Una jam sui ruderi della campagna modenese, per Rurales Emilia

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Una volta, scherzando, mi hanno definito “curatrice di street art”, facendo riferimento alle jam da me organizzate, nei posti più disparati. Come ho già spiegato in passato si tratta sempre di incontri in cui si dipinge e sperimenta, il termine “jam” è preso in prestito dalla cultura hip hop e dalle sue quattro discipline praticate in modo improvvisato, incluso ovviamente il graffiti writing: l’obiettivo principale è quello di stare insieme e divertirsi, mentre da un punto di vista artistico è un’occasione per dipingere liberamente, senza bozzetti, senza restrizioni, senza autorizzazioni.
Tra i posti da me prediletti vi sono non solo fabbriche abbandonate ma anche i suggestivi luoghi naturalistici, come era stato a settembre 2015 nella zona appenninica dell’Emilia Romagna e a febbraio nelle campagne vicino Lodi.
Spinta dal mio amore per la natura e dal desiderio di vivere, e far rivivere, posti in disuso, ormai dimenticati dai Comuni e dalle istituzioni ma appartenenti a una memoria storica del nostro territorio, a inizio luglio ho deciso di organizzare una “jam rurale”, nel cuore dell’Emilia Romagna.
L’occasione era questa volta l’arrivo in Italia di Barlo, artista di Barletta (da qui il nome) trapiantato a Honk Kong, con cui da mesi mi scrivevo e sentivo, seguendo con grande interesse i suoi lavori.
A supportarmi nella ricerca del casale o della cascina perfetta è stata Elena Leonelli, di Bologna Street Art, già in altre occasioni compagna di viaggio e di jam.
Proprio in una fase organizzativa risolutiva ho ricevuto un messaggio inaspettato: ha infatti bussato alla mia porta virtuale Alessandro Gallerani. Mi ha fatto i complimenti per Urban Lives, mi ha illustrato brevemente il suo progetto Rurales Emilia e mi ha chiesto se fossi interessata a scriverci un articolo. Una volta letto il comunicato stampa ho capito che proprio uno di quei progetti che amavo sposare, quelli che indagano e che fanno riflettere sulle problematiche territoriali, che intendono accompagnare il fruitore alla scoperta di un luogo e della sua storia, della sua trasformazione nel tempo, magari con l’obiettivo di una conversione e di una rinascita dello spazio attraverso l’arte.

Il progetto era nato infatti da una presa di coscienza riguardo alla trasformazione avvenuta nelle zone rurali italiane, e in particolare in quelle emiliane, dove Alessandro è nato e cresciuto.
Come riportato nel comunicato: “Prima dell’industrializzazione degli anni ’50, l’agricoltura tradizionale italiana era di sussistenza, consisteva in aziende miste con frutteti, seminativi, orticole in consociazione e un allevamento misto attorno all’aia. Questo sistema permetteva un’elevata biodiversità in termini di fauna e flora, non che a rendere il paesaggio complesso per la presenza di: filari, alberate, siepi, zone umide ecc… L’attuale agricoltura intensiva, influenzata dai mercati, è orientata verso la produzione di poche tipologie di colture, in prevalenza grano tenero e mais, trasformando le campagne in un modello ripetitivo, semplificato e artefatto. Il paesaggio ha perso il suo volto, quindi l’identità e la sua anima, perché questo sistema produttivo ha un grande impatto ambientale e porta uno squilibrio nell’ecosistema difficile da ripristinare. I ruderi sono i testimoni di un’agricoltura tradizionale ormai dimenticata”.
Rurales Emilia, che si stava svolgendo nei comuni di Crevalcore, Cento, Finale Emilia, nel territorio compreso tra i fiumi Panaro e Reno, consisteva nell’individuare il soggetto (rudere) e utilizzarne le superfici per far esprimere artisti appositamente selezionati.

Insomma, che si creda o meno al destino l’incontro con Alessandro è stato provvidenziale, poiché ha cambiato radicalmente il corso degli eventi e mi ha dato una spinta verso questa nuova direzione.
Gli ho risposto che ero molto interessata e già dal giorno dopo ci siamo sentiti e abbiamo iniziato a ragionare sull’organizzazione della jam: avevo infatti deciso di dare a lui e a Rurales Emilia il massimo sostegno, anche mediatico, ma soprattutto di contribuire con una jam “Urban Lives”.
Il tempo era poco, mancavano solo dieci giorni all’arrivo di Barlo in Emilia (che ho subito pensato di coinvolgere nel progetto), ma l’entusiasmo grande, così come il desiderio di curare ogni particolare, senza lasciare niente al caso se non la creatività degli artisti, e di dar vita a qualcosa di significativo, per le persone coinvolte e per il territorio. È stata una corsa contro il tempo per contattare una selezione di artisti provenienti da tutta Italia, tutti sensibili a questo genere di tematiche e iniziative e tutti con una grande capacità di adattamento. Si sono rivelati dieci giorni intensi ma belli, di contatti, telefonate, email, con scambi di foto dei ruderi e scambi di informazioni e opinioni, al termine dei quali avevo un appartamento prenotato su Airbnb, un ampio casale abbandonato individuato da Alessandro, tutti gli spostamenti calcolati, l’elenco di materiali e richieste, e una bella ed eterogenea line-up di 5 artisti di 5 città diverse: Barlo, Luca Zamoc, Andrea Casciu, Irwin e Luogo Comune.

L’appuntamento era in una frazione di Cento, in provincia di Ferrara: già nel percorso in macchina verso la cascina abbiamo avuto modo di notare un paesaggio bello ma un po’ asettico, che ricorda quasi le campagne americane. Le distese di mais e grano si susseguivano dal finestrino, così come le abitazioni moderne dai colori accesi che disturbano l’occhio e che mal si confanno ai cromatismi predominanti della terra. Ciononostante il territorio offre incantevoli scorci e panorami naturalistici e i tanti ruderi abbandonati gli conferiscono un fascino notevole.
Per arrivare al rudere, selezionato soprattutto per le sue grandi dimensioni, abbiamo percorso un suggestivo viale alberato, poi dopo aver parcheggiato le macchine e aver trasportato a mano tutti i materiali, ci siamo recati a studiare tutti insieme superfici, muri interni ed esterni, caratteristiche.
Qualcuno aveva un bozzetto, qualcuno ha deciso di improvvisare, ma la prima mattinata è scorsa velocemente tra presentazioni, saluti, osservazioni, chiacchiere, esplorazioni e selezione dei muri.

Figura 4.67 - Casciu e Barlo a Rurales Modena - Foto di Ivana De Innocentis
Irwin, artista conosciuto poco tempo prima a Milano, attivo dal 1997 e la cui ricerca è caratterizzata da una continua sperimentazione di tecniche e stili legati sia al lettering che al disegno figurativo su muro, perlopiù animali dai toni accesi, ha optato per una stanza all’interno per il suo primo murale. Il disegno, concluso prima del tramonto, rappresentava uno strano animale, che era possibile intravedere anche da lontano da una spaccatura del muro, e che sembrava quasi ringhiare agli ospiti indesiderati, come per proteggere il luogo. La figura si staccava dalla superficie, un muro impolverato e a tratti scrostato, grazie a una sfondo astratto dalle tonalità accese. Sulla sinistra aveva dipinto un frutto, per ricordarci delle grandi varietà di colture andate perse nel tempo.

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Luogo Comune, che rivedevo dopo un anno dal viaggio Urban Lives on the Road, ha invece scelto la grande facciata principale della cascina, e in poche ore ha dipinto due pannocchie giganti con chicchi-teschi, a rappresentare la morte della locale biodiversità. Il titolo dell’opera è “ROUNDUP for breakfast”. Come avrebbe poi spiegato l’artista “L’industria agro-chimica e la Commissione europea sanno da almeno trent’anni che Roundup, il diserbante dell’americana Monsanto più venduto al mondo, contiene il glifosato: un’“erbicida totale” insieme a malathion e diazinon, che come dimostrato da ricerche condotte in mezzo mondo, causa malformazioni genetiche nei feti degli animali da laboratorio e lascia residui nelle acque italiane. Viene inserito nel gruppo dei composti «probabili cancerogeni» per l’uomo ma nonostante questo viene ancora usato nelle campagne da moltissimi agricoltori.”

Figura 4.69 - Luogocomune - Foto di Ivana De Innocentis

Casciu e Barlo, che esattamente un anno prima avevano già dipinto insieme all’interno del centro sociale Labàs di Bologna, hanno optato invece per una combo, sulla parete laterale del grande rudere: Casciu, maestro dell’asta e rullo, ha scelto i punti più alti, mentre Barlo, con scala, pittura e spray, si è posizionato in basso a destra. Un incontro di stili, influenze e peculiarità differenti che ha dato vita a un lavoro dal titolo, “Statuarum Fragmenta”: l’uomo-uccello di Casciu si scompone in frammenti di ceramica, trasmettendo allo spettatore un senso di smarrimento, di perdita di identità ma anche di metamorfosi, quella della campagna rurale circostante.

Figura 4.70 - Barlo per Rurales Modena - Foto di Ivana De Innocentis
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Io e Alessandro abbiamo trascorso la giornata tra foto, chiacchierate, supporto agli artisti e considerazioni sparse sulla giornata e sui reciproci progetti, ma anche sull’affiatamento generale e sui lavori che pian piano prendevano forma: essere osservatori in queste occasioni consente di poter interagire con tutti, avere una visione di insieme. Ho colto l’occasione anche per indagare sulle caratteristiche di quella zona dell’Emilia, per esplorare ogni centimetro della cascina e per fare un po’ di pratica con gli spray insieme con Irwin.

La lunga giornata non poteva non concludersi con una cena a base di tortelli e di altre specialità tipiche locali e con una lunga chiacchierata e tante risate, prima di andare a dormire.

Il secondo giorno gli artisti si sono concessi una doppia colazione, prima di fare ritorno alla cascina, è stata una giornata altrettanto bella, intensa e produttiva, da un punto di vista artistico, a cui ha preso parte anche l’artista Zamoc, street artist e illustratore arrivato in mattinata da Modena.
In questa seconda giornata Casciu e Barlo hanno terminato il loro pezzo, anche grazie a una rocambolesca arrampicata di Casciu che, seduto a cavalcioni sul tetto, ha dipinto con l’asta una luna, in un punto altrimenti inaccessibile.
Tre le opere che sono poi state realizzate sui silos adiacenti alla cascina: una rana per Luogo Comune, un grande topo arancione per Irwin, e uno scheletro rannicchiato Zamoc, un disegno ripreso da una poesia di William Blake.

Figura 4.72 - Zamoc per Rurales Modena - Foto di Alessandro Gallerani

Irwin ha poi concluso il pomeriggio con altri tre pezzi: un pesce “colante” sospeso nello spazio buio interno di uno dei silos; il viso di una cortigiana ritratto in una delle sale interne e ben visibile dall’esterno, quasi come fosse lo spirito di uno degli abitanti della cascina, in cui l’artista ha sfruttato due chiodi piantati nel muro per trasformarli in macabri spuntoni conficcati negli occhi, e infine il suo consueto cane, da anni dipinto nelle città (nelle stazioni in particolare) d’Italia e di tutta Europa, che troneggiava sulla facciata principale del rudere.

Figura 4.73 - Irwin per Rurales Modena - Foto di Elena Leonelli
Figura 4.74 - Irwin per Rurales Modena, Foto di Alessandro Gallerani
Figura 4.75 - Irwin per Rurales Modena -Foto di Ivana De Innocentis
Il clima mite e un pranzo in trattoria, sempre a base delle specialità locali, e qualche momento di relax sdraiati sul prato ad ammirare il paesaggio e i lavori in work in progress, hanno reso la giornata ancora più piacevole. Ma è al momento del tramonto che maggiormente abbiamo goduto della tavolozza di colori, tanto nel cielo quanto sui ruderi, che in queste due giornate hanno ripreso vita. Gli ultimi scatti e le ultime considerazioni hanno concluso questa indimenticabile avventura e prima di salutarci non sono mancati scambi di adesivi, scambi di complimenti, scambi di numeri di telefono e abbracci. Le nostre strade si stavano separando verso mete diverse, ma ci siamo lasciati tutti con la promessa di rivederci presto e di restare in contatto e con la consapevolezza di aver preso parte a un’iniziativa appartenente a una piccola realtà ma dal forte impatto comunicativo e sociale.

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Foto credits: Ivana De Innocentis, Elena Leonelli, Alessandro Gallerani

Maggiori informazioni:
Pagina Facebook di Rurales Emilia
Irwin 
Luca Zamoc
Luogocomune
Andrea Casciu
Barlo

 

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