Viaggio di street art e graffiti in Grecia: 3 settimane, 3 città

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Ci sono città che ti entrano nel cuore più di altre, ci sono luoghi a cui semplicemente avverti di appartenere. In due anni di viaggi e reportage in giro per l’Italia e per l’Europa, la città in cui ho avvertito un legame più profondo è certamente Atene. Dopo una prima fugace visita quattro anni fa e il viaggio di una settimana a settembre a caccia di arte di strada, graffiti e gallerie, la scintilla è scoccata e la volontà di tornare in Grecia per proseguire la mia indagine e per assaporare tutti gli aspetti della vita locale, è diventata un pensiero fisso.
Una delle ragioni di questo grande amore, inutile dirlo, è la scena di arte di strada, una delle migliori in cui io mi sia mai imbattuta, per forza comunicativa, impatto politico e sociale, qualità e varietà artistica e per la massiccia presenza, fortemente radicata con il tessuto urbano. Impossibile immaginare Atene senza il colore dei murales, senza le facciate bombardate di tag e graffiti, senza le altissime rullate dai tetti, senza stencil e slogan politici, senza le innumerevoli tracce lasciate da artisti greci e da artisti stranieri. Va detto che il fascino di Atene va comunque ben oltre l’arte, è anche nei profumi, nella caotica allegria che tanto mi ricorda alcune città del sud Italia tra cui Palermo, nel senso di libertà, nella voglia di riscatto, di espressione e di ribellione, nel tenace desiderio di rinascita, nella graduale ascesa a caccia di creatività e di opportunità. Citando Gilles Deleuze, la loro arte è “un atto di resistenza” (grazie Tiziano per l’inspirazione!).
Per tutti questi motivi mi sono innamorata di Atene, e per tutti questi motivi a gennaio sono tornata in Grecia per tre settimane. Un viaggio importante, che si è rivelato essere uno dei più belli ed emozionanti della mia vita.

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Alla riscoperta di Atene: artisti, quartieri, bellezze nascoste

Complice le nuove scarpe da ginnastica, che hanno reso la mia vita da reporter meno dolorosa e ancora più itinerante, nonché l’acquisto di una nuova macchina fotografica, ho trascorso la prima settimana ad Atene a camminare in lungo e in largo come non mai. Uno o più pomeriggi dedicati a un singolo quartiere, per battere ogni possibile centimetro di muri. Punto di partenza dei miei pellegrinaggi, qua e là intrapresi ovviamente anche in compagnia di qualcuno, era stavolta il mio quartiere preferito, l’anarchica zona della città chiamata Exarchia, in cui ho avuto il piacere di alloggiare per tutta la mia permanenza. Le altre zone che ho girato senza sosta, ovvero Psirri, Exarchia, Metaxourgio e Monastiraki, sono state una costante e quotidiana scoperta. Vanno rigorosamente girate percorrendo ogni possibile vicolo perché si sa, le cose più belle spesso sono le più nascoste. Osservando le foto che stavo scattando nei primi giorni, il mio amico Iakovos Volkov ad esempio ha affermato “brava, sei riuscita anche a scovare questo vicoletto a Metaxourgio che non molti conoscono”. Insomma, chilometri percorsi e un centinaio di scatti in pochissimi giorni. Seppur avendovi già parlato degli artisti che hanno dipinto le strade di Atene credo sia doveroso, dopo questo nuovo approfondimento, menzionare nuovamente i più importanti.

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Gli artisti locali più celebri sono certamente INO e Alexandros Vasmoulakis, che hanno privilegiato soprattutto l’arte pubblica e dipinto perlopiù grandi facciate, anche se di entrambi ho scovato alcuni più piccoli interventi spontanei a Metaxourgio. Passeggiando per Atene potete imbattervi in diverse opere astratte e geometriche e calligrafiche dei Blaqk, nei personaggi stilizzati di Sonke e in quelli coloratissimi e allegri di B. (thisismybworld). Tante le opere astratte di Cacao Rocks e quelle di N_Grams e quelle figurative e “spirituali” dell’amico This is Opium, numerosissimi i personaggi di Exit e le sue nuove ancor più grandi sperimentazioni pittoriche sempre cariche di significato, così come i murales e i poster di Wild Drawing, i simpatici omoni del writer ATH 1281, gli psichedelici ritratti anamomorfici di Achilles. Un po’ più sporadici i poster di Stmts, i colorati graffiti di The Krah (ateniese trapiantato a Londra), gli inconfondibili scarafaggi di Dimitris Ntokos, le opere dell’artista tatuatore Dimitris Taxis, gli stencil tagliati con gli strumenti da lavoro dell’(ex)artista-dentista Mapet, le pazze composizioni di Ose, i personaggi dalle tinte scure di Yellow Wish, gli animali di Zie e i “pirati ciccioni” di Dreyk The Pirate.

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Passando agli stranieri che hanno lasciato tanti interventi in città, vanno certamente menzionati gli italiani Bibbito e Mister Dada con l’amico argentino Astro Naut, il noto artista spagnolo Borondo, i danesi Malakkai & Lints, gli svedesi Hop Louie, e non ultimi i brasiliani Os Gemeos.
Ma non è tutto, manca ancora un necessario approfondimento della scena locale di graffiti writing. Sarà uno degli obiettivi del mio prossimo viaggio.

Primi giorni ad Atene: mostre, studi di artisti, amici e due pomeriggi con WD

Nella prima settimana, oltre a rivedere gli artisti Iakovos Volkov, N_Grams (i cui lavori erano in mostra presso la galleria Sarri12), Cacao Rocks e ThisisOpium, intenti a preparare le tele per una loro imminente mostra collettiva a Londra, ho conosciuto nuove persone, tra cui uno dei componenti della crew che armata di asta e rullo ha riempito la città di “βασανίζομαι” (I’m suffering, sto soffrendo).

Ho inoltre trascorso un po’ di tempo con l’artista Wild Drawing, alle prese per tre giorni con la realizzazione di un grande murale nel quartiere Psirri, a pochi passi dalla Exit Gallery. WD si è dimostrato un artista talentuoso e una persona genuina e gentilissima ed è stato bello poter confrontarmi con lui su tanti argomenti e sulla scena locale.
Bello il suo approccio un po’ selvaggio ma impeccabile al muro, la sua attenzione per i dettagli e la composizione, la sua apertura verso altri paesi che non intacca mai il suo profondo legame con la Grecia e con la scena locale.

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Nel corso della settimana, in generale, ho iniziato ad assaporare non solo la mia vita da reporter ma da “quasi locale”, familiarizzando con nomi di artisti meno noti, writer e crew, con i nomi delle strade e non ultimo con specialità, ritmi, locali e abitudini ateniesi.
E mentre scorrevano i giorni mi preparavo al mio “viaggio nel viaggio”, ovvero la mia trasferta a Thessaloniki e Volos.

Thessaloniki, una scena di graffiti writing sorprendente

E così, in una freddissima giornata di gennaio, saluto l’amico Iakovos Volkov alla stazione di Atene e con il mio zaino da campeggio parto alla volta di Thessaloniki (Salonicco), un viaggio della speranza, 6 ore di treno su poltrone non proprio comodissime e senza prese elettriche. Ne approfitto per spegnere il telefono, osservare l’incantevole panorama tra montagne e boschi innevati e immergermi nella lettura di adrenaliniche storie di writer. Quando arrivo in città il sole sta per tramontare. Nel giro di appena 40 minuti faccio in tempo a godermi la stazione dei treni, scattare qualche foto ai tanti graffiti presenti in zona, entrare in una casa abbandonata e imbattermi in un paio di writer armati di aste e bombolette, che però camminano velocissimi e non faccio in tempo a fermare. Mentre cammino verso l’alloggio resto a bocca aperta: la città è bellissima e molto più di stampo europeo e moderno rispetto ad Atene, ma soprattutto è letteralmente bombardata di graffiti, tra i migliori che io abbia mai visto. Impossibile non menzionare le due principali crew locali, la 381 e la 420.

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Il mio compagno di avventure per i tre giorni trascorsi a Thessaloniki è stato il gentilissimo e talentuoso writer Pars. L’indomani trascorriamo la giornata in due fabbriche abbandonate nella periferia della città. Nella prima mi mostra qualche vecchio graffito suo e di Iakovos, che come vi ho già raccontato ha un passato da writer ed era noto in città per la sua crew Tsimuha, di cui faceva parte anche l’amico Pralina.

Il secondo posto abbandonato è un grande complesso di fabbriche, meravigliosamente sporco e fatiscente. Ci facciamo strada tra tetti e pavimenti crollati, percorsi accidentali, sporco e rifiuti e un’affascinante capannone, ex fabbrica di yogurt e gelato, dai pavimenti stracolmi di secchielli di carta, il tutto ovviamente osservando i tantissimi graffiti presenti.

IMG_20170125_093826_603Oltre ai bei pezzi di Pars e Pralina, a sorprendermi è la quantità e la qualità delle opere di Nar: sembra quasi di assistere a una sua vecchia mostra personale, dai graffiti ad esperimenti figurativi, entrambi accompagnati da messaggi e frasi cariche di significato, fino ad arrivare alle sue prime installazioni. Davvero strano vedere dal vivo tutti quei lavori, a lungo osservati e ammirati in foto, tra cui anche la sua celebre “One thousand sorry”, la cui stanza purtroppo versa ora in pessime condizioni. Come mi conferma Pars, sono tantissimi i murales che sono mutati nel tempo, sbiaditi o addirittura cambiati di tonalità, chissà per quale strano agente chimico e atmosferico.
Usciti dalla fabbrica facciamo un salto in una vicina hall of fame, dove scatto le ultime foto prima che il sole cali.

IMG_20170119_081055_674Il secondo giorno ci spostiamo verso la periferia nord di Thessaloniki, e precisamente nell’Upper Town, ovvero la parte più antica. Il quartiere ha circa 2300 anni ed è l’unica parte della città che è sopravvissuta al grande incendio del 1917. La suggestiva zona, chiamata “Ano Poli”, è caratterizzata da colorate casette, dalle antiche mure bizantine, dai resti di chiese e torri antiche. E’ un luogo magico e pittoresco in cui il tempo sembra fermarsi, sospesi come siamo tra le rovine di un’antica civiltà e la vista dall’alto della città moderna e del suo vasto mare. Per osservare meglio Thessaloniki e scattare una foto per me, Pars si arrampica sul muro di una casa abbandonata. E già, perché a rendere magico questo luogo è anche il suo aspetto decadente: tantissime sono le case abbandonate, in cui più di una volta non esito a entrare, e tante le scritte e i graffiti sui muri, tra cui due splendidi pezzi della crew 381 e di Pars e Iakovos Volkov. Camminando in un dedalo di vie e di stretti vicoli silenziosi e in un saliscendi di percorsi tutti simili in cui è facile perdersi, usiamo i graffiti e le mura antiche come punti di riferimento nella nostra esplorazione. Sembra di essere in un paesino di montagna: i pochi abitanti in cui ci imbattiamo sono prima diffidenti e poi accoglienti e sorridenti. Ci si saluta e si dialoga con tutti: non capendo una parola mi limito a un cenno e a un sorriso e Pars mi dice che le persone qui sono straordinariamente semplici e autentiche.

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Decidiamo infine di tornare “alla civiltà”, facciamo un giro al centro e un’ultima doverosa tappa al famoso graffitishop della città, Box Gallery, dove compro un paio di spray e un libro su Taps and Moses che sognavo da mesi.
Io e Pars ci dividiamo per qualche ora e decido di trascorrere l’ultimo tramonto di questo breve ma entusiasmante viaggio a Salonicco passeggiando in riva al mare. Mentre osservo i colori del cielo che si riflettono nella calma distesa d’acqua e nelle tante pozzanghere, ricomincia a piovere ma decido di restare lì, senza ombrello, a godermi il paesaggio. Sospiro consapevole che un momento così va portato nel cuore.

Volos tra montagne, mare, colori e graffiti

Per andare a Volos mi aspetta un altro lungo viaggio, stavolta in pullman.
Adoro viaggiare in pullman in Grecia, è senz’altro il mezzo di trasporto che mi sento di consigliare di più. Come sempre scelgo il posto vicino al finestrino e lungo il tragitto osservo tanti posti abbandonati, tra cui un vecchio drive-in, una stazione e una fabbrica. Quando arrivo a Volos ad aspettarmi c’è il writer Biz, con un itinerario pronto, pensato apposta per me. Ne approfitto per dire che sono davvero grata per gli incontri che ho fatto in Grecia, sia Pars che Biz si rivelano due persone fantastiche, a cui ora sono davvero affezionata.

Il pomeriggio, indovinate un po’!, andiamo in una fabbrica abbandonata. Incredibile quanto sia vicino al centro della città e quanto sia visibile dall’esterno, pur essendo un posto “sicuro”.
Inutile dire che il posto è pieno zeppo di graffiti, riconosco diversi writer greci, altri me li mostra Biz, e non mancano ovviamente tantissimi suoi pezzi. Dopo un giretto ci fermiamo in uno degli ultimi capannoni senza tetto e immersi nel verde. Qui Biz si mette a dipingere mentre io scatto qualche foto, anche alla bella dedica che fa a Urban Lives.

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Tutto scorre in un clima tranquillo e allegro, finché uscendo fuori non vediamo a pochi metri da noi due cavalli, che ci osservano vagamente minacciosi. Onestamente mai nella vita avrei immaginato di imbattermi in un cavallo in una fabbrica abbandonata!
Felice ma un po’ intimorita gli suggerisco di avviarci verso l’uscita. Calato il sole facciamo un rapido giro all’università e poi Biz mi porta a osservare la città in un famoso punto panoramico su una collina, mentre mi intrattiene con racconti di fughe e disavventure da writer.

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Dopo cena andiamo a fare un giro nel tranquillo centro storico della città, dove in un pub abbiamo appuntamento con Pantoflas, writer e organizzatore di uno dei più famosi festival musicali e di graffiti della Grecia, ovvero il Beach Street Festival di Lesbos. Con lui ci saremmo rincontrati anche l’indomani per una bellissima chiacchierata sul graffiti writing, tra racconti, aneddoti e fanzine. Davvero piacevole e illuminante l’incontro con lui, non posso che ringraziarlo.

Il secondo giorno Biz mi porta a visitare uno dei quartieri più belli e caratteristici della città e poi un’altra fabbrica, forse tra le più grandi che abbia mai visto. Se non ci fosse stato lui a guidarmi mi sarei certamente persa. Anche qui impressionante la quantità di graffiti presenti, molti (mi spiega) di writer e crew di passaggio (come lui d’altronde), poiché la scena a Volos è quasi inesistente. Avendo più tempo a disposizione e approfittando della bella giornata di sole camminiamo a lungo, ci fermiamo solo un attimo a osservare il treno di passaggio, per catturarne con un rapido scatto i graffiti e infine facciamo una lunga sosta in una delle stanze. Qui lui sceglie una grande parete dove dipingere, mentre io, in un angoletto un po’ nascosto, mi diverto a lasciare una piccola traccia con le mie bombolette (sono gli amici writer a cui mostro la foto a convincermi poi a pubblicarla, definendola “così carina”. Tutta colpa loro!).

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Una volta finito, Biz mi fa davvero un regalo: mi porta al porto a mostrarmi qualche scritta fatta col rullo dal tetto dell’università e a fotografare un grande murale dipinto anni prima dai miei amati Os Gemeos. Per concludere bene la giornata una interminabile e appassionante conversazione sui graffiti (di cui potrei parlare per ore senza annoiarmi) e su tantissimi altri argomenti.

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Il giorno dopo mi aspetta un altro lunghissimo viaggio in pullman, di quasi sei ore, ma torno nella mia amata Atene con un grande sorriso, tanti nomi di writer in testa, tanti regali, tante dediche sullo zaino e una piacevole sensazione che tante sono ancora le emozioni e le avventure che mi aspettano.

Ultimi 10 giorni ad Atene: vita da ateniese, incontri ed esplorazioni

Il ritorno ad Atene mi ha fatto uno strano effetto, ho avuto la splendida sensazione di essere tornata a casa dopo una vacanza, pur essendo ancora in vacanza. In questi ultimi giorni ho iniziato ad assaporare come mai prima di allora la vita del posto: cene, locali, vita notturna, una visita serale all’Onassis Cultural Centre e, chi lo avrebbe mai detto, anche un paio di incontri con l’amico Mauro Filippi, alias Street art Palermo. Uno degli ultimi giorni ho infatti avuto il piacere di partecipare insieme a lui a un evento tenutosi negli ampi spazi dell’Omonia Hotel, albergo abbandonato nonché sede della Biennale d’arte di Atene, presso il quale lui e i suoi colleghi presentavano l’app per una visita virtuale alla street art palermitana (BePart, progetto di street art e realtà aumentata). In questi giorni ho vissuto come un ateniese, mangiando in trattorie tipiche, partecipando a serate con un mare di gente, parlando con tutti di tutto, trascorrendo delle belle serate in caratteristici locali di Exarchia, in un clima allegro e socialmente e politicamente stimolante.
Il confronto, costante, con tante persone è stato un arricchimento culturale senza eguali così come è stato interessante esplorare alcuni dei quartieri più importanti sia in versione diurna che notturna. E a proposito di vita notturna, una sera mentre ero in un pub a Exarchia, mi chiama Iakovos Volkov, imbattutosi per caso nella famosa crew californiana MTA.

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Inutile dire che mi sono precipitata a conoscerli e a osservare dal vivo il loro bombing (con me l’amico e artista Exit). Una bella chiacchierata con ragazzi davvero alla mano e simpatici, nel corso della quale ho scoperto che avevano pianificato una settimana in Grecia, tra Atene e Salonicco. La cosa che mi ha sorpreso di più è stato scoprire il loro livello di organizzazione: si erano addirittura portati in aereo da San Francisco delle scale pieghevoli, per dipingere più in alto possibile! Anche questa è Atene (ed è fantastico).

A proposito di graffiti, per vederne il più possibile in questi ultimi giorni ho preso diverse volte la green line, scattando qualche foto a treni e lungolinea, e visitato un paio di hall of fame (una abbastanza grande a Gazi). Ovviamente, se capitate ad Atene e avete un po’ di tempo vi consiglio di fare lo stesso.

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Exarchia, un paese nella città. Graffiti e dissenso

20170127_124044Iniziamo con l’affermare che non si può realmente comprendere Atene se non si conosce bene Exarchia. E che qualunque articolo sulla street art della capitale greca che non includa un seppur minimo approfondimento sui muri di questa zona è assolutamente incompleto. Se avete poco tempo vi consiglio almeno un giro perlustrativo di queste strade, sia di giorno che di sera. Mai come per altri quartieri, la comprensione e la visita di Exarchia richiede dei tempi molto lunghi, la curiosità e la voglia di girare per ora ogni strada, la possibilità di interagire con persone del posto (ringrazio infinitamente tutti coloro che mi hanno aiutato!), ancora meglio se potete farvi tradurre le scritte sui muri. Non ultimo, vi consiglio di leggere tanto e di informarvi: per questo reputo preziosi gli articoli scritti dall’antropologo Pafsanias K.,, e interessanti i siti Aesthetics of Crisis e InExarchia.
Voglio provare a trasmettervi le conoscenze che ho acquisito di Exarchia, ovviamente riguardanti soprattutto graffiti e street art. Resta una singola testimonianza, che vi invito a integrare, magari con un confronto.

Prima di addentrarmi nelle vie di Exarchia va fatta un’altra premessa: da circa due anni il Comune ha avviato una campagna anti-graffiti, per ripulire la città da queste “vandaliche scritte”, per restituire ad Atene “un senso di ordine e decoro”. Inutile dire che, come in altri grandi città europee, questo processo viene portato avanti in maniera arbitraria, senza una reale conoscenza del valore storico e culturale delle opere presenti in strada, senza un doveroso percorso parallelo di informazione e di coinvolgimento e confronto con la scena locale. Insomma, interventi che cercano di controllare il sistema, spesso con intenti politici, spostando l’attenzione di cittadini e turisti dalle libere espressioni a quelle commissionate di arte pubblica. Anche in Italia conosciamo bene il moderno e pericoloso trend del “museo a cielo aperto” come forma di decoro privo di finalità sociali o di riqualificazione; specchietti per le allodole e operazioni furbesche ed economiche per contenere i fenomeni underground e per nascondere e far dimenticare i mancati interventi e progetti istituzionali finalizzati a un reale recupero e miglioramento tanto della qualità della vita quanto di strutture urbanistiche e/o edilizie.
Ma torniamo ad Atene. Parallelamente all’arrivo del muralismo e all’esordio della “street art” in galleria, la volontà comunale di portare avanti un percorso di anti-graffitismo ha rappresentato una forma di censura, per togliere la libertà di esprimere opinioni.

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Documentandomi e parlando con esperti del settore e del fenomeno, ho realizzato che una parte di responsabilità va attribuita anche ai media. Tanti sono infatti i giornalisti e gli appassionati di street art, parlo di quella illegale, che scrivono della scena locale prendendone in esame solo alcuni aspetti, dandone un’immagine “romantica” e soffermandosi poco sui graffiti e sugli stencil. Quello che a tutti interessa maggiormente, purtroppo, è la street art più di impatto, quella pittoricamente più valida o codificabile e maggiormente riconoscibile. Come ho sempre affermato su Urban Lives, un poster o uno stencil possono essere artisticamente più validi e politicamente e socialmente più potenti di una facciata di 7 piani. E questo vale come non mai per Exarchia.
Davvero pochi, purtroppo, sono quelli che si sforzano di comprendere, figuriamoci di supportare, queste forme di arte di dissenso, quelle più connesse e radicate nel tessuto politico e locale.
E tra i pochi che le menzionano, inclusa la stampa e le istituzioni, molti affermano erroneamente che queste non sono altro che una conseguenza della crisi. Ancora una volta, ringrazio esperti e artisti per avermi aperto gli occhi su una verità ben tenuta a tacere: i graffiti di protesta ci sono sempre stati, e non sono affatto aumentati dopo la crisi. Questo è quello che fa più comodo pensare, politicamente parlando. Non pensate che sia più facile attribuire la colpa alla crisi economica, piutoosto che “perdere tempo” ad ascoltare e cercare di comprendere la voce del popolo che vive quotidianamente la città?

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La verità è che Exarchia è un quartiere artisticamente vivo e dissidente da dieci anni e che ha vissuto tantissime trasformazioni. Ad eccezione di un muro commissionato a INO, delle belle opere politiche di Wild Drawing ed Exit, e di poche altre opere figurative o astratte, quello che vi troverete davanti è un vibrante e massiccio bombardamento di stencil, slogan e locandine politiche, disegni realizzati dagli abitanti degli spazi occupati e naturalmente un mare di graffiti. Tante sono le scritte anarchiche, sia in inglese che in greco, quali “Fuck the police” o “We hate the police”, ma tante anche quelle ironiche. Tanti sono i messaggi legati a fatti di cronaca, di attualità e naturalmente agli scontri con la polizia, ai rifugiati e agli immigrati.

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A proposito degli scontri con la polizia, credo sia doveroso includere nella street art locale anche le tante tracce che trovate all’angolo di Mesolongiou e Tzabella street. Su una delle due pareti troverete una targa per Alexis Grigoropoulos, che nel dicembre 2008, a soli 15 anni, venne ucciso da un agente della polizia. La sua morte provocò le accese proteste, che durarono settimane e misero a ferro e fuoco la capitale. Il poliziotto che uccise il ragazzo è stato condannato all’ergastolo. Le persone lasciano spesso dei fiori e oggetti personali per commemorarlo e iIl muro è pieno zeppo di messaggi intensi, graffiti e stencil.
Uno di questi è il ritratto di Berkin (con la scritta “sei mio fratello’), un ragazzo turco morto a 15 anni, ucciso dalla polizia a Istanbul durante le “Gezi Park demonstrations” nel 2013. E’ stato realizzato in Exarcheia da greci anarchici, come risposta a quello che gli anarchici turchi avevano precedente realizzato in memoria di Alexandros Grigoropoulos nel 2008. Due bellissimi gesti di fratellanza.
Sul muro opposto potete trovare un’altra targa per un altro ragazzo morto a Exarchia, ucciso dalla polizia durante uno scontro a fuoco, e di fianco una grande opera dedicata a Killah P. (Paylos Fyssas), un rapper che venne assassinato dai Golden Dawn (partito greco neo-nazista).

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Alle loro spalle un’altra tappa immancabile, quella del celebre parcheggio tra Manis street e Mesologiou. Da non perdere anche l’Università di Athens.

Non si può però parlare di Exarchia senza specificare che i residenti stessi cercano di avere cura della zona e di allontanare i drogati, e che la polizia, salvo alcune rare eccezioni, non mette piede nel quartiere. Insomma, non fatevi intimidire o spaventare da chi vi dice che è un quartiere “estremamente pericoloso”. Questo non vuol dire ovviamente che non dobbiate essere prudenti, che non possano avvenire degli scontri e che non dobbiate essere informati su eventuali manifestazioni. La verità è che la vita in genere scorre allegra e tranquilla, vi abitano studenti, immigrati e famiglie greche di ceti diversi e in generale è, a parer mio, la zona migliore per scoprire il folklore ateniese. Posso infatti affermare che è uno dei quartieri più straordinari che io abbia mai visto per la presenza di ristoranti e taverne tipiche, locali, pub, librerie, negozi di vinili, music club, negozi vintage, tranquille caffetterie con wifi, forni e street food.
Non ultimo, merita una visita la collina Strefi Hill, da cui è possibile ammirare l’intera città e godere di un paesaggio mozzafiato. Nonostante le vertigini, salire fin là su ha rappresentato un momento importante e significativo del mio viaggio in Grecia. Dicono che in estate sia ancora più bella, già non vedo l’ora di tornarci.

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Ritorno nella fabbrica abbandonata “di Nar” tra polvere e nuove installazioni

Nel corso delle tre settimane ad Atene non poteva mancare una domenica in compagnia dell’amico Iakovos Volkos nella “sua” fabbrica abbandonata. Adoro parlare con lui delle sue idee e dei suoi progetti, sempre vulcanici e originali. Nel corso della giornata ho avuto il piacere di vedere dal vivo finalmente, le sue ultime due installazioni, davvero suggestive, e di assistere all’inizio della realizzazione di una nuova opera. Entusiasmante pensare che la prossima volta troverò la fabbrica ancora più ricca di arte, quasi come fosse un percorso allestitivo di una sua immaginaria mostra personale, che piano piano prende vita.
Un progetto ovviamente soggetto a rischi, cambiamenti, visite di altre persone, ma non per questo meno apprezzabile di altri “ufficiali” in galleria, anzi.

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Pittata a Metaxourgio con Exit e N_Grams (con gran finale)

Una delle giornate più belle del viaggio è arrivata, come da tradizione, uno degli ultimi giorni.
Il merito va agli amici Exit e N_Grams che hanno deciso di organizzare una pittata a Metaxourgio, prima della mia partenza, ovviamente senza autorizzazioni. Con noi anche l’amico Mauro Filippi (che ringrazio per le splendide foto!), che ringrazio per la compagnia e per il bel reportage fotografico. Eravamo in uno degli angoli più trafficati del quartiere, quindi io e Mauro abbiamo fatto su e giù per scattare foto da altri marciapiedi ma abbiamo anche avuto il piacere di osservare le espressioni dei passanti, e io di capire qua e là anche qualche commento in greco (chi lo avrebbe mai detto). Exit armato di bombolette e arrampicato su rifiuti accatastati per arrivare più in alto possibile, stava terminando un pezzo iniziato tempo prima, mentre N_grams ha dipinto la parte superiore con asta e rullo.

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Entrambi i lavori bellissimi e ben visibili anche da lontano. Proprio quando mancava circa mezz’ora alla chiusura del pezzo e io e Mauro Filippi ci stavamo facendo un allegro selfie per gli amici italiani, qualcosa ci ha decisamente colti di sorpresa… l’arrivo della polizia! Senza perdere troppo tempo ci invitano a sbaraccare e a seguirli alla stazione di polizia. Io E Mauro, consapevoli, o meglio speranzosi, che non saremmo andati incontro a grandi problemi, prendiamo la situazione con filosofia e ci viviamo la tragicomica situazione come “una doverosa esperienza per chi segue la street art sul campo” (esperienza peraltro a lui già successa a Palermo). Di fatti, a parte un’attesa di 3 ore non proprio piacevolissima ma comunque rallegrata da qualche foto e chiacchierata, la richiesta delle nostre generalità e una bella ramanzina in greco agli artisti, ne siamo usciti tutti puliti e sereni. Mentre Mauro correva dai suoi amici e poi in aeroporto io e gli artisti, affamatissimi, abbiamo concluso meravigliosamente la disavventura con una abbondante cena in una taverna di Exarchia. Giornata memorabile!

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Ancora una volta… grazie Grecia! A presto!

Il mal di Grecia esiste, io ne sono la prova vivente! Il giorno della mia partenza ho fatto un ultimo giro nella mia amata Exarchia e ho postato questo sul mio profilo Facebook:

Non credo che ci sia altro da aggiungere, almeno fino al mio (imminente) ritorno. A chi mi ha aiutato, supportato, ospitato, ascoltato durante questo viaggio vanno i miei ringraziamenti, di cuore, così come in generale a tutti i fantastici artisti locali. Raramente ho trovato persone così gentili e disponibili. Sono tornata col cuore pieno di gioia e con un bagaglio carico di conoscenze, foto ed emozioni uniche. E tanti nuovi amici.

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