L’opera di Nemo’s per i naufraghi di Lampedusa

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Pochi artisti in italia riescono nell’intento di Nemo’s, quello di lanciare un messaggio potente sociale attraverso grandi opere, sempre accuratamente ragionate e di grandissimo impatto visivo.
Avendolo visto dipingere in moltissime occasioni, soprattutto durante il viaggio “#UrbanLivesOnTheRoad” ho potuto osservare la riflessione precedente alla realizzazione, lo studio della superficie e del luogo, la cura maniacale (in senso buono) per i dettagli, e le “acrobazie” per dipingere con asta e rullo.
L’ultima opera realizzata da Nemo’s a Messina, chiamata “WITHOUT NAME“, porta con sé la rabbia e l’indignazione per un problema tanto delicato quanto spesso sottovalutato o ignorato, ovvero quello dell’immigrazione e in particolare delle migliaia di migranti morti in mare a Lampedusa. Non un problema ma una vera e propria tragedia.

Stesi P 7 Busto 1 Sito È lui stesso a raccontarla:

Samia Yusuf Omar, è una ragazza del Mogadiscio, nata nel 1991, che nel 2007 partecipa alle Olimpiadi di Pechino diventando così un simbolo di riscatto per tutte le donne somale.

Sognando le Olimpiadi di Londra e la libertà scappa dall’oppressione dell’integralismo e intraprende un viaggio di ottomila chilometri a piedi, attraversando il deserto del Sahara per raggiungere, dalla Libia, le coste dell’Italia. Samia Yusuf Omar è annegata, a largo di Lampedusa.

Without name è per lei e per tutte quelle migliaia di persone che non hanno mai raggiunto la costa, di cui non si parla mai abbastanza, di cui ci si dimentica troppo facilmente.

Con questi quattro corpi nudi ho rappresentato tramite una metafora surreale le modalità in cui giornali e dibattiti politici trattano con totale e assurda incoscienza il tema delle morti in mare.

Nella tragicità della morte, la parte malata ed egoista della nostra società, con un gesto assolutamente normale e spensierato, prende i corpi dal mare e li stende nudi come panni ad asciugare; come se il problema di queste persone fosse essere bagnate e non essere affogate.

Quello che ho disegnato è una situazione folle e pervasa di egoismo dove le morti nel mare passano  in secondo piano per lasciare spazio a discussioni sterili su quanto i migranti possano creare più o meno disagio alla nostra condizione. Il pensiero più comune non è la ricerca di soluzioni alle morti del mare ma ai i potenziali problemi che derivano dalla migrazione. Non si parla di fermare la guerra civile in Libia o di trovare delle soluzioni alternative ai disastrosi viaggi sulle carrette del mare ma ci si preoccupa della diminuzione dei posti di lavoro e che la nostra realtà apparentemente perfetta non venga intaccata.

Troppe volte l’uomo si ferma a guardare la semplice apparenza, crea dibattiti forvianti spostando la centralità del discorso e non si pone il problema di riflettere sulla realtà delle cose. Davanti all’immagine di quattro corpi nudi appesi ad asciugare, molte persone si sono concentrate ad additare l’oscenità dei peni al vento e non si è fermata nemmeno per un istante sul reale significato.  Si è addirittura avuto il coraggio di parlare di violenza urbana in riferimento al disegno, in una città come Messina, in un paese come l’Italia dove gli illeciti dell’abusivismo edilizio e della mafia sono ovunque. Se la gente riflettesse e pensasse in maniera diversa si lamenterebbe del palazzinaro o della politica non di un disegno, cercherebbe soluzioni per le migliaia di morti in mare e non rimarrebbe in egoistico silenzio“.

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