Ultime opere di Ale Senso a Roma

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Quando un artista che amo passa per Roma e mi chiede di accompagnarlo a dipingere, ma causa impegni non riesco a seguirlo mi piange il cuore. A maggior ragione se l’artista in questione è anche un amico. E’ esattamente quello che è successo con Ale Senso, artista bergamasca trapiantata a Berlino, di cui ho avuto già il piacere di parlarvi in occasione della jam del 1 maggio 2016 alle Officine Reggiane e del Rest-ART – Urban Festival a Imola a settembre 2016. Questo inverno, nel corso della sua settimana romana, Ale Senso ha dipinto in fabbriche abbandonate, periferie d Roma, al museo MAAM e attaccato qualche poster, con risultati sorprendenti considerati il poco tempo a disposizione. A pochi artisti ho letto negli occhi una voglia di dipingere e di creare. E quella luce negli occhi me la ricordo bene, perché in quella settimana abbiamo trascorso una bella serata insieme, davanti a una birra.
Conoscendo la ricchezza di storie e di significati che si celano dietro i suoi lavori le ho chiesto di raccontarmeli, permettendo così a me e a voi di fare un tour virtuale.
Un grazie all’artista per la disponibilità, per i testi, per le foto, e per aver regalato alla mia città tante belle opere.

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“Notturno”
dove si trova: Tor Lupara – Chiesa bruciata

Intro: Il murale racconta un sogno che ho fatto, in questo mi aggiravo di notte in un paesino abbandonato sperso in cima a delle colline, nessuna traccia di vita a parte un branco di volpi amichevoli e curiose.

 Mi trovavo a Tor Lupara in visita da amici, passeggiando per il paese ho buttato un occhio ad una struttura in cima ad una collina che mi sembrava abbandonata. Quindi sono andata lì ma quello che in un primo momento mi era parso un edificio abbandonato in realtà era una chiesa di moderna fattura, circondata da rovi e recinzioni, con il tetto crollato a seguito di un precedente incendio, ma vivacissima di colori di numerosi interventi di altri colleghi street artist. Seguendo il percorso della via che conduce alla struttura, arrivai ad un cancello semiaperto, entrai nel cortile interno dove mi accolse un comunità vivacissima di almeno una cinquantina di galline bianche, un simpatico cane che precedeva un ragazzo mi vennero incontro. Spiegai loro che ero in cerca di un muro da dipingere e che, attratta dalle strutture abbandonate, avevo deciso di venire sino a lì. Il ragazzo mi spiegò che sia per la visita che per l’eventualità di dipingere avrebbe dovuto comunque chiedere al Padre che gestisce l’intero luogo che, a tutti gli effetti è un convento.
In accordo con il ragazzo e dopo la conferma del gestore, sono tornata nei giorni successivi. La vista all’intero della ex chiesa è suggestiva, in alto lo scheletro del soffitto ritaglia il cielo in asciutte fette astratte da dove fanno capolino numerose testoline di piccioni o uccelli che lo usano come loro nido.
La struttura interna è fatta in metallo rivestita in pietra ma ora la vegetazione lenta se le rimangia, tutto il pavimento ne è ricoperto.
Era una bella mattinata di sole, il primo sguardo inevitabilmente mi cadde sul moderno e “attinente” altare dipinto da Thoms, i cui riconoscibili personaggi avevo già visto sulla facciata dipinta nel cortile. Attorno quasi tutti i muri erano già stati presi, fin dove l’altezza lo consente segno che sino a che il luogo era accessibile in molti si sono dati parecchio da fare per far rivivere lo spazio. I muri salgono fino a 15 metri, la torre del campanile molto più solida si innalza fino a 25 metri.
Ho trovato lo spazio adatto per dipingere sulle pareti esterne, a ridosso di una balconata abbastanza larga per poter lavorare in comodità e che si affaccia su un campo in discesa prima di arrivare al paese.
Sono ritornata lì per 3 giorni di seguito per terminare il murale, una fortuna poter contare sulla disponibilità dei gestori che ringrazio per avermi aperto le porte. Il luogo tranquillo e relativamente isolato mi ha fatto lavorare in un clima piacevole e rilassato. Ho avuto anche delle visite inaspettate ma estremamente simpatiche, il cane andava e veniva a controllare che fosse tutto a posto e talvolta abbassando lo sguardo dalla scala mi ritrovavo circondata da tutta la comunità di galline, alcune mettevano il becco nei colori altre semplicemente incuriosite fissavano ogni mio gesto per poi far finta di niente una volta scoperte.

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“As Little as a Mask” // semplicemente una maschera
dove si trova: Via dell’Aniene – area dismessa in Monterotondo scalo

“Semplicemente una maschera”, è un murale molto molto naif, è la storia di una bambina che ha deciso di diventare propio quel giorno una supereroina (qualcuno le ha anche detto di smetterla di giocare), non avendo a disposizione troppi trucchi e colori ma solo una mascherina verde regalata dalla mamma durante uno dei tanti e noiosissimi carnevali, decide di sopperire all’evidente mancanza di effetti speciali e superpoteri utilizzando il dono suo più grande: la fantasia al potere!

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“Cosmic Child” (aka “Er pupo cosmico”) 
dove si trova: Maam Museo dell’altro e dell’altrove
Una riflessione che nasce anche pensando al Maam:
In natura molti pesci formano dei banchi, procedono, cioè, tutti assieme. Dove andare e perché é frutto di un sistema decisionale collettivo, E’ un po’ come se ogni pesce seguisse gli altri e venisse allo stesso tempo da loro seguito. Cosí avviene anche nell’opera “Cosmic Child” dove tre banchi di pesci risalgono la corrente ed escono dai chiusini di scolo delle acque piovane per formare un unico imponente banco che nuota circolarmente creando un universo. Questo è l’utero dove la mente collettiva del branco ha impiantato una nuova idea di se stesso come comunità sotto forma di feto. L’idea é netta, definita in tutte le sue forme, ma é in bianco e nero perché la sua nascita é sospesa, impedita dagli stessi pesci da cui ha origine. L’allontanarsi dal branco di alcuni pesci ci racconta il dilemma vissuto dalla mente collettiva tra il disperdersi leggermente permettendo la realizzazione dell’idea e il mantenere il banco serrato e protetto portando alla sua reificazione.
ale senso roma atoche

“Tossico Seme”
collaborazione con Carlos Athoce 
dove si trova: area dismessa in Magliana

Ci siamo fatti ispirare dal volto di una statua di Giulio Monteverde che si trova al cimitero di Staglieno a Genova raffigurante l’angelo della risurrezione (ovviamente non avevo tutte queste informazioni all’inizio, avevo in archivio sul mio cellulare questo volto che mi piace molto e l’ho proposto a Carlos ;)) In seguito abbiamo ribattezzato il pezzo come angelo della morte fino a sopraggiungere del titolo finale “Tossico seme”, grazie all’intervento della poetessa Daniela Bisin che ci ha raggiunto durante la giornata ed ha composto quei bellissimi versi che stanno scritti ai margini della murata ed ispirati dal disegno stesso e dalla chiacchierata con noi.

Abbiamo deciso che ognuno di noi ne disegnasse metà volto, utilizzando lo spigolo di un angolo di un muro come linea divisoria: la parte sinistra di Atoche a colori la parte destra in bianco e nero di Ale Senso, una parte diurna e una parte notturna.
E’ un muro che nasce in una giornata di sole, in cui due artisti che si sono conosciuti per la prima volta hanno deciso di suggellare l’incontro con una bella pittata collettiva ovviamente in un luogo dismesso. Mezza giornata se ne è andata esplorando la fabbrica, come resistere del resto, la persona che ci ha accompagnati li ci ha portato in giro come se stessimo a un bel museo di arte contemporanea, tra un pezzo e l’altro, uno scorcio e un po’ di degrado, abbiamo trovato il nostro angolo, li ci siamo fermati e abbiamo iniziato a disegnare.
Di seguito la poesia di Daniela Bisin:

“Tossico seme”

Guardami
Tossico seme
Della mente

Germoglia nell’ombra
Il mancato senno

L’angelo della morte
Dimora lieve

Fra la decadente
E arruzzinita era

Duale questo
Incedere nel nulla

Guardami ora.
Trapassami

(Daniela Bisin)

Maggiori info su Ale Senso:
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