Vienna e Berlino: amici, writer, trash graffiti, jam e nuovi incontri

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Vita nuova, contenuti nuovi: dall’Italia all’Europa, dalla “street art” ai graffiti

Non è facile cambiare vita, cambiare città e cambiare lingua senza perdere un po’ le fila dei propri progetti personali, non importa quanto importanti o consolidati essi siano. Questo è esattamente quello che è capitato a me, con Urban Lives, nel momento in cui ho deciso di trasferirmi ad Atene. In questo lungo periodo di transizione il sito e tutti i progetti che vi orbitano intorno, incluse le presentazioni del mio libro “Urban Lives. Viaggio alla scoperta della street art in Italia“, hanno subito un inevitabile rallentamento, che è stato però (spero) controbilanciato da una graduale evoluzione, tanto dei contenuti quanto delle tematiche.
Infatti, come qualche attento lettore e osservatore avrà notato, è da maggio 2017 che gli articoli, sempre più sporadici ma decisamente più lunghi, si sono definitivamente trasformati in appassionati reportage di viaggi internazionali, scritti sia in italiano che in inglese. Inoltre, se da un lato i contenuti testuali del blog sono diminuiti, dall’altra sono aumentati quelli fotografici su Instagram, con pubblicazioni assidue di foto e, in alcuni casi, di storie in tempo reale.

Ha subito un cambiamento radicale anche la tematica centrale, dalla “street art” italiana sono infatti passata a graffiti e jam di respiro internazionale. Non sono mancati e non mancheranno anche incontri con artisti in fabbriche e luoghi abbandonati e riferimenti alla cultura underground, inclusi eventi, progetti e autoproduzioni indipendenti, ma anche interviste e progetti artistici indipendenti o legati al sociale.

Tutto ciò anche per chiarire che se siete in cerca di notizie relative ad arte pubblica e opere murali commissionate, siete certamente finiti sul sito sbagliato.

7 mesi di viaggi in Europa: Vienna, Berlino, Sofia, Belgrado

Ora che la mia vita, tra Roma e Atene, si è stabilizzata ho finalmente l’opportunità di ripercorrere a ritroso e in ordine cronologico alcuni avvenimenti salienti e alcuni viaggi intrapresi negli ultimi sette mesi, tra la “mia” Atene, Vienna, Berlino, Sofia e Belgrado. Esperienze che non ho avuto finora il tempo e la possibilità di raccontare ma che si sono rivelate fondamentali per il mio percorso di scoperta ed esplorazione della scena internazionale del graffiti writing.

A maggio, dopo un periodo decisamente intenso ad Atene tra nuovi amici, graffiti, concerti, eventi e feste, ho maturato la decisione di trovare una sistemazione più stabile per trascorrere l’estate, una sorta di periodo di prova prima del grande passo. All’improvviso tutto assume una connotazione diversa: Atene diventa la mia nuova base e qualunque città europea a essa ben connessa con treni, pullman e aerei low cost, una mia possibile destinazione. Rinunciando a malincuore ai due eventi siciliani di presentazione del mio libro, scelgo di continuare a seguire la passione per il graffiti writing, e di accettare un paio di inviti di amici in altre capitali europee.

Una settimana a Vienna tra amici, graffiti e passeggiate lungo il Danubio

Zaino in spalla decido di inaugurare l’estate con un mini-tour europeo, da Atene a Berlino, passando per Vienna. La settimana a Vienna si rivela davvero speciale, anche grazie al tempo splendido e all’ottima compagnia! Sul fronte graffiti e incontri rivedo e riabbraccio i miei compagni di viaggi e di avventure Skirl e Ruin, mentre l’ultimo giorno, in occasione dell’inaugurazione della bellissima mostra personale di Vunik presso la galleria Oxymoron, ho finalmente il piacere di conoscere e chiacchierare anche con tre artisti e writer che seguivo con grande interesse da tempo, ovvero Vunik e Perk Up e Friend (TS90).
Sono tante le foto pubblicate nell’arco della settimana sul profilo Instagram di Urban Lives, soprattutto quelle degli splendidi muri del “Donaukanal”, tappa imperdibile per gli appassionati di graffiti. Si tratta infatti di una lunga passeggiata di diversi chilometri, muri perlopiù legali (hall of fame) ma anche spazi non autorizzati e una nave abbandonata ricoperta di tag e graffiti un po’ sbiaditi. Ho deciso di pubblicare quindi sia foto di muri legali che non e soprattutto di alternare foto di murales e graffiti di artisti nazionali noti a livello mondiale, ad es. Nychos, ad altri meno noti, includendo anche quelli di artisti e writer di altri paesi, tra cui Giorgio Bartocci, a Vienna poco tempo prima per una mostra personale. Non manca ovviamente qualche scatto alle metro e ai treni, tra graffiti di crew locali e delle tante crew di “train bomber” di passaggio in Austria.

Ma se treni, metro e Donaukanal sono pieni zeppi di graffiti, quasi immacolati sono invece i muri cittadini, per via della severità delle pene inflitte dalle forze dell’ordine per qualunque tipo di atto ritenuto vandalico. A comparire, qua e là, solo qualche tag, qualche veloce throw up e tanti, tanti sticker. Sarà per la bellezza della città, le lunghe passeggiate fotografiche, le chiacchierate e il tempo passato con tante persone speciali, ma la settimana vola davvero. Oltre ai graffiti, infatti, non sono mancati i più classici giri turistici, musei (tra cui il Leopold Museum per ammirare i capolavori di Egon Schiele e Gustav Klimt), le scoperte architettoniche (indimenticabile lo strudel di mele nel Museum Hundertwasser in compagnia di Skirl) e le splendide giornate di sole nei tanti parchi cittadini.

Prima di partire, dopo la mostra di Vunik, l’ultima ora a Vienna la trascorro con il mio amico Skirl, che mi accompagna alla stazione dei pullman. Ancora una volta un lungo abbraccio, con la promessa di rivederci presto, chissà questa volta in quale città. Mi rimetto in spalla il mio mitico zaino pieno di disegni e tag, e un po’ commossa salgo sul Flixbus per sei ore di viaggio notturno, destinazione Berlino.

Mostre, feste, jam, amici, nuovi incontri. E 1UP e Berlin Kidz

IMG_20170610_152752_215Quando arrivo all’alba a Berlino sono un po’ frastornata. Durante il viaggio infatti, oltre ad aver pensato tanto e dormito poco, ho perso completamente il sonno nel momento in cui alle 5 di notte abbiamo attraversato una silenziosa, solitaria e magica Praga. Alle 8 di mattina, in attesa del check in nel mio appartamento a Kreuzberg, mi fermo a un bar per una spremuta e un cornetto e all’improvviso, guardandomi intorno, mi sento già a casa.
Mentre il precedente viaggio a Berlino nel settembre 2016 era stato caratterizzato da classici giri turistici, foto ai graffiti e dall’intervista alla crew dei 1UP, mi preparo stavolta a una settimana dal calendario fitto di impegni, tra cui incontri con amici e nuove conoscenze. Sul fronte amicale e allo stesso tempo artistico ho il piacere di assistere a ben tre mostre, quella di Ale Senso, quella del neo-amico pugliese Gianle Lametà e quella di Kiddy Citny.

Con i primi due ho trascorso buona parte della settimana tra parchi, birre, gelati, pranzetti vegetariani e ovviamente un sacco di giri per la città, tra cui una mostra a Urban Nation e una a Urban Spree. Tra i momenti memorabili condivisi con loro un’alcolicissima e pazza giornata al Carnival Parade, tra carri tecno e altri di ogni paese e genere musicale, personaggi folkloristici e bizzarri, cocktail giganti a base di cocomero e un’oretta passata in compagnia dei 1UP al completo. Ben più sobria, invece, la jam da me improvvisata e organizzata nei giorni successivi all’interno del Mauerpark. Grazie a un permesso ottenuto all’ultimo secondo e a un po’ di inviti ci raduniamo nella hall of fame; io, Ale Senso, Gianle Lametà, il ritrovato Awer, uno dei componenti dei 1UP, l’amico Damian Rohde (del collettivo di artisti Artvision) e infine Tefra, writer ateniese appena trasferito a Berlino e appartenente a una delle mie crew greche preferite (Tita). Insomma, un gruppo davvero eterogeneo a cui si sono aggiunti alcuni amici venuti a dipingere, assistere e a scattare foto, per due piacevoli giornate di pittate e chiacchierate.

A metà settimana, durante una bella giornata di sole, ho anche il piacere di passare qualche ora in compagnia dell’artista Johannes Mundinger, presso il suo studio a Urban Spree. Verso la fine della settimana mi rivedo finalmente, dopo il viaggio con artisti in Emilia Romagna, con il mio amico dei 1UP. Con lui esploro meglio Kreuzberg e andiamo a vedere alcuni dei primi pezzi della crew.

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Trascorriamo inoltre un pomeriggio insieme a Le Cage, storico writer berlinese, nella sua galleria dall’omonimo nome. Vi consiglio vivamente di visitarla; se sarete fortunati troverete esposti i suoi quadri, una colorata e un po’ psichedelica rivisitazione ed evoluzione del suo vecchio lettering.
Grazie ai racconti di entrambi ripercorro i primi anni del graffiti writing a Berlino, quando dipingere la metro era quasi una passeggiata, e come sempre annoto un mare di nomi e di video da guardare. Devo davvero ringraziare di cuore entrambi, per avermi aiutato nelle mie ricerche.

Ma devo ringraziare il mio amico dei 1UP anche per aver realizzato uno dei miei più grandi sogni di quest’ultimo anno, ovvero conoscere i Berlin Kidz e vederli in azione. Per chi non lo sapesse, i Berlin Kidz sono una crew berlinese nota per le imprese estreme, dal train surfing alle facciate di palazzi e grattacieli dipinte calandosi con una fune dai tetti. I loro graffiti sono spesso carichi di significati politici e di ribellione e accompagnati da messaggi sociali, a supporto dei quartieri e delle problematiche locali. Principale fonte di ispirazione per la crew sono i Pixadores di San Paolo, in Brasile.
Una delle ultime sere io e il mio amico ci diamo appuntamento con due di loro in un bar. I ragazzi, come previsto, arrivano sfrecciando con le loro bici. Dopo le presentazioni di rito e una breve ma interessante chiacchierata con Paradox (uno dei Berlin Kidz più attivi), l’attenzione generale si sposta sulla preparazione.
Durante il controllo del materiale, di cui capisco ben poco perché parlano in tedesco, si rendono conto di avere una corda sola, ma ovviamente decidono di procedere comunque, seppur consapevoli di dover fare un doppio lavoro nello scendere e risalire uno alla volta.
Ci rechiamo tutti insieme allo spot e scopro con mia grande gioia che il muro prescelto è quello che Blu aveva dipinto anni prima, a Schlachthof Wiesbaden. Chiedo velocemente a Paradox come intendono intervenire sul muro e mi dice che, nel massimo rispetto dell’opera presente, faranno in modo che le lettere lo circondino senza coprirlo. A quel punto ci dividiamo: i Berlin Kidz entrano nell’edificio per raggiungere il tetto, un loro amico fotografo va a posizionarsi in un altro palazzo, mentre io e il 1UP restiamo giù a goderci lo spettacolo e a monitorare la situazione.
IMG_20170617_152834_900L’azione dura diverse ore durante le quali si alza un freddo pungente, ma l’adrenalina, le birre e la buona compagnia tengono la mente impegnata. I ragazzi iniziano a calarsi dopo parecchio tempo: sarà perché sono abituata ai loro video time-lapse su YouTube ma l’azione dal vivo mi sembra lenta, quasi surreale, avvolta da un silenzio rassicurante.
Meno rassicurante è il momento in cui, uno alla volta e dopo la fatica di essersi calati, devono risalire per tutta la superficie della parete, facendo forza sulle loro braccia. Confesso di avere il cuore in gola, impossibile non temere per la loro incolumità. Nonostante il freddo sia quasi insopportabile e sia quasi l’alba, io e il mio amico aspettiamo per accertarci che i ragazzi siano al sicuro, per poi incamminarci verso casa. Per tutto il tragitto ho un sorriso stampato sulla faccia che non riesco a togliermi.
L’indomani pomeriggio siamo di nuovo lì, in compagnia di Paradox. È soddisfatto del pezzo e aspetta incuriosito di osservare le reazioni e le facce dei passanti.
Mentre scatto qualche foto ci ritroviamo a parlare di Blu: mi chiede di lui, dei fatti di Bologna, mi dice di ammirare tantissimo quello che fa e mi chiede se posso mandargli i suoi saluti, insieme alla foto del pezzo (è la seconda volta che interagiscono con una sua opera, supportando la stessa causa).
La vacanza a Berlino non poteva prendere una piega migliore.

Bellissima è anche la serata conclusiva a casa mia, con il 1UP, Ale Senso, Gianle, Joannes, altri amici e tante birre. I graffiti e l’arte sono il collante, ma quello che conta davvero, ancora una volta, sono le connessioni tra persone. E sarà difficile dimenticare momenti come questo, così come il sorriso di Paradox mentre in un pomeriggio di sole di maggio, con i muscoli ancora indolenziti, ammira il suo pezzo.

Agosto a Berlino tra sorprese, cultura underground, trash graffiti e Berlin Kidz

Nell’arco dell’estate ad Atene mi godo appieno la città e mi concedo un breve “graffiti trip” a Thessaloniki, ma non riesco a smettere di pensare a Berlino. E così, quando a metà agosto trovo finalmente un’offerta per un volo low cost, compro i biglietti senza esitare un attimo. Ancora una volta decido di pernottare a Kreuzberg, il mio quartiere preferito, ma dedico molto tempo anche a Hermanplatz e a Urban Spree.

Buona parte della settimana la passo ancora una volta con l’amica-artista Ale Senso, che non solo mi mostra angoli nascosti della città e mi porta in alcuni dei suoi locali, pub e quartieri preferiti, ma mi racconta della scena underground, dei tanti posti occupati e centri sociali sgomberati, del lento declino degli ultimi anni.
Affronto questo argomento con molte altre persone nell’arco della settimana, comprendendo gradualmente che il motto “Athens is the new Berlin”, da me erroneamente utilizzato per un mio precedente articolo, è una grandissima stronzata e che la verità è che se proprio dobbiamo fare un paragone tra due realtà tanto diverse sarebbe più corretto dire “Athens is the old Berlin”. Come già detto tante volte, infatti, è soprattutto per il calore della gente e la cultura underground che tra le tanti capitali europee ho scelto Atene; non a caso molti dei miei amici e conoscenti tedeschi, o residenti a Berlino, mi manifestano il loro scontento per gli sgomberi e le restrizioni nei confronti di tante iniziative culturali e progetti indipendenti locali, e restano affascinati dai miei racconti su Atene, a detta loro così simile alla Berlino di oltre 10 anni fa.

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Al di là delle passeggiate estive in giro per la città, dei giri per locali vegetariani, mercatini, negozi vintage e feste nei parchi (davvero speciale la domenica di festa e cibo thailandese presso il Thai Park) e di qualche adesivo e tag seminati qua e là di notte, dedico come sempre molto tempo al mio approfondimento di street art e graffiti.
Tanti gli incontri nell’arco della settimana.

Uno dei primi è con il mio amico Ken Plotbot, presso il suo studio. Con lui oltre a ripercorrere un po’ nostalgicamente le giornate passate a Roma con Vegan Flava, parliamo di fabbriche abbandonate, di quanto la natura e i processi chimici ispirino le sue opere, della trasformazione di Berlino negli ultimi anni e dell’aspetto sempre più decorativo e sempre meno sociale della “street art”. Per concludere in bellezza, parliamo di tecniche di ripresa e montaggio (spettacolari i suoi video su YouTube e Instagram) e mi mostra in anteprima alcuni video a cui sta lavorando, come sempre curati in ogni minimo dettaglio.

A proposito di anteprime, uno degli incontri più entusiasmanti della settimana è certamente quello con Paradox, dei Berlin Kidz, quando in un bel pomeriggio di sole ci diamo appuntamento lungo il fiume Sprea e, dopo una passeggiata, trascorriamo qualche ora nel suo studio. Non appena entrata lo sguardo mi cade subito sulle famose maschere dei Berlin Kidz disposte sul pavimento, e su alcuni schizzi attaccati ai muri. Scatto qualche foto, che prometto di non pubblicare, e osservo tutto con attenzione e, non posso negarlo, con una certa meraviglia.
Nelle seguenti ore mi fa vedere in anteprima il nuovo film, in uscita a fine dicembre 2017, e gli do volentieri una mano con i sottotitoli in inglese.
Vedere il film in sua compagnia è straordinario, mi spiega e commenta tutte le scene, aggiungendo qualche aneddoto, spesso divertente. Del film mi colpisce l’attenzione di tutta la crew nel voler prevenire ogni possibile forma di imitazione delle loro imprese tanto adrenaliniche quanto pericolose. Non solo quindi riprese sempre più spettacolari di azioni avvincenti, ma anche più spazio alle parole, alle storie, ai racconti.
Ringrazio Paradox per la bella chiacchierata e per la felpa che mi presta (passare dalle temperature ateniesi a quelle berlinesi è stato a dir poco uno shock) e mentre ci salutiamo realizzo all’improvviso che fuori, intanto, si è fatto buio. Nonostante il lungo tragitto da percorrere, rinuncio alla metro e opto per una passeggiata, per poter fissare nella mente ogni parola e ogni riflessione, e per poter osservare, con occhi diversi, le tante opere dei Berlin Kidz sparse per la città.

Verso metà settimana fisso, via Instagram, un incontro con il writer Ghoo.
Devo premettere che negli ultimi mesi mi sono appassionata, come non mai, al cosiddetto “trash graffiti”, o anti-graffiti o garbage graffiti. Partendo ovviamente dal seguire assiduamente writer italiani noti per questo stile, tra cui Alfano, Frenulo Rotto, Peto, Geometric Bang, Turbo Safary, Alessio Errante e tanti altri, ho avuto il piacere di conversare e contattare diversi writer europei noti per questo stile “sporco”, infantile, emozionale. Con Ghoo trascorro felicemente due pomeriggi, il primo in una hall of fame, il secondo in giro per Berlino, in compagnia della writer 555nose e di Ale Senso.
Il pomeriggio nella hall of fame, nel quartiere Rummelsburg, siamo in compagnia anche di altri writer tedeschi, ovvero 555nose, Sorck e Doilr.

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Come sempre chiacchiero con tutti, facendo tante domande sul loro percorso, sulla loro opinione sui graffiti, sulle loro storie. Occasione interessante per conoscersi, scoprire connessioni, per raccogliere informazioni sul graffiti writing in Germania e, ovviamente, per apprezzare i loro stili di persona.
Nel corso della seconda giornata andiamo in giro per diversi quartieri, a caccia di trash graffiti e non solo, tra muri illegali e fabbriche abbandonate. Condivido su Instagram le foto dei pezzi che più mi colpiscono, segno titoli di libri e di writer da approfondire, e mostro a Ghoo alcuni dei miei writer preferiti tra cui il francese Omic e le crew greche 381 e Tita.
Il tempo vola ma ci ripromettiamo di vederci, a Berlino o magari ad Atene, speriamo presto.

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Attraverso amici comuni, entro successivamente in contatto con un altro writer, con uno stile del tutto diverso, ovvero Werk. A caratterizzarlo sono i suoi personaggi originali, a volte ispirati da fumetti o dalla vita di tutti i giorni, lo stile grezzo e le rullate su superfici più o meno grandi e perlopiù in spot non proprio facili e accessibili. Non è un caso che alcuni dei suoi personaggi, che avevo già avuto occasione di notare in giro per Berlino, sono spesso collocati in punti estremamente visibili e in alcuni casi affiancati da graffiti di crew quali 1UP e Berlin Kidz. Quando ci incontriamo è quasi buio, ma riesco a scattare qualche foto a qualche suo pezzo. Lo ascolto parlare a lungo e realizzo che poche volte ho incontrato qualcuno così gentile ed entusiasta, la sua grande e crescente passione per i graffiti gliela leggo negli occhi.
Anche con lui ci lasciamo con la speranza di un altro appuntamento, ad Atene o a Berlino.

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Per concludere non posso non menzionare un pomeriggio a Urban Spree. Tappa di rito dei miei viaggi a Berlino. Stavolta a spingermi a una visita in solitaria e più approfondita è la ricerca del murale realizzato poco tempo prima (purtroppo coperto o non più visibile) dal mio amico Vegan Flava. Mentre mi aggiro per lo spazio, come di consueto con borsa Urban Lives e macchina fotografica, sento qualcuno che mi chiama. Il primo incontro a sorpresa è con l’artista Naam Looozz, con cui ho conversato per mesi via Instagram. Sapevamo di essere a Berlino nello stesso periodo ma l’incontro è stato del tutto casuale e, incredibile ma vero, mi ha riconosciuto e notata da lontano grazie ai capelli fucsia (sempre utili in queste circostanze). Mentre converso con lui sento nuovamente qualcuno che mi chiama. Stavolta la sorpresa è ancora più grande, poiché si tratta di Giulia Aiardi di Milano, per un breve periodo collaboratrice di Urban Lives e conosciuta solo virtualmente, casualmente in vacanza a Berlino negli stessi giorni.

Insomma, ancora una volta Berlino si rivela una città vibrante e stimolante e una fonte inesauribile di scoperte e nuove conoscenze.

Torno ad Atene con tanti ricordi, tanti numeri di telefono, tanti inviti, un mare di foto e il desiderio di tornare presto e magari di creare piano piano un ponte culturale e artistico tra due delle città che amo di più in Europa.


Coming soon:

7 mesi di graffiti, viaggi e cambiamenti: Autunno-Inverno 2017-2018 ad Atene (parte 2) 

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