greco che aveva combattuto nella battaglia di Troia. Come altri poemi greci descriveva il viaggio fisico e psicologico che gli eroi si trovavano a compiere per ritornare al loro luogo di origine: un luogo che, nel tempo intercorso tra la partenza e il ritorno, non sarebbe stato più lo stesso per via dell’evoluzione umana di ciascun combattente, ma che nonostante le difficoltà del viaggio, restava per ognuno l’obiettivo da raggiungere.

nostoi locandinaOggi qualcosa di simile accade durante il ritorno (estivo e non solo) nei paesi del sud d’Italia. In un meridione che, nonostante il forte spopolamento del ‘900 per ragioni prevalentemente economiche, ha visto e vede tutt’oggi intere generazioni emigrare alla ricerca di circostanze maggiormente favorevoli, rincorrendo il mito del progresso e del benessere, il ritorno alle origini resta uno stato mentale, l’abitudine quotidiana, il ritorno stagionale. E se invece si cercasse di fare strada a nuove opportunità, al recupero delle tradizioni, dei mestieri e della socialità? Magari partendo da una realtà come Gerocarne, un piccolo paesino nel Parco delle Serre in provincia di Vibo Valentia che conta circa 3000 abitanti; uno dei tanti paesi vittima dello spopolamento e dell’esodo verso le città industriali del nord d’Italia. Eppure Gerocarne avrebbe ancora tanto da offrire, basti pensare ai vecchi forni dei quali solo alcuni sono ancora attivi e che, con tecniche a costo zero, sfruttano le risorse naturali della zona. Così, al fine di raccontare e valorizzare il territorio, auspicando un ritorno non solo fisico ma anche culturale alle antiche tradizioni, è nata la prima edizione del Nostoi Festival.

Nella prima settimana di agosto sei artisti, provenienti da tutta Italia, sono quindi stati invitati ad intervenire sui muri del paese, per dare vita a una loro interpretazione artistica del tema del ritorno legato all’evoluzione umana, culturale, sociale. I protagonisti del Nostoi Festival, Giorgio Bartocci, Basik, Collettivo FX, G Loois, NemOʼS e Luca Zamoc, hanno quindi realizzato sei muri diversissimi tra loro per tecnica, colori e rappresentazioni, tutti carichi di significato e di grande impatto. Ospite extra dell’evento Luogo Comune di Cremona.

Durante la settimana in cui gli artisti hanno dipinto sui muri del paese, si è creato un clima di forte collaborazione e interazione con il paese: molti artisti hanno goduto del supporto e dell’aiuto di diversi gerocarnesi che hanno partecipato alla creazione delle opere che oggi sono visibili tra le vie del paese. Quotidianamente la piazza principale, in cui sono stati realizzate due delle opere, ha ospitato arte e quotidianità; pranzi e partite a carte; cene e la festa di chiusura del festiva. Inoltre, sono stati organizzati dei laboratori creativi dedicati ai più piccoli che più di altri hanno apprezzato, capito e interpretato l’impegno che gli artisti hanno rivolto al progetto. Attraverso i colori dell’arte e la diversa percezione delle opere, la piazza e gli altri luoghi in cui sono intervenuti gli artisti si sono trasformati in dei salotti in cui gerocarnesi trovano spazio, confronto e socialità.

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Di seguito le spiegazioni dettagliate degli interventi di arte urbana realizzati:

GIORGIO BARTOCCI – #introiezione

La sua opera, visibile percorrendo via Carmine attraversando il ponte di mezzo, una delle strade principali di accesso al borgo di Gerocarne, è stata concepita per adattarsi al territorio circostante attraverso una profonda ricerca del gesto pittorico, come simbolo del tempo trascorso e del ciclo della vita. Un’ opera mirata al ricordo delle origini, del tempo e dei trascorsi che hanno generato la nostra società “il viaggio fisico e psicologico“, il “ritorno al luogo di origine”, una composizione ricca di simbologie ricorrenti nel mio lavoro, un’omaggio alla natura, alla luce, all’uomo e alla vita non solo terrena. Come afferma Bartocci: “La composizione nasce da un grande fossile che sembra essere ancora vivo e mutante, questo fossile organico che vuole dare uno slancio ai mille frammenti che esplodono come eruzioni vulcaniche circolari, diventando materie liquide e stratificate, complesse ma elementari allo stesso tempo, frammenti fluidi uniti l’uno all’altro realizzati attraverso una formula compositiva ludica, gestuale e infinita. La solidità della storia che si evidenzia nei substrati delle diverse culture ed etnie che hanno popolato questi territori fascinosi, generando la società attuale, luoghi ricchissimi di materie prime, di incontaminate bellezze e oggi tanto complessi da dimostrare purtroppo un’imbarbarimento dell’uomo moderno, dovuto dal “mito del progresso e del benessere”… i sacrifici che hanno portato tanta ricchezza culturale e materiale, sembrano essere oggi perduti ma che dobbiamo riconquistare tutti partendo dal ricordo degli antenati e dal rispetto della terra madre”.

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BASIK

Il segno di Basik s’inserisce sul muro della piazzetta del paese in cui erano delimitati gli spazi della campagna elettorale sfondando la parete e invadendo il campo visivo con una mano che disegna un cerchio in un quadrato. Una mano che lascia un segno ben diverso da quello elettorale, ma che descrive la storia dell’uomo inserita in un contesto più ampio, a tratti metafisico: “nella filosofia associata cerchiare il quadrato vuole far coincidere le aree di queste due figure geometriche in modo da unire il cerchio, associato al cielo, e il quadrato, associato alla terra, collegando tra loro due mondi molto distanti” spiega Basik.

Riprendendo la struttura dell’uomo vitruviano, con il gesto compiuto dalla mano dell’artista, sembra che l’artista voglia riportare lo spettatore a riflettere sulla condizione umana, dettata dal libero arbitrio non solo interpretativo ma anche di azione “cerchiare il quadrato come metafora che unisce due opposti e che si ricollega al ritorno come collegamento di due entità lontane che si ricongiungono: il soldato che torna alla propria terra, gli emigrati che tornano d’estate al loro paese del sud per esempio”. La vongola attaccata al polso della figura, rappresenta l’elemento cardine che collega la spiritualità locale con le proprie origini, il suo personale Nostoi: la conchiglia è appunto uno dei simboli che di solito vengono accostati nella pittura classica a San Rocco, santo a cui è profondamente devoto il paese, ma anche un simbolo della terra di origine dell’artista, la Romagna, essendo uno degli alimenti “poveri” per antonomasia dell’alto adriatico, luogo al quale l’artista è ritornato una volta finito il festival rappresentando il suo eterno e personale nostoi.

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COLLETTIVO FX – 
Attenti all’Uomo

Ci troviamo nel borgo antico del paese, in prossimità dei forni in cui i maestri vasai da secoli producono oggetti in argilla. Partendo dalla piazzetta del paese, tra le vie tutte in salita s’intravedono scritte di devozione, inni a Maria e a San Rocco, alternati a simbolici di partiti politici cancellati dalla mano umana o logorati dal tempo. Tra queste vie in cui si portano in processione i Santi, per volere del Sindaco sta trovando spazio una nuova piazza, denominata piazza sospesa, poiché ottenuta dalla demolizione di un palazzo abbandonato a un piano di altezza rispetto alla via di camminamento.

Qui a mezz’aria tra una prospettiva e una scalinata, il Collettivo Fx ha realizzato un omaggio ai tanti devoti di San Rocco, il santo che andava a curare gli appestati seguito da un cane. É proprio il cane con il pane in bocca e il sedere in alto, simulando un atteggiamento di gioco o di sfida, a rappresentare l’omaggio alla figura del santo accompagnato da una raccomandazione: confidando più nell’istinto animale che nella razionalità umana, al posto dell’antico cave canem -attenti al cane- l’artista raccomanda ATTENTI ALL’UOMO.

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G LOOIS
– senza titolo

Sulla piazza centrale del paese, sotto i portici che sorreggono la sala consiliare del Municipio di Gerocarne, c’è un piccolo salotto all’aperto, un punto di ritrovo sia dei grandi che dei più piccoli del paese. Qui i gerocarnesi trovano riparo dalla calura estiva o quando le temperature diventano più rigide per condividere un po’ di tempo prima di frammentarsi ognuno nelle proprie case, nelle proprie faccende, nei propri spazi.

Proprio qui, in una piazza nella piazza, in uno spazio intimo, riservato, Gerocarne ha accolto la pittura di G Loois, l’unico artista calabrese ospite della prima edizione del Nostoi Fest. Come a voler fare gli onori di casa, nel salotto del paese ha interpretato il tema del ritorno fondendo alcuni elementi che caratterizzano le sue rappresentazioni: materia e spettri luminosi.
G Loois su tutta la parete ha frammentato una porzione di materia in tanti piccoli asteroidi che sembrano volteggiare sotto i portici, mentre due spettri di luce, seppur dinamici nelle sfumature, rappresentano due punti fissi che evidenziano i differenti punti di osservazione: uno verticale e uno orizzontale, diversi ma entrambi visibili dagli archi che si affacciano sulla piazza. Lo spazio e il tempo pare trovino una corrispondenza, rievocando tutti quei gerocarnesi che durante l’arco dell’anno si frammentano in altri dove, mutando nel tempo così come cambia il colore dello spettro luminoso per poi, periodicamente, ritrovarsi tra le vie del paese, al bar o sotto i portici per raccontarsi, per condividere e poi ritornare ognuno nelle proprie case, nelle proprie faccende, nei propri spazi. Nelle proprie vite. Un punto fermo nello spazio e nel tempo a cui fare sempre ritorno, Gerocarne.

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NemOʼs
– La montagna di Cocci Umana.

Proprio sopra la piazzetta del paese, alle spalle del municipio, si trova la ex scuola elementare. Oggi viene utilizzata dalla banda del paese per le prove e dalle associazioni comunali per realizzare i campi estivi per bambini. Ha anche trovato spazio La città del sole un centro di prima accoglienza per giovani profughi di guerra.

Uno spazio educativo riadoperato per stimolare differenti tipi di rinascite, non solo intellettuali. Sulla parete esterna della scuola, in prossimità della terrazza che si affaccia sulla piazza centrale del paese, NemO’s ha reinterpretato la montagna di cocci, immagine emblematica per la storia artigianale del paese che fino a metà del ‘900 vantava un’importante produzione di utensili in terracotta. Oggi sopravvivono più forni che vasai, demoralizzati per una tradizione che non viene più trasmessa alle nuove generazioni e schiacciata dalle nuove regole del commercio: nonostante il mantenimento degli antichi forni, la produzione artigianale viene faticosamente portata avanti solo da alcuni vasai che hanno appreso dai loro padri l’arte della terracotta. Nella parte alta del paese infatti, si trovano gli antichi forni con migliaia di cocci accatastati formanti delle vere e proprie montagne che sebbene paiono semplicemente dei pezzi mal riusciti o rotti, in realtà trattenevano il calore utile per la cottura degli altri pezzi: l’energia emanata non veniva dispersa ma trattenuta per la produzione di nuovi pezzi. Oggi quel circuito è fermo, non c’è energia in circolo resta l’immagine di un passato che non si vuole dimenticare ma che, nel presente rappresenta un’immagine statica contrapposta all’energia che produceva.

Così NemO’s, con lo stile e i colori che lo caratterizzano, ha riprodotto e umanizzato quei cocci, creando una texture monocromatica in cui ci si perde alla ricerca dei pezzi che costituiscono una gamba, una mano, un volto creando una montagna di cocci umani per denunciare metaforicamente la decadenza del genere umano che si arrende allo stato delle cose, adeguandosi alla sua incompiutezza e imperfezione piuttosto che impegnarsi nel rimettere in circolo quell’energia virtuosa capace di stimolare la rinascita non solo economica ma antropologica dell’uomo stesso.

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LUCA ZAMOC – 
La porta della città.

Una delle strade che conducono in piazza, al cuore del paese, passa davanti il muro di contenimento della scuola, al lato del Municipio, sulla cui parete fino a luglio si trovava solo una targa del Giubileo e una piccola edicola votiva.
Qui Luca Zamoc ha regalato magnificenza alla parete con una decorazione bicolore, gialla e rossa su sfondo nero dando il ‘benvenuto’ a chi arriva in paese. Ricordando le rappresentazioni degli antichi portali che accoglievano i forestieri e avevano il compito di proteggere le città e i propri cittadini, ai due lati della parete sono rappresentati una sfinge e un grifone. Tra di loro, un toro che si erge sopra un vaso in terracotta, espliciti riferimenti alle attività artigianali che hanno caratterizzato la produzione del paese: la concia delle pelli e le produzioni in terracotta. Nonostante il forte impatto cromatico e compositivo, la parete nasconde importanti simbologie.

La sfinge con ai piedi un libro aperto che ricorda il celebre leone di Venezia, in realtà sta a simboleggiare Marco, uno dei quattro evangelisti. Il simbolo di San Marco, infatti, è il leone poiché nel suo Vangelo narrò il maggior numero di profezie che Cristo fece riguardo la propria risurrezione e il leone, in virtù della sua fortezza, rappresenterebbe proprio la risurrezione e quindi la rinascita. Essendo interamente visibile mentre si giunge in paese la parete pare voglia dare il benvenuto, auspicando che quella strada venga nuovamente percorsa in entrata sia da artigiani che dai gerocarnesi per favorire la rinascita artigiana e sociale del paese.

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A margine dei muri ufficiali, hanno collaborato al festival l’artista cremasco Luogo Comune che sulla parete di contenimento della scuola ha realizzato due volpi che si scontrano. Due volpi, animali furbi per eccellenza si trovano a confronto, si sfidano, occhi negli occhi senza neanche toccarsi, ma ciascuna determinata a difendere con tenacia il proprio spazio d’azione. L’artista attraverso l’istinto animale ha così voluto rappresentare alcune inclinazioni dello spirito umano che a volte agisce senza considerare le ricadute che ha sul proprio spazio di azione, ovvero sul proprio territorio.

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