Intervista al writer Cano 16K, Milano

Intervista al writer “old school” Cano di Milano, attivo fin dall’inizio degli anni ’90 con la sua crew, 16K

Durante i miei tre anni trascorsi in Grecia ho ripercorso a ritroso la storia del così detto stile “organico” di lettering, profondamente radicato nel writing locale, scoprendo che le sue origini sono comunque successive rispetto all’Italia.
Confrontandomi su questo tema con i miei amici writer greci ho quindi mostrato loro foto di pezzi dei primi anni ’90 di Cano, suscitando non poco interesse e stupore. Sono stati, infatti, proprio lui e la sua crew 16k di Milano ad aver originato questo stile in Italia e ad aver in questo senso tracciato un importante pezzo di storia del writing. Ringrazio quindi Cano per aver accettato di fare quattro chiacchiere con me.

Attualmente sei un rapper e un artista affermato di fama internazionale. Quanto pensi che il tuo passato artistico abbia influenzato la tua attuale carriera?

Ogni cosa che fai, ogni lavoro, ogni esperienza serve a costruire il tuo presente e il tuo futuro, anche se sembra che non sia utile nell’immediato.

E quanto pensi che aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera abbia influenzato il tuo lettering?

Per quanto riguarda la mia esperienza nelle scuole d’arte come il liceo artistico o brera, è stata negativa. L’unica cosa che mi hanno insegnato queste scuole è che l’arte non poteva far parte della mia vita perché non ero in grado nè di disegnare nè di dipingere. Questo è il danno che può fare un pessimo insegnamento e dei pessimi insegnanti che non hanno la passione di insegnare e sono lì solo per lo stipendio, fregandosene dell’unica cosa che sono stati chiamati a fare ovvero “capire i ragazzi”. La mia vera scuola è stata la strada, i depositi dei treni, i tunnel della metro e i maestri di New York che ho conosciuto e con cui ho avuto la fortuna di dipingere.

Quando hai iniziato a dipingere negli anni ’90 chi o cosa pensi ti abbia influenzato stilisticamente?

Un documentario chiamato “Style Wars” e anche il fatto che stavo partecipando a una cosa totalmente nuova, mai accaduta nella città di Milano e nella storia dell arte, “DOPINGERE IN STRADA ILLEGALMENTE”. Mentre gli altri ragazzi di notte andavano nei locali, alle feste o a i primi rave, io ero nel sottosuolo, nei tunnel della metropolitana con i colori, con un mio amico che si vestiva da ninja, scappando dagli sbirri su un treno giallo che corre per tutta la notte nella metropolitana e le bande di albanesi che scendevano per saccheggiare edicole e tabaccai.

Cosa ti manca di più di quel periodo e cosa invece non rimpiangi affatto?

Il fatto che avevamo costruito in mondo tutto nostro con regole nostre. Mi manca tutto di quel periodo ma erano situazioni che andavano fatte per quel periodo e con quella età.

Qualche aneddoto interessante o divertente di quegli anni?

https://pezzate.wordpress.com/2018/10/13/un-racconto-di-neda-carri-e-zarri/amp/

Che spray e che stile privilegiavi?

Le bombole sono solo un mezzo vanno tutte bene, come stile i burners

Che ricordi hai dei primi pannelli e delle prime jam in Italia?

Le prime jam erano molto caserecce, erano tipo feste tra amici che si riunivano da tutta Italia.
I primi treni erano emozionati, il fatto di dover riuscire a fare un bel lavoro in condizioni difficili al buio e senza farsi prendere creava un’atmosfera da Signore degli Anelli.

E di Phase2?

Sono stato molto fortunato a dipingere e a frequentare un grande artista come Phase2, litigavamo praticamente sempre il tutto finiva in una risata e in in vaffanculo. Phase proveniva dal Bronx degli anni ’70 e per uscire da una situazione come quella dovevi per forza avere un carattere molto duro. C’era scomunque sempra la voglia di insegnare da parte sua e di imparare da parte mia. È stato l’unica persona da cui ho accettato delle dure critiche… mi sono sempre scelto i miei insegnanti.

Quando eri più giovane hai viaggiato all’estero per i graffiti? Se sì, in quali città ti è piaciuto di più dipingere?

Per i pezzi purtroppo mai. Ho recuperato con le mostre nei musei della Recolera di Buenos Aires, del MAC a Sao Paulo, del PAC e della Triennale a Milano, della Columbia University a Chicago e delle altre mostre a New York e in Canada.

Come hai affrontato il cambio generazionale vivendo la fine dei ’90 e l’inizio 2000?

Cambia tutto ma non cambia mai niente.

In che modo bilanci o bilanciavi la tua vita da writer/artista e quella privata?

Non ho una vita privata ho sempre avuto solo il lavoro, solo l’arte.

Ti sei mai allontanato dal writing?

Non mi sono mai allontanato da questa cultura, diciamo che ho dovuto evolvere il mio lavoro in strada per portarlo sulle tele e sulle installazioni e tutto questo proprio per far sopravvivere il mio lavoro iniziato per le strade. È come costruire dei piani superiori per proteggere le fondamenta e dare un senso a queste fondamenta.

Senti mai la mancanza di dipingere muri o treni?

No perché sono esperienze che ho fatto nell’età in cui andavano fatte a 15 anni sono le cose più belle che un ragazzino possa fare.

Segui ancora la scena del writing italiana e internazionale? Cosa ne pensi?

Assolutamente sì e credo che si siano dei writers bravissimi.


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