#NEWS – 200 barattoli di SNEM, per non accontentarsi

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“Il quotidiano genocidio alimentare”, nuovo lavoro di Snem a Milano, indaga sull’essere umano, umano visto un po’ come essere spietato e insensibile che si “nutre” degli altri individui per continuare a sopravvivere.

Ovviamente si “ciba” anche di altre cose, che gli vengono propinate senza alcuna differenza. Il riferimento al cibo è concettuale: l’artista sceglie infatti questo soggetto non solo come riferimento all’Expo 2015 ma anche perché è qualcosa con cui abbiamo a che fare tutti, tutti i giorni.

Con questo lavoro Snem indaga anche sul mondo dell’arte, delle emozioni e della sensibilità che hanno le persone.
Considera infatti essenziale imparare a riconoscere il bello, sviluppare la sensibilità e procurarsi le chiavi di lettura per comprendere ciò che ci circonda. Altrimenti, come dichiara l’artista, “si è come bestie, animali che non decidono cosa gli piace ma aspettano che “il pappone” gli venga messo nella ciotola. Quello che ho fatto è creare un mangime per esseri umani, dedicato a tutte quelle persone che si accontentano, gli onnivori di immagini, tutti gli insensibili, i superficiali insomma“.

Ha quindi realizzato 200 barattoli di questo mangime, che i primi di maggio è andato personalmente a posizionare nel reparto animali dei supermercati di Milano, il tutto documentato con delle riprese video.

I barattoli di mangime sono tutti numerati e firmati, come se fossero delle vere e proprie opere che fanno parte di una serie numerata. Obiettivo primario è quello di prendersi gioco del mondo dell’arte, l’arte come la vede la maggior parte della gente, come la vedono i critici, i curatori: tutto è solo una questione di mercato.
Il supermercato diventa quindi il luogo idoneo per esporre delle opere (il supermercato dell’arte).
Io credo che l’arte abbia a che fare con le emozioni, ha la capacità di smuovere l’essere umano dall’interno, i soldi e il mercato non c’entrano assolutamente niente, o al limite possono essere una conseguenza, non di certo l’obiettivo“.

L’uomo, divoratore feroce di ciò che lo attornia, è spettatore onnivoro che indifferentemente consuma ogni tipo di pietanza, succube di un meccanismo, dove chi mangia può essere mangiato, mettendo di fatto il cannibalismo alla base dei rapporti sociali, regolati da un principio fondato sul dominio. Divorarsi a vicenda è al tempo stesso il procedimento con cui la conoscenza antropica si affina, sino ad acuire in profondità, giungendo alle più remote sfere dell’intimità umana. L’individuo, tuttavia, altro non è che transito di cibo e produttore di sterco, vittima e artefice del quotidiano genocidio alimentare. Dobbiamo necessariamente imparare a riconoscere il bello, così da non perdere la capacità di commuoversi, ma soprattutto di suscitare emozioni, uniche virtù che giustificano una posizione privilegiata al genere umano.

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